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giovedì 7 febbraio 2013

[RECE] Re della terra selvaggia

by pio1976
Hi there, sono Prince Clarence Power, Jr. Se volete sapere cosa ci faccio qui dovete leggere questo post.

Volevo parlarvi di Beasts of the Southern Wild, film candidato all'Oscar, che oggi esce da voi lì in Italia e che da voi hanno tradotto come «Re della terra selvaggia». Capite? «Re della terra selvaggia». Nel film non c'è nessun goddamn re. Le beasts, nel film, ci sono. Ma il re no. Mah. La protagonista è una bambina che vive col padre. Uno dei due è forse un re? Fuck no.



Film strano. C'è della gente che vive in una baraccolpoli vicino a una diga a rischio inondazione. Poi arriva una tempesta e tutto si complica.
Un film di cui uno vede il trailer e pensa sia una cosa, poi arriva al cinema, si mette seduto e scopre che il film is fucking booooooooooooooooooorin- è tutta un'altra cosa.

Sì, ok, la bimba di 8 anni che è candidata all'Oscar; sì, ok, la critica sociale su alluvione, natura vs uomo, educazione, crescita, cambiamento, boooooooooooring comunità e regole etc.

Not my cup of tea. Ho pianto lo stesso, perché emotivamente sono such a pussy, ma alla fine la lacrima è una lacrima un po', come dite voi italiani, "paracula", per buttare sul sentimento e salvare il film alla fine.

Non è un film orrendo, eh, è solo un po' BOOOOOOOOORING!!!1 lento (con la distinta che essere lento non è sempre un difetto, nel cinema).
(e, nel panorama dei candidati al Miglior Film, quest'anno ci sono film che - stop! sennò mi metto a parlare della misteriosa assenza di Moonrise Kingdom in film, regia e fotografia).

See yoo soon!

Clarence T. Powers, Jr.

giovedì 10 gennaio 2013

[RECE] Paranorman

by pio1976


Recupero tardivo, ma "meglio tardi che mai", quindi...

Norman Babcock è un ragazzino che vede la gente morta (e ci parla): quindi tutti, in città, a partire da suo padre, lo vedono e lo considerano come il Freak con la F maiuscola (e di conseguenza, a scuola, il Loser con la L maiuscola). Il suo unico amico è un altro Loser con la L maiuscola: Neil, ragazzino sovrappeso, messo in croce - insieme a Norman - dal bullo di turno.

E non è finita: Norman ha anche uno zio-mezzo-barbone-tutto-matto (che in originale è doppiato dal vocione di John Goodman), che gli rivela un segreto: c'è un rito segreto da compiere ogni anno, per evitare che la maledizione di una strega si scateni e che la città di Blithe Hollow faccia una brutta fine.

Trailer!



Questa è la premessa di quello che secondo me è il miglior film di animazione dell'anno scorso, senza ombra di dubbio e sotto ogni aspetto: dal character design (dallo zio, alla strega, fino agli zombi), alla trama (humour nero a go-go), all'ambientazione, alla caratterizzazione dei personaggi (dal bullo, alla sorella di Norman, fino agli zombi), al suono, alla colonna sonora. Todos. Bellissimo.

Non mi stupirei se questo fosse il secondo anno consecutivo (dopo la vittoria di Rango, dell'anno scorso) in cui Pixar e Disney rimangono a bocca asciutta, agli oscar per il miglior lungometraggio di animazione.

Per finire tre note:
1. Nota tecnica: il film è stato girato interamente con una Canon 5D Mark II (e per ottenere il 3D è stata prodotta una slitta ad hoc che dopo il primo scatto spostava la macchina di pochi centimetri per poi effettuare il secondo scatto). Inoltre le espressioni facciali dei personaggi sono state create non - perdonatemi il bisticcio di parole - modellando lil modellino, bensì realizzando direttamente, con l'ausilio di stampanti 3D, una faccia diversa per ogni sfumatura espressiva: in pratica, giusto per dare qualche numero, sono state realizzate con questo sistema più di QUARANTAMILA facce diverse (9.000 circa solo per Norman).

2. Nota da spettatore: dopo i titoli di coda è presente una sequenza, anche qui in stop-motion, che presenta la costruzione e l'animazione del personaggio di Norman, dalle primissime fasi della creazione (disegno, modeling e costruzione del "pupazzo") fino all'animazione vera e propria. Molto interessante.

3. Nota da padre: ci sono alcune scene abbastanza paurose, quindi se avete figli che si impressionano e poi non dormono la notte non venitemi a dire che non ve l'avevo detto.

Bonus 1! intervista a Heidi Smith, character designer del film.


Bonus 2! Dietro le quinte, con foto, molto interessante!


Bonus 3! (per il discorso sulle espressioni facciali di cui sopra): Faces of Paranorman!

martedì 16 ottobre 2012

[RECE] Being Elmo: A Puppeteer's Journey (e "Dei Documentari Nei Cinema")

by pio1976
Ogni tanto perdo qualche decina di minuti a sfogliare i trailer dei film in uscita; non di quelli in uscita IN ITALIA, bensì dei film in uscita negli US of A.
Già, perché delle produzioni ammereghane, in Italia, ne arriva sì e no un cinquanta per cento. Del restante 50%, una buona parte è rappresentata da documentari, genere di cui sono vorace spettatore.

Ogni tanto capita un trailer che mi intrippa tantissimo; seguono maledizioni derivanti dalla consapevolezza che nelle sale italiane, quel documentario, non arriverà mai*; segue rimozione del ricordo, segue causale imbattersi nella notizia che, di quel documentario, sono stati rilasciati dei sottotitoli, segue spasmodica ricerca del film, segue visione del film, segue gioia.

Uno dei documentari in questione, e l'ultimo che ho visto in ordine di tempo, è Being Elmo: A Puppeteer's Journey, la storia di come Kevin Clash, da ragazzino della periferia di Baltimora, sia diventato, per usare un'espressione cara ai miei più affezionati lettori, Master Of Puppets per i Muppets, per i quali ha ridato vita, con successo inaspettato, a un pupazzo che era caduto nel dimenticatoio. Elmo, per l'appunto.



Si parte da Baltimora, dove Kevin Clash è nato e cresciuto, si passa per (e si parla soprattutto del)l'incontro con la mente creativa dei Muppets, Jim Henson, e si arriva fino ai giorni nostri, attraverso un percorso affascinante, anche dal punto di vista tecnico-artistico.

La cosa più interessante del documentario riguarda però un aspetto che non è immediato, ma che a un certo punto del film arriva come una freccia.
Piccola premessa per chi non conosce bene il personaggio (nemmeno io lo conoscevo bene, al di là di qualche reminiscenza di quand'ero bambino e di qualche cartone che guardo insieme alle mie bimbe): Elmo è praticamente la personificazione dell'amore inondizionato; questo colpisce molto soprattutto alla luce della storia di Kevin Clash, o ancora meglio del sostegno incondizionato che ha avuto dai propri genitori.

Mi spiego meglio.

Immaginatevi di avere una passione fin da bambino. Una passione che, da bambini, è perfettamente normale, ma via via che si cresce e si diventa adulti diventa un po' weird: la vostra passione è giocare coi pupazzi.

A - che so - 16 anni andate dai vostri genitori e gli dite: "Papà, mamma, da grande voglio fare il PUPAZZARO". Probabilmente mio padre e mia madre mi avrebbero detto, eufemisticamente e nella migliore delle ipotesi: "...sei proprio proprio proprio sicuro?"

I genitori di Kevin, invece, lo supportano subito con entusiasmo, senza battere ciglio. "Vai a New York, Kevin, vivi il tuo sogno!". Notevole, eh?
Altro esempio: ad un certo punto si racconta un aneddoto: il piccolo Kevin trova in un armadio un trench, del padre, con inserti in pelliccia, cosa che ispira il ragazzino a prendere il suddetto trench, TAGLIARLO CON LE FORBICI e FARNE UN PUPAZZO.
Mio padre mi avrebbe rincorso per casa, credo... invece qual è la reazione del padre di Kevin? "Come l'hai chiamato, il pupazzo? Ah, ok, la prossima volta, però, chiedi."

