Ieri sera mi sono fiondato a comprare
Gang Bang, il nuovo libro di
Chuck Palahniuk.
Per adesso sospensione di giudizio (...epochè? riminiscenze classiche da verificare...) sulla trama, dato che sono arrivato a meno della metà prima di crollare dal sonno, ma mi permetto di fare alcune considerazioni sull'edizione italiana.
Il titolo originale è
Snuff, che in inglese sta per
snuff movie, cioè un film in cui, in soldoni, l'omicidio filamto è reale e non recitato.
In italiano è stato tradotto in
Gang Bang. Perché? Boh. Mi rifiuto di pensare che sia perché il pubblico sa cos'è una gang-bang meglio di quanto non sappia cos'è uno snuff movie.
O quanto meno mi pare strano che non abbiano lasciato il titolo originale, anche solo per una questione di coerenza stilistica con l'originale, che lasciava presagire già dal titolo quello che il lettore italiano scopre dalla seconda di copertina (o comunque alla fine del primo capitolo, quindi questo non è uno spoiler).
Secondo punto: la copertina.
La copertina originale è di
Rodrigo Corral, sintetizza il mood del libro senza avere richiami espliciti al sesso, alla gang-bang che fa da scenario ecc. Da notare che la copertina è così com'è qui sotto: niente tipografia elementare per indicare autore o titolo.

La copertina dell'edizione Italiana è un'illustrazione di Manuele Scalia, designer che collabora da un po' con la Mondadori e che evidentemente non ne ha ancora abbastanza di vedere l'etichetta di titolo e autore piazzata nel
bel mezzo delle sue illustrazioni.

Il disegno richiama atmosfere da locandina vintage, ma ha bisogno di riferimenti testuali espliciti (
1 woman vs. 600 men!, lo strillo
"finalmente il romanzo sulla pornografia che tutti ci vergognavamo di aspettare", l'etichetta
"adults only" francamente inguardabile) per essere inquadrata nella storia che va a rappresentare.
Ma perché in Italia c'è il brutto vizio di uniformare e rendere piatta la copertina di un libro in funzione non della riconoscibilità non del libro (o dell'autore), ma della collana in cui viene pubblicata?
In particolare Strade Blu è una collana che da questo punto di vista ha sempre sacrificato la grafica della copertina in funzione della immediata riconoscibilità della collana. Esempio clamoroso:
Rabbia (sempre di Palahniuk: disegno astratto, etichettona posta al centro della copertina, che copre un buon 50% dell'immagine - ok, è astratto, direte voi. Embè?). Cambiate a Rabbia il titolo e l'autore nel pacchettino dell'etichetta e potrebbe essere un
qualsiasi altro libro :-).
All'estero è tutto molto diverso (In Italia solo la Rizzoli - con la
collana Exploit - sta facendo un ottimo lavoro, sperando che l'esperimento non si sia arenato dopo le prime uscite).
All'estero l'immagine dela copertina non è solo un'immagine di sfondo, è parte della copertina. A volte si sostituisce addirittura al titolo del libro: chi mai potrebbe proporre in Italia una copertina come
questa (il titolo del libro in questione è ovviamente
One Red Paperclip)?
In Italia l'immagine della copertina a volte è semplicemente una foto buttata là, o un disegno che può richiamare alla mente la tematica del libro che va ad illustrare. Il lavoro tipografico non esiste. Tutti i titoli sono scritti con il font della collana editoriale. Non c'è fantasia.
Per tutti i curiosi, segnalo
questo sito in cui troverete molti esempi di creatività e di bella grafica per le copertine dei libri.
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