
(cliccando sull'immagine arrivate alle foto)
Tutto inizia e finisce con il primo pianto di Carlotta.
L'Ansia finisce, la Gioia inizia.
Il Dolore finisce, la Felicità inizia.
Tutto inizia e finisce con il più bel rumore del mondo.
In realtà tutto inizia un po' prima, verso le 20.00, con le maledizioni della Graz che fanno scendere a DEFCON 4. Il dolore sordo dei giorni scorsi si è tramutato, stasera in un po' di contrazioni toste.
"Difficile spiegare com'è una contrazione a un uomo" mi ha detto spesso.
Avete presente quando da piccoli lo zio di turno di prendeva il polso tra le sue mani e con una mano tirava la pelle del polso in un senso e con l'altra tirava la pelle nell'altro, ruotandola sul polso come se dovesse accelerare in moto?
Mio zio li chiamava Gli Spilli. Tipo "Vieni qua, che ti faccio gli spilli".
Ecco, io le contrazioni me le immagino tipo un dolore del genere, solo che in questa similitudine le mani di tuo zio sono gigantesche, e non tengono i tuoi polsi, ma tutto il tuo ventre, dall'ombelico alla schiena, scendendo verso il basso.
Tant'è. Un po' di contrazioni ci sono state anche la settimana scorsa, niente di cui preoccuparsi, a priori. Rimaniamo a DEFCON 5.
Poco dopo, però, le contrazioni si fanno un po' più intense, diciamo che scendiamo a DEFCON 4.
Inizia lo Sconforto.
Se è vero che il dolore si dimentica (sennò le donne si fermerebbero a figli: uno), è anche vero che, proprio perché si dimentica, quando torna il dolore fa più male.
Scatta la telefonata alla ginecologa: finché non sono regolari rimanete calmi, appena diventano più regolari e più ravvicinate nel tempo ci risentiamo.
Il cervello della Graz interpreta: Don't panic. Don't panic.
Passano neanche dieci minuti e le contrazioni diventano molto dolorose e a intervalli di due minuti circa l'una dall'altra. Di nuovo la ginecologa: due minuti? dolorose? andate in ospedale.
Il cervello della Graz interpreta: Ok. Panic.
Scendiamo a DEFCON 3 salutando la nonna ed Emma, che rimane incollata a Boing, serenamente inconsapevole di cosa saranno le prossime ore (sopratutto) per la mamma e i prossimi giorni - mesi - anni per lei.
Ci catapultiamo in macchina e saliamo la rampa del garage a tutta velocità.
Ovviamente la vecchina del secondo piano ha scelto la sera sbagliata per fare La Manovra Impossibile. Le maledizioni che volano spostano la sua macchina, e noi passiamo.
Succede poi che per la strada - scendendo a DEFCON 2 tra le urla della passeggera, sia chiaro - mi concedo il lusso di guidare Come Un Boaro: corsie preferenziali, semafori rossi, dare precedenze: haha. Non mi avrete. Il massimo lo esprimo sulla circonvalla, dove prima mi butto nelle rotonde come nemmeno i vecchi convinti di avere la precedenza, e poi inchiodo con le quattro frecce perché la contrazione impone alla Graz di percuotermi come un sacco urlandomi di fermare la macchina.
Perché la cosa simpatica delle contrazioni è l'intermittenza: due minuti di tregua, un minuto di berserker, due minuti di tregua. Nei minuti di tregua puoi anche fare capriole o disinnescare una bomba, ma nei minuti di berserker sei costretta a - a scelta - urlare, bestemmiare, maledire tutto il coro degli angeli oppure, come nel mio caso, percuotere un marito alla guida.
Arriviamo all'ospedale che siamo ormai arrivati a DEFCON 1. Panico, terrore e nervi alle stelle. Posteggio la macchina davanti all'ingresso del pronto soccorso per far scendere la Graz, che si fionda in accettazione accompagnata dagli infermieri.
Io intanto parcheggio la macchina, e dopo un minuto entro in ospedale.
Corsia deserta.
Porta dell'accettazione chiusa.
Urla.
Silenzio.
Urla.
Silenzio.
Oddio.
Li sta ammazzando tutti, penso. Scappa, finché sei in tempo.
E invece.
Si apre la porta, esce un trittico composto da: a) medico (agitata); b) Graz in barella (potrei giurare che stesse urlando maledizioni in un'altra lingua. L'unica parola conosciuta era "Epidurale! Epidurale!"); c) a chiudere il trittico un baldo infermiere, tranquillo, che consolava la Graz, dicendo una cosa tipo "Macché epidurale e epidurale. Qua la bimba sta già nascendo".
E così infatti succede.
Corsa frenetica in ascensore (frenetica sul serio: l'infermiera che guida la barella travolge, nell'ordine, i piedi di un paziente in attesa del suo turno, un cestino dei rifiuti e - dulcis in fundo - il sottoscritto, che aveva commesso l'errore di presunzione di voler uscire per primo dall'ascensore.
Con la Graz che ormai sta iniziando a colorarsi di verde e a strapparsi i vestiti arriviamo in sala parto, dove tutto invece si svolge, ai miei occhi, con una calma e una tranquillità irreale. Le ostetriche si muovono perfettamente coordinate, ci sono un sacco di sorrisi, volti rassicuranti, la Graz finisce le ultime energie con un paio di spinte e poi, finalmente, arriva.
Arriva il rumore più bello del mondo.
Carlotta, finalmente, è arrivata.