Hai un sogno, figlio? Faremo di tutto affinché il tuo sogno si realizzi. È una cosa che colpisce e dà molto da riflettere, sull'Essere Genitori, no? Una bella lezione.

Se devo trovare un difetto al documentario (e non è un difetto da poco, eh) è la mancanza di approfondimento sulle origini della passione di Clash: la cosa è un po' abbozzata... ma nel complesso rimane un bel documentario, che racconta una bella storia.


*per giustificare asterisco e titolo del post chiudo con un piccolo spazio "locale" diviso in due punti:
1. Mi lamento spesso del fatto che i documentari di un certo tipo, nel nostro paese, nei cinema non arrivino MAI. Ultimamente qualcosa si muove: i cinema del circuito The Space proiettano documentari interessanti nell'ambito del loro programma Extra. Nello specifico, il 22 e 23 ottobre torna nelle loro sale (padovani: tutti a Limena!) il documentario sui primi vent'anni di carriera dei Pearl Jam, PJ20, di cui vi avevo parlato un po' di tempo fa)
2. Proprio a Padova, nei prossimi giorni, e precisamente dal 18 al 21 ottobre nelle sale del cinema Porto Astra, si svolgerà il Detour Film Festival. All'interno della rassegna si potrà vedere, tra le altre cose interessanti, una retrospettiva dedicata a Werner Herzog, con la proiezione di 3 suoi documentari (Cave of Forgotten Dreams , Encounters at the End of the World e Into the Abyss).
Andateci: occasioni per vedere al cinema certi documentari sono da prendere al volo.

mercoledì 22 agosto 2012

[RECE] Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno, ovvero: Batman VS Bertinotti on steroids

by pio1976


[POST SENZA SPOILER, SUI COMMENTI OVVIAMENTE NON POSSO GARANTIRE ;-)]

Che dire. Il capitolo conlusivo della trilogia pipistrellesca mi è piaciuto.

È lungo (165 minuti, il più lungo dei tre), ha un cast che partiva già da una base stellare e che è stato ulteriormente impreziosito da Marion Cotillard, da Joseph Gordon-Levitt e da Tom Hardy (per tacer dell'Attrice Fuori Ruolo), l'azione c'è ma è limitata a qualche (imponente) inseguimento e a qualche (imponente) scazzottata, e c'è soprattutto una sottotrama politica che ad un certo punto prende il sopravvento su tutto il resto, rifacendosi all'1% VS il 99% di Occupy, con Bane MALE ASSOLUTO NECESSARIO che porta avanti (ok, con mezzi un tantino esasperati) le idee che la sinistra porta avanti da sempre, dalla redistribuzione del reddito all'annientamento del potere economico. Praticamente un Bertinotti on steroids.

Bane (Tom Hardy) fa la sua porca figura, con la sua voce assurda che nell'edizione italiana si staglia sempre in modo assurdo sul resto, con un effettaccio subwoofer che rende la cosa ancora più strana e poco integrata, soprattutto nelle scene più rumorose.

(Ogni volta che parlo di Tom Hardy devo necessariamente mettere la foto prima e la foto dopo aver girato Bronson, che uno non ci crede a quanto grosso è diventato sto ragazzo... poi pensavo che fa il paio con Christian Bale versione Uomo Senza Sonno VS Dark Knight O_O).

Mi hanno lasciato perplesso giusto un paio di cose (oltre alla voce di Bane e al doppiaggio italiano), su tutte [OK, PICCOLO SPOILER!] la scena in cui i poliziotti, finalmente liberati dal tunnel, si scagliano contro gli uomini di Bane asserragliati dentro al palazzo: migliaia di poliziotti che corrono incontro al nemico a mo' di carica di Bravehart, nonostante fossero tutti armati di pistole... ok: forse un assedio, a livello cinematografico, non avrebbe pagato, ma la logica? Mah.

Comunque mi è piaciuto, più del primo ma meno del secondo, che rimane il top della trilogia (dalla rapina iniziale, al finale, alla presenza - chettelodicoaffà - del Joker di Ledger etc.).

E per fortuna Nolan ha sempre detto che tre sono e tre rimarranno per sempre, quindi qui si chiude e buona camicia a tutti (il finale conferma la cosa, pur mantenendo paraculamente la porta aperta per un'ipotesi spin-off dedicato a Robin/Nightwing).

mercoledì 2 maggio 2012

[RECE] Tyrannosaur (e, incidentalmente, anche Meek's Cutoff)

by pio1976
A volte, con i libri, mi lascio conquistare dalla copertina. Guardo, gradisco, e compro a scatola praticamente chiusa.
Può andar male, può andar bene.

A volte la stessa cosa mi succede con il film, e mi lascio abbindolare dal design del poster; e anche qui: può andare male, e può andar bene. La delusione di alcuni casi è controbilanciata dalla soddisfazione di scoprire film molto belli di cui non sapevo praticamente nulla (nemmeno della trama, in alcuni casi).

Mi è andata molto male con Meek's Cutoff, che aveva un poster che mi piaceva molto:



(UPDATE NECESSARIO: poster design di Marlene McCarty, senza h)

ma che alla fine non era che l'odissea di una carovana che, affidatasi a una guida per andare da A a B, si trovava invece nei pressi tipo di G, alla deriva e senza scorte di acqua.
Storia interessante, eh? (spoiler: NO). Al di là delle dinamiche del gruppo, era praticamente un film quasi muto, dove si vedeva per l'appunto, dall'inizio alla fine, una carovana muoversi in mezzo al nulla, con lunghissssimi e lentisssssimi campi lunghi e lunghisssssimi, dove l'unico evento appena interessante era l'incontro con un indiano e dove l'unica scena d'azione era per l'appunto quella che vedeva, durante uno dei pochissssssimi dialoghi, la perdita delle metaforiche staffe da parte della ragazza del poster.
Praticamente un Valhalla Rising nel west, e con meno scene di azione (e ho detto tutto).

Mi è andata molto bene, invece, con Tyrannosaur, che ha il bellissimo poster qui sotto:



Bel poster, no?
(UPDATE NECESSARIO: il poster è opera di Dan McCarthy, con la h)
E bello pure il film, stavolta.
E pure tanto.
(e pure te credo, visto che ha vinto un pacco di premi!)

Trailer!



È la storia di Joseph (interpretato da Peter Mullan), un uomo violento e iracondo, che vede la propria vita assumere un senso, all'improvviso, dopo aver conosciuto Hanna (Olivia Colman), una remissiva basabanch- donna devota e dalla vita matrimoniale "difficile": giusto per darvi un'idea, suo marito è interpretato da Eddie Marsan, attore che, con quella faccia lì, si trova a interpretare spesso uomini ispirati dai peggiori istinti (un titolo su tutti: The Disappearance of Alice Creed). In questo specifico caso basta la primissima apparizione nel film del personaggio di Marsan, che non vi spoilero ma che posso riassumere in un WTF grande come un condominio, per capire di che pasta è fatto l'uomo.

Il film cresce di minuto in minuto, man mano che si approfondiscono i caratteri - e le storie - dei personaggi, e alla fine anche la locandina, che inizialmente non sembra azzeccarci una beata mazza, trova la sua spiegazione.

Fortissimamente consigliato dal sottoscritto per il cineforum Antonianum 2012-2013, anche perché della distribuzione in Italia, per adesso, non se ne sa nulla: potrebbe essere una bella pseudo-esclusiva.

mercoledì 18 aprile 2012

[NON RECE] THE ARTIST: typography F A I L

by pio1976
Ieri sera ho finalmente visto The Artist.

Qui sopra: il protagonista indiscusso del film, e cioè il soriso maggico di Mandrake,
nell'interpretazione magistrale di Gianni Del Giardino.

Bla bla, bel film, bla bla, interessante operazione di questi tempi, bla bla, Jean Dujardin spacca, bla bla, una ricostruzione dell'epoca davvero perfet-STOCAZZO.

Già dai titoli di testa, infatti, ho iniziato a provare una sensazione strana: guardavo le immagini scorrere e, lentamente, la mia attenzione patologic maniacale per quei particolari, pressoché trascurabili per i più, stava mettendo in moto il mio tipografico senso di ragno.

