martedì 17 gennaio 2012

Storture

by Unknown


La oramai celeberrima telefonata tra il capitano della Costa Concordia e il capo della sezione operativa della Capitaneria di porto di Livorno, Gregorio De Falco, telefonata da cui ha avuto origine il tutto (e anche questo mio modestissimo post), è la manifestazione lampante di come la professionale autorità, suffragata dall'evidente competenza, sia apprezzata urbi et orbi quando viene messa in contrapposizione alla furbizia tipicamente italica (per non dire vigliaccheria) del capitano della nave che cerca di mettersi in salvo prima degli altri, tergiversando come un liceale durante un'interrogazione. Ma fuori contesto siamo proprio sicuri che la stessa professionale autorità sarebbe apprezzata in egual modo? Tipo un professionale e autoritario vigile che ti fa un verbale, per esempio?

Altra cosa. Dopo la diffusione della telefonata, in molti hanno iniziato parlare di "eroe" (lascio a voi intuire nei riguardi di chi dei due...).

"Eroe". Un epiteto che recentemente, in Italia, è stato usato nei modi più vari. Senza scomodare le cronache sportive, dove uno passa da eroe a brocco nel giro di una stagione (se non nel giro di pochi giorni, in certi casi) e dove l'accezione di "eroe" è evidentemente figlia delle iperboli, "eroi" sono stati definiti uomini e - molto più raramente a onor del vero - donne che stavano semplicemente facendo il proprio mestiere, fossero essi militari, cooperanti, etc. etc. (non entro nel merito degli ideali, ma solo delle situazioni).

La cosa aberrante, ma facilmente intuibile di questi tempi, è che ci si debba meravigliare o si debba ricorrere alla parola "eroe" per casi come questi, per gente cioè che ha semplicemente avuto la passione e la voglia di fare qualcosa in prima persona, senza limitarsi a promuovere petizioni online o appelli su Facebook.
(poi, senza nessuna polemica, qualcuno sa dirmi quando mai una petizione online ha avuto successo e ha cambiato le cose? E non dico una data del tour di Justin Bieber, dico cose importanti importanti).

Segno dei tempi, lo stupore e la meraviglia per le cose normali; mi viene quasi automatico il parallelismo tra lo stupore nel sentire De Falco demolire la pressapochezza di Schettino e lo stupore nel sentire un discorso di fine anno del premier Monti, sobrio, misurato, senza battute, allusioni o risatine.

È proprio vero che la grandezza si misura non solo in senso assoluto, ma anche e soprattutto confrontandola con la pochezza.

2 commenti:

Rampa ha detto...

Viviamo evidentemente in questo paese un po' storto, perché le parole hanno preso un senso diverso ed un significato diverso da quello con cui sono nate. Simoncelli? Un eroe. De Falco? Un eroe. La telefonata, messa in onda così subito, mi sembra un altro tentativo di cercare il perfetto capo espiatorio.
Non che il comandante non sia un codardo inadatto al ruolo che ricopre, ma penso che la colpa di Schettino sia più dal punto di vista legale che umano. Nel senso che esiste una serie di responsabilità legate al ruolo che spesso qui, in , non viene nemmeno contemplata. Schettino è fuggito fischiettando perché ci si è purtroppo abituati che questo è quello che si fa, quando tutto va a puttane. E non è solo questione di guidare delle navi, è tutto. Bisognerebbe iniziare da qui, per raddrizzare non solo la Concordia ma anche il mondo in cui viviamo.....

Kecco ha detto...

Approvo in toto il post e in particolare la parte del commento di Rampa:
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"Nel senso che esiste una serie di responsabilità legate al ruolo che spesso qui, in Italia , non viene nemmeno contemplata. Schettino è fuggito fischiettando perché ci si è purtroppo abituati che questo è quello che si fa, quando tutto va a puttane. E non è solo questione di guidare delle navi, è tutto."
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Si è perso il concetto di "assumersi la responsabilità del proprio operato" e della "responisabilità che ogni ruolo - da quello semplice fino al più importante - impone"...

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