Mi spiego meglio: il film è ambientato tra il 1927 e il 1932 circa, ma la componente tipografica del film sembra non essere del tutto coerente con i canoni e le tecniche tipografiche dell'epoca; alcune esempi, tra gli altri:

- Il font usato nei titoli di testa è un po' più anni'70 che anni '20, con le maiuscole che richiamano un po' l'Avant Garde (che è per l'appunto, del '70).
- Ci sono scritte, nei corridoi degli studios, in Helvetica, che come sanno anche i sassi in molti è un font nato nel 1957. Ma forse ho visto male, e sono in Arial (ancora peggio... 1982).
- Font come il Plaza (che è del 1975), l'ITC Anna (1991) sono usati nei poster che compaiono nel film, poster che oltrettutto, all'epoca, erano rigorosamente disegnati a mano, lettering compreso; nel film, invece, locandine e poster utilizzano font, e hanno una grafica tipica della fotocomposizione.

Insomma, finito il film mi sono detto: sì, ok film molto bello bla bla Jean Dujardin spacca bla bla il cane è davvero simpatico bla bla ma peccato davvero che l'attenzione all'aspetto tipografico non sia stata all'altezza del resto.

Poi mi sono anche detto: ma vediamo un po' se sono l'unico mona pazzo che si è accorto dell'enorme F A I L tipografico della produzione... e indovina un po'? Non sono l'unico malato il solo! Ho trovato infatti un gran bell'articolo di Christian Annyas che parla approfonditamente di alcuni degli aspetti che vi ho appena accennato (e di altri ancora).

Eccolo: link -> The Artist vs. The Lettering Artist

lunedì 2 aprile 2012

[RECE] 50/50

by pio1976
La trama in poche righe: radiofonico 27enne convinto salutista (non fuma, non beve e, dato che è statisticamente pericoloso, non guida), all'improvviso vede la sua vita sconvolta quando gli viene diagnosticato un neuro-fibroma-sarcoma-schwannoma, e cioè un tumore maligno che, nella fattispecie, gli abbraccia la spina dorsale.



Attenzione: nonostante queste premesse, il film di Jonathan Levine non è il classico film sul dolore e la malattia; questo grazie soprattutto alla sceneggiatura leggera di Will Reiser, che ha messo nel film molto di quello che lui stesso ha vissuto sulla propria pelle quando aveva 24 anni.

Il film è quindi figlio dell'esperienza dello sceneggiatore, ma anche dell'insistenza di Seth Rogen (co-protagonista e amico di vecchia data di Reiser) che ha fortemente contribuito alla realizzazione del film. E proprio l'interpretazione di Rogen è sbalorditiva per come riesca ad essere allo stesso tempo leggera e delicata, e di come dia all'Amicizia una gran bella caratterizzazione.
Il personaggio ispirato a Reiser è invece interpretato da Joseph Gordon-Levitt, attore che si era già visto (in Inception e) in una delle più belle sorprese recenti, e cioè in Hesher.



A completare il cast Bryce Dallas Howard (fidanzata dai molti dubbi), Anna Kendrick (terapeuta alle prime armi) e una straordinaria Anjelica Houston nel ruolo della madre del protagonista.

Il film è molto interessante nella misura in cui è assolutamente sincero: ci sono relazioni che si consolidano ma ci sono anche persone che cambiano e cedono sotto il peso delle responsabilità, famiglie che si riuniscono e legami che traballano. Amicizia, amore e famiglia sono le tematiche di sfondo che integrano e completano la descrizione dell'evento principale, e cioè la scoperta e lo sviluppo della malattia, cosa che però viene narrata senza mai cadere nel pietismo o nella morbosità del dolore.

Si pensa, si ride molto (grazie soprattutto a Seth Rogen) e si piange.

Proprio un bel film.

Segnalo anche, per chi volesse approfondire, un'intervista a Rogen e Reiser in cui si parla della realizzazione del film.

martedì 6 marzo 2012

[RECE] PJ20

by pio1976
Ho recuperato, in colpevole ritardo, il più bel documentario musicale della storia documentario prodotto per celebrare i 20 anni del gruppo musicale più importante degli ultimi vent'anni dei Pearl Jam: Pearl Jam Twenty.



Cameron Crowe, il regista del documentario, ha fatto un gran bel lavoro, tagliando e cucendo filmati provenienti da varie fonti, amatoriali e non (tutte citate in modo scrupoloso prima dei titoli di coda) e assemblando col cuore in mano un vero e proprio omaggio alla band, sottolineandone i momenti chiave, dagli esordi alla battaglia con TicketMaster, dal rapporto con gli altri gruppi della scena di Seattle (e con Wood, Cobain e Cornell, soprattutto), alla tragedia di Roskilde, fino ai giorni nostri, senza tralasciare momenti leggeri e molto divertenti come Stone Gossard che ritrova il Grammy in cantina, McCready che descrive la staffetta dei batteristi e Chris Cornell che descrive Mike McCready ("This guy’s a… he’s a fucking rock star. Like, he’s got problems. And we just thought he was a nice little kid. And he’s got something in there. Like… he’s infected and that’s gonna come out again somewhere. Good luck, guys."

Se proprio devo indicare un piccolo difetto, la cosa che salta all'occhio è che non viene minimamente approfondita la vita privata dei protagonisti, laddove per "privata" intendo nello specifico le famiglie dei membri del gruppo, i matrimoni e il divorzio di Eddie Vedder, la malattia di McCready (che, a onor del vero, viene accennata, ma non approfondita); la cosa è giustificabile nell'ottica del fatto che il documentario parla della storia della band, e non dei suoi singoli membri: infatti tutti gli avvenimenti citati poco fa (TicketMaster, Roskilde etc.) vengono analizzati e descritti secondo l'impatto che hanno sul gruppo come entità d'insieme. Questa lacuna però, a livello puramente documentaristico, secondo me si fa sentire.

A parte questo piccolo difetto è un gran bel documentario: un tuffo emotivo nel passato per chi, come me, nel 1991 si è innamorato dei Pearl Jam e ne ha fatto la colonna sonora della propria vita (in alcuni casi letteralmente, per quanto mi riguarda: chi mi conosce bene sa a cosa mi riferisco).

E, se avete avuto la fortuna di avere l'età giusta nei primi anni '90, avrete la pelle d'oca per tutta la durata del film, come è successo al sottoscritto.

(Che poi pensavo: c'è poco da fare e non è per fare il nostalgico, ma alla luce di questo:



sticazzi il brit pop, sticazzi il nu metal e tutto quello che è venuto dopo).

Grandi Pearl Jam, arrivederci al PJ40.

venerdì 23 dicembre 2011

[Integrazione alla rece di nick] Drive di N. W. Refn

by pio1976
Drive [alt]
(questo l'ho fatto io)


Qui trovate la recensione fatta da Nick e relativi commenti.

L'ho finalmente visto anch'io, ecco qualche spunto al volo.

Titoli di testa: la canzone fake '80s e l'Orrendo Mistral Fucsia dei titoli mi fanno venire un magone incredibile (soprattutto il'OMF, che te lo dico a fare) e contemporaneamente mi proiettano in un'ambientazione L.A.1980something che poi verrà clamorosamente disattesa dal film, ma andando avanti con la visione ci si rende conto che i titoli di testa servono non tanto a inquadrare il quando o il dove, bensì il mood.



Segue sequenza inizale splendidamente girata e che si conclude con il trionfo dei Clippers e poi, praticamente da qui, parte il film.

Giudizio in sintesi, anche in relazione ai due altri film di Refn citati precedentemente e di cui si è dibattuto nei commenti alla recensione di Nick: meglio di Valhalla Rising ma meno bello di Bronson, secondo me.
(Anche se su Valhalla Rising ci sarebbe da discutere un bel po' sul progetto stilistico - visivo di Refn, quasi un esercizio di stile)

Meglio: meno "originale" di entrambi, secondo me (e sarà un caso, ma è l'unico dei tre a non essere ANCHE scritto - oltre che diretto - da Refn)

Su Gosling: concordo in pieno con Nick: una fazza dall'inizio alla fine, con l'unica concessione del cambio di angolo delle sopracciglia:

Da così -_- (primi tre quarti del film)

a così: /_\ (ultimo quarto)

(ma per esigenze di copione, of course, non si tratta di monoespressività da cane)

Per il resto bella trama, bell'ambientazione, belle musiche (ma canzone inizio/finale veramente pacco fake '80), Christina Hendricks che si rivela per il mezzo cesso che è (odo gli strali di Scriptabanane), complessivamente direi che il film mi è proprio piaciuto parecchio.

Sicuramente uno dei migliori di questo 2011 ormai agli sgoccioli.

BONUS! Una delle versioni alternative del poster!

Drive [black] credits

domenica 23 ottobre 2011

[RECE] This Must Be the Place

by Carlo Manara
(Premessa: è l'una di notte permettere qualche beccanotto in attesa dell'editing di p!o)

Approfittando della bella occasione offerta dal Porto Astra di vederlo in lingua originale (perché mi devo anche preparare a commentare QUESTO) Ludovica, l'Ottimo ed io siamo andati a vedere This Must Be the Place di Sorrentino con Sean Penn.

Come spesso succede film del genere sono legati indossolubilmente al protagonista, che domina quasi ogni inquadratura. Penn è decisamente bravo. Il personaggio della 'vecchia' pop star è evidentemente modellato sull'Ozzy Osbourne che abbiamo tutti visto nel suo reality e (dal punto di vista dell'immagine) sul tatuaggio di Nicolò su Robert Smith dei Cure:

Dimostrazione:


Il filo doppio che lo lega alla musica è sottolineato dalla presenza di David Byrne con una esibizione, canora, memorabile (per la recitazione ne parliamo un'altra volta...). Il titolo già di per se stesso è un atto di amore nei confronti dei Talkin Heads.

Detto questo passiamo al film: La prima parte (fino a New York) è BELLISSIMA. La scena del telefono e i movimenti di macchina sono coinvolgenti, gli attori, la storia è tutto perfetto.
La seconda parte si perde un po' dietro a una vicenda che trovo vagamente pretestuosa e che avrei accorciato...e che comunque rimane molto godibile e a tratti emozionante.

Si vede la produzione 'coi soldi': canzoni, uso di dolly, carrelli, location e tutte cose che costano. Alcune volte usate anche a sproposito (o almeno non proprio a proposito...) ma comunque portano la confezione a livelli internazionali.

Film consigliatissimo comunque. Non so se è ancora troppo italiano per il nostro Dottor Bonazzi o per Stanis La Rochelle ma Sorrentino ha fatto proprio un bel lavoro. Bravo!

martedì 20 settembre 2011

[Rece] Drive di Nicolas Winding Refn

by Nick



E' un po' di tempo che ho per le mani questo Walhalla Rising di tale "Ventoso" Refn, regista poco conosciuto (eufemismo per: mai coverto!), un attore bravo già apprezzato in un paio di lungometraggi (tipo questo e sopratutto questo, grazie Cineforum Antonianum!!), paesaggi e silenzi nordici che a mmmiamogghie ci piacciono tanto. Ho recuperato il film in tedesco e, via internet, dei sottotitoli in inglese. Il tizio che mi ha spacciato il pezzo mi assicura che "in tutto diranno sì e no 3/4 battute, vai tranquillo, è un film più d'azione che di dialoghi." Rassicurato procedo, metto tutto su vlc e parto. Niente da fare. Ci provo varie volte - da che si ha un bimbo la possibilità di divanizzarsi e vedere film alla sera si è praticamente azzerata - ma non combino a sintonizzare dialoghi e sottotitoli, e sinceramente seguire una trama dove dopo venti minuti di silenzi nordici un vichingo partorisce un "Achtung!", e dopo venti secondi arriva un interessante "Caution!" sottotitolato, mi atterrisce vieppiù, per cui rimango con una certa curiosità di vedere come finisce e un discreto fastidio per il Walhalla tutto.

Non contento il mio pusher di fiducia mi propina Bronson, stesso regista stessa preannunciata orgia di violenza estrema e sagacia registica, il tutto confezionato in un intrigante blu ray. Ce l'ho li anche questo, dvd appoggiato sulla playstation da una settimana, prima o poi avrò anch'io un paio d'ore di relax per tirarmi quest'ulteriore mazzata sullo stomaco. Ma ieri si esagera: anteprima italiana di Drive, due biglietti omaggio, ex Warner Village, Torri di quartesolo con tappa al McDonald's prima di...come rifiutare?

Ok, per una sciagurata serie di circostanze va a finire che il primo film che mi vedo di questo Refn è anche l'ultimo girato. Vabbè, pace, non è il primo caso, non sarà l'ultimo. Mica si ha sempre la fortuna di scoprire un Nolan da "Following" o un Aronofsky da "P". (Quanto me la tiro!) Peraltro la prima scena me l'ero già sparata in anteprima (quindi anteprima dell'anteprima, tipo Inception!) alla proiezione di Super 8, ed era andata a finire che i dieci minuti di anteprima di Drive erano sostanzialmete assai meglio di due ore di Super 8. Opinione riconfermata quando la rivedo: inseguimento stradale muto, ritmo scandito dalla radiolina della polizia, telecamera sempre dove la vorresti, tensione che sale e rimane li, appiccicata al petto come la canottiera ad agosto.

Poi per un'ora non succede più niente, il personaggio acquista un po' di spessore umano, ci vengono introdotti gli altri characters, c'è un bambino non insopportabile, la gigia di turno è carina e coccolosa e non figa e irrimediabilmente inespressiva, c'è Ron - penitenziagite! - Perlman che fa Nino, allo stesso tempo italiano ed ebreo e cmq mafioso, c'è una storia che per un attimo ci pensi anche che potrebbe arrivare all' happy ending. Poi lui estrae un martello (non è uno spoiler, se guardi bene c'è già nella locandina del film.) e improvvisamente tutto torna.

E' chiaro che Oldboy ha fatto scuola, e che un paio di lezioni del prof. Tarantino tutti i cineasti più o meno emergenti le hanno frequentate. Ma il tutto è ben mischiato e restituito con originalità e soprattutto STILE. Questo è un regista con i controcazzi, e non lo dico solo perchè a Cannes se ne sono accorti e gli hanno consegnato la Palma d'oro per la regia. Lo dico perchè questo Refn il mestiere lo conosce e lo applica. La script non è originale? Lo interpreto e lo rendo convincente. L'attore non è Brando? Ok, gli faccio fare una faccia, una sola per tutto il film, e lo rendo convincente. Poi l'uso dei ralenty è di John Woo. I silenzi e le improvvise esplosioni di violenza sono di Park Chan Wook. I dialoghi surreali prima dei massacri sono di Quentin. Ok. Ma tutto ciò che li lega è Refn puro e crudo. E vale la pena. Porca miseria se vale la pena.


Bonus: la rece dei 400 calci

Bonus 2: Penitenziagite!




martedì 30 agosto 2011

[RECE] Life in a day

by pio1976
Ovvero: il mondo è bello perché è vario.

TRAILER!



Progetto molto interessante, quello prodotto da Ridley Scott e "assemblato" dal regista Kevin McDonald: in pratica un anno fa è stato diramato, tramite un canale di youtube, un appello che suonava così: "il 24 luglio [2010, n.d.p!o] gl utenti avranno 24 ore per immortalare uno spaccato della loro vita con la videocamera. I filmati più avvincenti e particolari verranno montati in un film documentario sperimentale prodotto da Ridley Scott e diretto da Kevin Mcdonald".

Life in a day, nel concreto, non è altro che un montaggio di tutti questi filmati, che sottolinea l'eccezionalità e la particolarità di ogni vita umana, e la varietà di condizioni e situazioni che si verificano in base al contesto geografico e sociale. Per raggiungere questo scopo viene utilizzato soprattutto l'elemento del contrasto: se da una parte c'è una madre che culla il proprio bambino nella stanza hi-tech di un'ospedale americano, dall'altra abbiamo la madre di un villaggio nella giungla che porta in braccio il proprio bambino dandogli da bere raccogliendo l'acqua piovana con una foglia. Se da una parte alla domanda "cos'hai in tasca" uno tira fuori le chiavi della propria Lamborghini, dall'altra c'è un uomo che in tasca non ha altro che un bacchetto che usa per lavarsi i denti.

Vengono esaminati tutti gli aspetti della vita: la nascita, la morte, la malattia, il lavoro, l'amore, la famiglia, tutto alla luce della diversità sociale, geografica, economica.

Il montaggio veloce rende il tutto sufficientemente ipnotico da chiederne ancora, una volta finito; il famoso effetto blob / ciliegie (o effetto paperissima, per andare sul nazionalpopolare): come quando su Koper Capodistria, tra un programma e l'altro, invece della pubblicità mandavano in onda sequenze di imprese - o catastrofi - sportive).

Molto, molto interessante.

Nota a margine: sul canale YouTube di Life in a Day, alla voce "esplora", sono disponibili tutti i filmati degli utenti.

martedì 23 agosto 2011

[RECE] Secuestrados

by pio1976
L'altra sera, rientrato dalle ferie, avevo voglia passare una bella serata spensierata e quindi cercavo una bella Commedia Romantica Ambientata Nella Londra Vittoriana, quindi mi sono procurato Secuestrados, che come potete vedere già dalla locandina rientra perfettamente nel genere:





Haha che burlone che sono ho ho ho!

La trama, da imdb: "Three hooded Eastern-European criminals burst into a home in a Madrid gated community, holding the family hostage in its own home, and forcing the father to empty his credit cards".

Rimango sempre meravigliato di come, dovendo riassumere la trama in poche righe, imdb riesca a rendere quasi surreale un film... come se qui il problema grosso sia: riuscirà il padre a ricordarsi il numero della carta di credito? E incapperà il padre nel drammatico inghippo "Prelievo Non Disponibile?"

In realtà la trama portante del film si svolge DENTRO la casa, con madre e figlia ostaggi dei sequestratori che, mentre il padre scorrazza in suv cercando un bancomat, dovrebbero stare buonine buonine sul divano e non combinare casini, e invece... (mettici anche che uno dei sequestratori finisce per sbroccare, e il gioco è fatto).

Il film è girato da Miguel Ángel Vivas con tecnica sopraffina: in pratica si tratta di un montaggio di lunghi (ed elaborati) piani sequenza per TUTTO il film, coadiuvato nella parte finale da uno split screen che immerge ancora di più lo spettatore in quel che succede fuori e dentro la casa.

Violenza (tanta), tensione (moltissima), attori molto bravi (con menzione d'onore alla figlia), scena iniziale da antologia (piano sequenza anche qui, ovviamente) e lieto fine nella migliore tradizione delle Commedie Romantiche Ambientate Nella Londra Vittoriana. Ah, no, aspetta, non era una CRANLV, come non detto :D.

Chiaramente il film, per quanto mi riguarda, è Candidato Al Cineforum Antonianum 2011/2012, con la solita riserva che io l'ho visto in lingua originale (spagnolo) e che il doppiaggio potrebbe rendere anonima l'interpretazione degli attori.

venerdì 4 marzo 2011

[RECE] True Grit a.k.a. Il Grinta reprise

by Nick

Mio caro Prince Clarence Roberts e quant'altro,
mi secca doverti contraddire ma questo film (secondo me!) si colloca a metà via fra una boiata pazzesca e un film mediocre e mal riuscito. Tu giustamente obietterai che è facile parlare col senno di poi, e che cmq i premi Oscar possono essere condivisibili o meno, ma per me il film non ha raccolto nulla perchè effettivamente meritava gran poco.

SPOILER - Attenzione!!

1) Regia + sceneggiatura: blanda e priva di guizzi. Andiamo, sono i Coen. Riesumare il Grinta? Ci vuole ben altra verve. Pochi paesaggi (cazzo hai il widescreeen, usalo! Cosa vado al cinema a fare se non mi metti un panorama mozzafiato? Seriamente, a parte la cavalcata notturna, cosa fan vedere del posto? Un cazzo di niente!) due alberetti monchi, una vallata grigia...l hanno girato al risparmio sui colli Euganei?

2) Interpretazioni: Povero Jeff...a parte che come tu facevi notare ormai fa SOLO il Drugo, qui invecchiato e sclerotico, il confronto con il Duke è impietoso. Cioè, per fare il personaggio deve gigioneggiare e fare sempre la stessa parte di 10 anni fa, esagerandola e rendendola grottesca. John Wayne non è mai stato un attore eccezzionale, ma entrava in scena e rubava la telecamera. Un cenno, un sorriso, un soppraciglio inarcato. Minimalismo tecnico, massimo risultato. Al contrario dell'esagerazione spinta del povero Jeff.


Ecco. Esatto. WTF???


Poi: la bimba brava. niente da dire. Matt Damon sì e no, cioè interpretazione buona di un personaggio modesto. Dovrrebbe fare il saggio, con la sua pipetta di schiuma e i suoi occhietti verdi, contrapposto al Grinta beone e burbero, invece finisce per affrontare i cattivoni al buio e facendosi prendere al lazo come un vitello pirla. Ma dai!!! Ho seicento numeri di Tex in cantina, non dico che sia la Bibbia, ma l'idea che emerge è che i Texas Rangers avessero uno spessore vagamente diverso. Josh Brolin ha il suo bel nome in cartellone e nei titoli iniziali, ma sta in scena esattamente 5 minuti, il tempo di venir sparato 2 volte da una 14enne e preso a fucilate in muso da un ranger da operetta. Ma dai!!!!! E per inseguire 'sto coglione stiamo due ore al cinema e ci vogliono un Texas ranger e il miglior sceriffo federale del mondo? Mi prendi in giro? E Matt Damon? sono mesi che lo insegue per tutto il West senza mai prenderlo? E quando finalmente lo acciuffa invece di legarlo mani e piedi a un cactus gli dà tranquillamente le spalle? Mah..

Salvo solo Barry Pepper, coi denti marci, i copribraghe in pecora onta e una dignità che mette in riga i suoi più acclamati colleghi di turno. Grande Barry, non è colpa tua se in sceneggiatura qualche cialtrone ha buttato via le lezioni di Sergio Leone ("quando un uomo col fucile incontra un uomo con la pistola, l'uomo con la pistola è un uomo morto!") e ha deciso che un vecchio in preda ai postumi di una sbronza da Whisky distillato chissà come, con un occhio solo e due pistole possa rompere il culo a quattro - dico - quattro tagliagole esperti, sobri, muniti di fucile e con tutti gli occhi. Ma porca mignotta!! E poco importa che il duello finale sia lo stesso, paro paro, del film del '69, con tanto di redini in bocca per una scopiazzatura fedele. Fa cagare e basta!

Non ci siamo. Per tornare al discorso Oscar, se questi sono i contendenti non mi stupisce che il "Discorso del re" abbia fatto il pieno. Adesso recupererò il buon Darren e forse 127 ore, ma inizio a pensare che i tre premi minori a Inception siano uno degli innumerevoli scandali della storia di questo premio.

venerdì 18 febbraio 2011

[RECE] Winter's Bone a.k.a. Un Gelido Inverno

by pio1976
Hi there, sono Clarence Treshaun Powers Jr. Se volete sapere cosa ci faccio qui dovete leggere questo post.

In due parole, faccio per voi la recensione dei film che da voi non sono ancora usciti.

E' da qualche giorno che mi trovo ad Atlanta, GA. Ieri sera siamo andati a mangiare al Vortex, dove fanno un panino che non è tanto grande ma che è molto buono (e ha un nome che è tutto un programma).

Who the fuck cares? Direte voi. E infatti.

Comunque. Dopo il panino Lafondra si è sentita male ed è corsa a casa, quindi ci siamo ritrovati io e Quanesha da soli, e abbiamo deciso di andare al cinema.

Siamo andati a vedere Winter's Bone (che da voi esce - guarda caso - proprio oggi, con il titolo "Un Gelido Inverno").



Sinossi in poche righe (da imdb.com):
An unflinching Ozark Mountain girl hacks through dangerous social terrain as she hunts down her drug-dealing father while trying to keep her family intact.

Trailer!



Ambientazione: l'altopiano di Ozark, che non avevo mai sentito nominare, ma che, basandosi sul film, dev'essere un posto abbastanza sad bello ma popolato da reietti perdenti senza nulla al mondo.

L'attrice protagonista, unica candidata a insidiare Natalie Portman nella corsa all'Oscar come migliore attrice protagonista, è Jenifer Lawrence (e, ora che l'ho detto, vincerà sicuramente Nicole Kidman).



spoiler: nel film non è apparecchiata così.

Jennifer Lawrence intepreta (alla perfezione) Ree, una 17enne che si sobbarca il mantenimento della propria famiglia (madre e due fratelli) dopo che il padre è scomparso. A questo si aggiunge il fatto che la contea pignorerà loro casa e bosco qualora il padre non compaia in tribunale, essendo lui invischiato in una storia di droga. Ma il padre è ancora vivo? Chissà. E se è morto, come farà la ragazza a provarlo, in modo da salvare la proprietà dal pignoramento?

Il film è dominato dai toni scuri grigio-blu dell'ambientazione, che sottolinea ulteriormente lo squallore dei personaggi che popolano l'altopiano. Perdenti, vigliacchi, violenti, senza scrupoli che fanno di tutto per ostacolare la ricerca della ragazza.

Come in True Grit, anche qui abbiamo una ragazza in cerca di risposte. Solo che in True Grit la ragazza poteva contare sull'aiuto di Jeff Bridges e Matt Damon, qui invece la povera Ree deve vederesela da sola (o quasi).

Grande prova d'attrice, bel film dalle tonalità molto cupe.
Consigliato.

Ah, nel cast c'è anche un mio attore-totem, John Hawkes, che ha la peculiarità di aver recitato, tra le altre cose, in tre di miei telefilm preferiti (Deadwood, Lost, Eastbound and Down). Con questo film ha ottenuto una nomination all'oscar come miglior attore non protagonista. (spoiler: non lo vincerà mai, dato che c'è Christian Bale - per The Fighter - nella stessa categoria :D).


See you soon!

Clarence T. Powers, Jr.

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Puntate precedenti di Clarence su questo blog:
- recensione di Il Grinta
- recensione di 127 ore
- recensione di The Fighter
- recensione di Black Swan.

mercoledì 16 febbraio 2011

[RECE] Black Swan a.k.a. Il Cigno Nero

by pio1976


Hi there, sono Clarence Treshaun Powers Jr. Se volete sapere cosa ci faccio qui dovete leggere questo post.

In due parole, faccio per voi la recensione dei film che da voi non sono ancora usciti.

Ieri sera ero a Southgate, MI, ospite di amici. Dopo una sosta da Mallie's per un piccolo panino, con la mia amica Lafondra siamo andati a vedere un film uscito da po', qui negli States, e che da voi se non sbaglio esce questa settimana: Black Swan a.k.a. Il Cigno Nero.

Trailer!



La trama in poche righe (grazie, imdb.com): A ballet dancer wins the lead in "Swan Lake" and is perfect for the role of the delicate White Swan - Princess Odette - but slowly loses her mind as she becomes more and more like Odette's evil sister, Odile, the Black Swan.

L'evoluzione del personaggio di Nina è rappresentativo della natura duplice del personaggio che intepreta nello spettacolo; Odette e Odile sono i due estremi: la prima è pura e algida, la seconda è passionale e malvagia.
Nina riflette questa dualità, ma il passaggio dalla prima alla seconda è ostacolato dalla sua vera natura: anche grazie a (o per colpa di) sua madre, Nina è una ragazza che non ha una vita fuori dalla danza, e qui, nel cambiamento di personalità, avranno un ruolo chiave il coreografo e la collega Lily.

In questo quadro è interessante come cambia in Nina il modo di porsi con gli altri: il rapporto tumultuoso con il coreografo (Vincent Cassel), il confronto con la precedente etoile della compagnia (Winona Ryder, ti ho sempre amato), il rapporto con la collega Lily (Mila Kunis), che rappresenta tutto ciò che Nina non è: Nina è tutta tecnica e poca passione, Lily invece è tutta passione e meno tecnica.
Entra soprattutto in gioco, durante questa trasformazione, il rapporto che di Nina con sua madre (Barbara Streis Hershey), ex ballerina che non ha mai raggiunto la fama che Nina raggiungerà con il ruolo di Queen Swan, e che quindi vede la figlia come un tesoro da proteggere da tutto e da tutti.

La regia e le tematiche sottolineate da Darren Aronofsky sono esattamente come te le aspetti, se hai visto gli altri suoi film, in particolare due su tutti: Pi Greco, di cui recupera l'analisi del doppio e delle implicazioni psicologiche; e The Wrestler, la cui struttura ricalca abbastanza quella di Black Swan (altro punto in comune tra The Wrestler e Black Swan è che il film si regge sulla performance del protagonista). Ci sono alcune trovate tipiche di Aronofsky; non esplicite come la famosa scena di Jennifer Connelly in Requiem For A Dream, beninteso, ma altrettanto "disturbanti" (una in particolare, che penso mostrerò alle bimbe del mio amico p!O per insegnare loro che non si tirano le pellicine),

Insomma, mi è piaciuto? Sì, ma devo dire che forse i meriti del film risiedono soprattutto nella prova di Natalie Portman. The Wrestler, come storia e come mood, mi era piaciuto molto di più (de gustibus, eh).

Per finire una piccola nota sulla traduzione letterale del titolo in italiano: non credo ci fossero alternative (se non quella di lasciarlo in inglese), ma la titolazione italiana perde il significato dell'espressione inglese: Black Swan ha il significato di "mosca bianca", cioè una persona che si distingue da tutte le altre. Questa cosa secondo me ha la sua importanza, nel film, dato che il personaggio di Nina da una parte è l'unico che ricerca la perfezione a tutti i costi, e dall'altra è l'unico che subisce una trasformazione radicale - seppur transitoria - nel carattere e nel comportamento.

See you soon!

Clarence T. Powers, Jr.


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Puntate precedenti di Clarence su questo blog:
- recensione di Il Grinta
- recensione di 127 ore
- recensione di The Fighter

mercoledì 26 gennaio 2011

[RECE] The Fighter

by pio1976
Hi there, sono Prince Clarence Power, Jr. Se volete sapere cosa ci faccio qui dovete leggere questo post.

Dopo True Grit a.k.a. Il Grinta e 127 Hours a.k.a. 127 Ore, sono qui a farvi la recensione di un altro film che qui da noi negli USA è uscito e da voi no (muhuhaHAHA!): The Fighter!

Trailer!



La trama, in tre righe (da imdb.com):
A look at the early years of boxer "Irish" Micky Ward and his brother who helped train him before going pro in the mid 1980s.

Ok, imdb è estremamente stringato. Estremamente.

La prima cosa da sottolineare è che si tratta di una storia vera (cfr. Wikipedia).

Poi, vedo di articolare un po’ di più la sinossi: in una cittadina di ultraperiferia americana (Lowell, MA) ci sono due fratelli, entrambi pugili: il più vecchio (Dicky) è in realtà un ex-pugile che ai suoi tempi, nonostante fosse riuscito a mandare al tappeto Sugar Ray, ha avuto una carriera non esattamente felice. L’altro fratello, più giovane (Micky), è un pugile che tenta l’avventura già intrapresa dal fratello.

Qui viene il bello, perché il titolo “The Fighter”, alla fine si riferisce a entrambi, e the fight la lotta che questi due protagonisti devono affrontare è una lotta non solo dal punto di vista prettamente sportivo, ma una lotta contro tutte quelle avversità che ti possono ostacolare quando, soprattutto, sei “Nato ai bordi di periferia / dove i tram non vanno avanti più / dove l'aria è popolare / è più facile sognare / che guardare in faccia la realtà”, come direbbe un cane cantante che ascolta il mio roommate italiano, solo che a Lowell nessuno ha tempo di sognare, e quindi guarda in faccia la realtà.
Ed è una realtà che insomma, non è proprio il massimo.

Avversità contro cui i due fratelli devono scontrarsi (non vi dico chi dei due, nello specifico): amore, famiglia, status sociale, avversari tosti, carcere, rapporti familiari, fidanzate, e il solito terribile dramma a fare da sfondo a tutta la vicenda: una mamma talmente affettuosa da sfrantarti la minch la droga e il disagio ambientale.

Riuscirà Micky ad avere successo come pugile? Riuscirà Dicky a rifarsi una vita? Riuscirà la madre a farsi i cazzi suoi? In questo film troverete tutte le risposte alle vostre domande (Tranne alla domanda “Dove ho messo il cellulare” che continua a ripetere la moglie di un mio amico. Ce l’hai in borsa, come al solito).

Attori principali:

• Micky è Mark Wahlberg, che non era così grosso dai tempi di Marky Mark and the Funky Bunch. Se non sapete chi è Marky Mark and the Funky Bunch siete troppo giovani e documentatevi, yo. (oppure siete la mia grandma. Hi Grandma!). Bella interpretazione, btw.

• Dicky: Christian Bale, lasciato abbbastanza libero, vista la natura del personaggio, di fare il matto. E Cristian Bale, quando fa il matto, è talmente bravo che ti viene da pensare se non è matto davvero. (Guess what? è matto davvero, vedi il BONUS #2 in coda al post, in cui Bale ha qualcosa da ridire sull'operato di Shane Hurlbut, direttore della fotografia di Terminator Salvation)

• Madre amorevole ma talvolta un tantino scassacazzi dei due fratelli: Melissa Leo. Una nomination all’Oscar (almeno) se la porta a casa. (UPDATE! E infatti!)

• Morosa di Micky (a.k.a. Charlene): Amy Adams, Carina e “nella parte” pure lei. (UPDATE! talmente nella parte che una nomination se l'è portata a casa pure lei! (tanto vincerà la bambina di True Grit ;-)).

Bel cast, bel film. Bravi, dio.

Mi sono commosso e appassionato come non accadeva dai tempi del primo Rocky.

Paragone azzardato? Sicuramente sì, dato che Rocky era un film perfetto.
Ma anche qui, forse...


BONUS! Marky Mark and the Funky Bunch - Good Vibrations!




BONUS! Christian Bale è m-a-t-t-o!




See you soon!

Clarence T. Powers, Jr.

lunedì 17 gennaio 2011

[RECE] 127 Hours a.k.a. 127 Ore

by pio1976
Hi there, sono Clarence Treshaun Powers Jr. Se volete sapere cosa ci faccio qui dovete leggere questo post.

Dopo True Grit a.k.a. Il Grinta, sono qui a recensirvi un altro film che qui da noi negli USA è uscito e da voi no (pap-pa-rap-pé-ro!).

Di che film si tratta?

Di 127 Hours, o come verrà chiamato quando uscirà lì da voi: 127 Ore.



Per parlare di questo film devo necessariamente spoilerare, ma mi sono studiato un metodo per fare in modo che chi non vuole leggere lo spoiler non lo legge. Mi spiego meglio: scriverò le parti spoilerose in bianco (pare infatti che bianco su bianco sia un po' difficile, da leggere), così se vuoi leggere lo spoiler basta che selezioni il il testo compreso tra le etichette [spoiler] e [/spoiler] e riuscirai a leggerlo. C'è un unico grande difetto di questo metodo: alcuni reader di rss non contemplano il cambio di colore fatto con i tag html, quindi se mi stai leggendo da Google Reader, o da qualunque altro reader di feed rss, per sicurezza leggiti questo post direttamente dalla pagina del blog.

Facciamo una prova del metodo anti-spoiler?
Ok, selezionate il testo bianco scritto qui sotto, tra gli [spoiler]:

[spoiler] Darth Vader è il padre di Luke!!![/spoiler].

(Ah, avrai notato come sia diventato decisamente più bravo in Italiano... mi sono fatto aiutare dal mio roommate veneto Bepi Schiavon da Spinea, che coglie l'occasione per chiedermi di scrivere che A pianto de dona e a sudor de cavalo, badaghe poco.

Capito come? Ok, procediamo!

Trama in due righe, come al solito cito da imdb.com:
A mountain climber becomes trapped under a boulder while canyoneering alone near Moab, Utah and resorts to desperate measures in order to survive.
Bepi lo traduce in italiano:
Un montanaro xe drio farse i giri da soeo sora una montagna deo Iuta che zè piena marsa de buzi e galerìe, cò fa na cassada e va in merda; a 'sto punto, no, gà da inventarse na maniera par cavarse via dei casini. E bada ben che xè casini grossi, ahn.
(non sono sicuro che sia proprio l'italiano che sto studiando sui libri, ma Bepi garantisce che è giusto e precisa anche che se la dona move l'anca o l'putana o poco ghe manca.)

Comunque la storia probabilmente l'avrete già sentita, dato che è piuttosto recente, e ai tempi (2003) era stata ripresa dai giornali e telegiornali di mezzo mondo; è questa (da wikipedia): Nel 2003 Ralston, Ingegnere meccanico di 28 anni, aveva deciso di dirigersi al Canyonlands National Park dello Utah per un trekking solitario. Durante la scalata [SPOILER!]smosse accidentalmente un masso, che gli bloccò il braccio destro. Per cinque giorni Ralston cercò di liberarsi, senza successo, e stremato e disidratato, decise allora di amputarsi l'arto.[/SPOILER]

- Cut the crap Sì, vabbè, ma com'è 'sto film?

- E' un film bellissimo.
- Ohibò! Addirittura bellissimo?
- Sì. E vi spiego perché:

1. Danny Boyle forget about it che te lo dico a fare. Uno che meriterebbe un Oscar alla Carriera sulla fiducia. Trovate molto interessanti, come capita SEMPRE in TUTTI i suoi film. (in questo: [SPOILER!]la soggettiva da dentro le borracce, lo split screen, il finto auto talk-show, e many more)[/SPOILER]

2. Un James Franco PAZZESCO! Vincerà l'Oscar? Boh, pare che se la dovrà vedere, tra gli altri, con Colin Firth (The King's Speech) e Jeff Bridges (True Grit). Chissà chi vincerà tra un re balbuziente, un pistolero guercio e sovrappeso e uno che [SPOILER!]si trancia un avambraccio da solo dopo essere stato cinque giorni senza mangiare né bere - se si esclude quella strana forma di autoproduzione di bevanda tanto cara a Eleonora Brigliadori[/SPOILER]. Fatto sta che in questo film, per un buon 90% del tempo, c'è SOLO lui.

3. Tematiche Importanti, in primis il conflitto tra destino predeterminato e libero arbitrio, e di come, posto di fronte a situazioni estreme come quella vissuta dal protagonista, l'uomo sia inizialmente portato a cercare una logica confortante nell'ipotesi predeterministica [SPOILER]salvo poi ribellarsi a questa concezione blindata e mandare affanculo destino e dolore con un'unico, piccolo, coltellino spuntato AAAAAAARRRRRRGHGHHHHHH[/SPOILER].

Avvertenza doverosa: io (come p!O, da quanto ne so) non sono un tipo che si impressiona facilmente, tipo che non ho grossi problemi con ferite, prelievi, Saw etc. etc., ma qui, holy Jesus on a stick! cazzarola, qui a momenti sto male davvero. Se tanto mi dà tanto intorno all'11 febbraio i giornali si inizieranno a riemmpire di notizie di gente che sviene al cinema. (Non sto scherzando).
Quindi se vi portate al cinema mogli, fidanzate o mamme, accertatevi che non siano facilmente impressionabili. Oppure portatevi questi.
Ma andate a vederlo, mi raccomando, perché è un film bellissimo!

See you soon!

Clarence T. Powers, Jr.

giovedì 13 gennaio 2011

[RECE] True Grit a.k.a. Il Grinta

by pio1976
Hi there, sono Clarence Treshaun Powers Jr. Se volete sapere cosa ci faccio qui dovete leggere questo post.

In breve, sono un amico ammeregano di p!O che può vedere prima quello che voi vedete dopo. Film, Telefilm, cose così. (p!O mi ha chiesto anche qualche recensione di fumetti, ma non sono appassionato di fumetti, non so se ce la faccio).

Di cosa vi parlo oggi?

Di True Grit dei fratelli Coen, che da voi si intitolerà Il Grinta.

Ecco il trailer USA, per capire di cosa sto parlando.
(Rispetto all'ultima volta p!O mi ha imparat insegnato un po' di cose su blogger, quindi ho imparato a mettere i link).



Nota: cercherò di non mettere spoiler che p!O mi ha detto che lui fucking hates mal tollera gli spoiler e quindi ci provero a mettere nemmeno uno spoiler.

Let's stop beating around the bush e diciamo subito che True Grit è un bel film e un helluva grande western.

Contrariamente a quanto possa sembrare, il film non è un remake di True Grit Il Grinta del 1969, ma è un adattamento del romanzo da cui sono tratti entrambi. Anche perché rispetto al film con John Wayne, quello dei Coen Bros. finisce in modo diverso (niente spoiler, of course)

La trama ve la copio da imdb.com, dove sono molto bravi a riassumere le trame in poche righe: A tough U.S. Marshal helps a stubborn young woman track down her father's murderer.

U.S. Masrhal: Jeff Bridges, che dà al personaggio dello sceriffo una caratterizzazione a metà tra il badass e quello che ne ha viste talmente tante che non è più disposto al compromesso o alla buona educazione. Poi per me Jeff Bridges = The Dude, e riesco a vederci un po' di Lebowski anche qui. Ma sono io.
Stubborn young woman: una ragazzina semisconosc Hailee Steinfield, che debutta in questo film dopo un po' di corti e un po' di TV, e che è bravissima.
Poi c'è anche Matt Damon, nella parte di un ranger canadese che aiuterà i due a rintracciare l'assassino del padre della ragazza. Un ranger canadese dumb ass stupidotto ma mosso da alti valori di lealtà e orgoglio.

Tre attori che sono uno più bravo dell'altro (seriamente: se dovessi scegliere chi è più bravo tra Jeff Bridges, Matt Damon e la ragazzina di cui non ricord Hailee Steinfeld, mi troverei in seria difficoltà).

Perché sia un grande western è facile intuirlo: una storia che è a metà tra il bildungsroman romanzo di formazione e la grande avventura, personaggi dalle poche sfumature caratteriali e dal grande carattere (la bambina determinata, lo sceriffo disincantato e caustico, il ranger canadese very dumb ass stupidotto ma mosso da alti valori morali etc), grandi spazi e landsc paesaggi, le cavalcate,... tutti gli elementi tipici del genere, insomma, ben trattati.

Il valore aggiunto è dato dallo script e dalla regia dei Coen: dialoghi ottimi (una scena su tutte: la contrattazione), un po' di violenza, un po' di gore WTF (tipo quando Ro dimenticavo: no spoiler), l'antico testamento che permea il film dall'inizio ((la citazione iniziale da Proverbi 28:1) alla fine.

E poi c'è un scena stupenda di una cavalcata notturna, che ti rimane dentro.

FYI, c'è poi una curiosità: una buona parte dei personaggi maschi (i tre principali personaggi maschi, per dirne una) è affetta da prognatismo mascellare.

In conclusione: True Grit è un bel film, le due ore volano, ci sono personaggi che rimarranno nella storia del cinema western. Se fossi in voi mi fionderei a vederlo, quando uscirà in Italia.

See yoo soon!

Clarence T. Powers, Jr.

martedì 4 gennaio 2011

[RECE] Enter The Void di Gaspar Noé

by pio1976
Gaspar Noé è un regista francese argentino, il cui precedente film, Irreversible, era balzato agli onori della cronaca più per la scena della metropolitana del sottopassaggio con Monica Bellucci -googlate- che non per i meriti artistici (giustamente? Boh. Non l'ho visto, il film. Ma riparerò, dato che su imdb ha un lunsinghiero 7.3)

Di Gaspar Noé però, attirato dal trailer, ho recuperato l'ultimo film, Enter The Void.

Trailer!



Premessa: dura 2h40', l'ho visto grazie allo spezzettamento, dato che di questi tempi, con due uragani in casa e ore e ore di sonno arretrato, mi è impossibile ritagliarmi 2h40' di tempo libero ininterrotto. Magari se ve lo sparate in un'unica soluzione potreste risentire della durata, credo. Ma forse no.

Ma veniamo a noi.

Che dire: mi sono trovato di fronte a un film... come dire... particolare.

No, giusto per darvi un'idea: ecco i titoli di testa (apprezzati anche da Tarantino: "Hands down best credit scene of the year … Maybe best credit scene of the decade. One of the greatest in cinema history”, qui).



L'aspetto psichedelico del film deriva dal fatto che l'incipit del film è il seguente: un ragazzo, arrivato a Tokyo con la sorella, si stona di brutto con ogni tipo di droga, sintetica e non. Questo aspetto è determinante, unito al fatto che il tipo, su consiglio di un amico quasi altrettanto tossico, è in fissa con il Libro Tibetano dei Morti (riassunto del Libro: quando muori, il tuo spirito non sa come ingannare il tempo che passa tra la morte e la reincarnazione, quindi ti fa: A. rivivere pezzi della tua vita e B. svolazzare in giro a curiosare nel presente, il tutto condito dal fatto che C. ti si incasina non poco la percezione delle cose).

Il ragazzo in questione, all'inizio del film, si fa duro di DMT (dando così occasione al regista di mostrare, in una interminab suggestiva sequenza, le proprie potenzialità come visual artist di effetti visivi di iTunes), e poi, dopo pochi minuti, fa una [SPOILER ALERT] brutta fine.
A quel punto il suo spirito inizia a vagare, cucendo insieme pezzi di passato che vanno a completare i vuoti creatisi nello spettatore dopo le poche informazioni trapelate dal prologo: chi è questo ragazzo? Cosa ci fa a Tokyo? E come ci è finita, anche sua sorella, a Tokyo? E soprattuto: ma quanto pagheranno, di Enel, 'sti Giappi, con tutte 'ste lucette?

Anyway: è questo continuo rimando a passato e presente la cosa più affascinante del film, oltre allo stile adottato dal regista: il film è TUTTO girato in soggettiva, quindi lo spettatore DIVENTA il protagonista. Nei primi minuti la scena è dal punto di vista del protagonista (con tanto di battito di palpebre); poi, dopo il fattaccio, la camera si muove quasi sempre aerea, a seguire dall'alto i personaggi: lo spirito prima rivive brandelli della vita passata, incastrandoli tra loro e raccontando la storia del protagonista; poi lo stesso spirito assiste, impotente, agli sviluppi delle vite dei personaggi coinvolti.

Metteteci poi un montaggio che definire affascinante è dir poco; un bel tappeto sonoro; una Tokyo iper-illuminata e iper-decadente, e il gioco è fatto.

È quindi Enter The Void uno dei film più belli visti dal sottoscritto?


Forse no, ma è sicuramente uno dei film più strani* che mi sia capitato di vedere. Talmente strano da essere qualcosa di (occhio che arriva il parolone) unico nel suo genere.

Peccato non poterlo vedere al cinema, ma soprattutto - attenzione! - peccato non poterlo vedere in 3D. Già, perché siamo di fronte a uno di quei pochissimi casi in cui il 3D sarebbe d'ulteriore aiuto nel perdersi nei labirinti mentali del protagonista (e nella regia allucinogena di Gaspar Noé).

Da vedere, insomma. Sicuramente.

E chiaramente lo esigo al Cineforum Antonianum 2011/2012** (e inserisco un nuovo tag per individuare quelle che potrebbero essere le candidature alla prossima stagione :D***)




* strani in senso buono, non strani tipo il primo terzo di Taxidermia.

** già mi immagino le Facce Di Quelle Signore durante l'ultimo, impegnativo, quarto d'ora.

*** ovviamente, se doveste fare una retrospettiva sul cinema Ungherese, sai già cosa mettere in cartellone.
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