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lunedì 16 gennaio 2017
Paper Girls vol. 1
by
pio1976
Posto che comprerò al 100% il secondo volume, perché la trama è sufficientemente intrigante e soprattutto perché mi piace molto come scrive Brian K. Vaughan, non ho trovato nel volume in questione quel CAPOLAVORO! FIGATA! BEST OF 2016! di cui tutti parlano.
Sarà che, con Stranger Things a fare da apice per stile e successo commerciale, nell’ultimo anno gli anni '80 alla Goonies etc. hanno avuto una recrudescenza (termine che non uso a sproposito) esagerata*, ma inizio già a non poterne più di bande di ragazzini/e sulle bicilette che vanno in cerca di misteri e sbattono la fronte sul soprannaturaleuuuuuuUUUU.
Insomma, in breve: bravo (e furbo) BKV, bei disegni di Cliff Chiang, edizione Bao cartonata ottima.
*Voglio dire: a questo punto manca solo, nelle sale, un film fantasy con i caschi da football al posto degli elmi e la colonna sonora fatta coi sintetizzatori e abbiamo completato il giro.
Di buono c'è che di questo passo torneranno anche i '90, il grunge, Seattle e i camicioni a quadrettoni sopra la t-shirt. Di cattivo c'è - ovviamente - che poi torneranno anche i '00 (e così via, balzando di luogo comune in luogo comune "quando ero giovane io era tutto fighissimo" VS "i giovani di oggi e i tempi moderni sono lammerda").
Paper Girls Vol. 1
Testi dii Brian K. Vaughan
Disegni di Cliff Chiang
Bao Publishing, 2016
144 pagine a colori, € 18
giovedì 10 ottobre 2013
[RECE] Asterios Polyp di David Mazzucchelli
by
pio1976

N.B.: Il volume l'ho preso a Lucca nel 2011 e l'ho letto solo adesso. Meglio tardi che mai! XD
Ma veniamo a noi.
C'è talmente tanta cura, in Asterios Polyp di Mazzucchelli, che non so nemmeno da dove iniziare.
Cura nella confezione: Mazzucchelli, oltre a un ottimo fumetto, ha prodotto un oggetto di design curato nei minimi particolari. Tutto ha una ragion d'essere, forma e contenuto si compenetrano: dal cartone della copertina, destinato a mutare nel tempo, come la vita, all'uso del colore, anzi DEI colori.
Ogni personaggio ha una cromìa, ogni situazione una dominante cromatica; il blu è il passato, il giallo il presente; Asterios è freddo, ciano; Hana è caldo, rosso e magenta.
Due caratteri diversi e distinti fino alla commistione delle loro vite (e quindi dei colori).

Cura nella caratterizzazione dei personaggi, le cui differenze sono rese con uso perfetto di forme e font (e ovviamente colori) diversi.
Cura nella storia, con una trama che parte da una base "banale" come la crisi di mezza età di Asterios, e che viene elaborata in funzione di tematiche che spaziano dall'architettura, all'arte, alla teologia e alla filosofia; dal viaggio di scoperta, alla tematica del doppio, alla contrapposizione tra funzionale e decorativo... un sacco di spunti interessanti da apporfondire.
Un volume da leggere e soprattutto da ri-leggere per scoprire sempre cose nuove.
Capolavoro? Capolavoro. Per forma e per contenuto.
Asterios Polyp
di David Mazzucchelli
Editore: Coconino Press
Formato: cm 20 x 26,5, cartonato con sovracoperta, dorso telato
344 pagine a colori
ISBN: 9788876181733
Euro 30,00
BONUS! Segnalo l'eccellente speciale che Conversazioni sul Fumetto ha dedicato al volume di Mazzucchelli, con approfondimenti, interviste etc.
mercoledì 20 febbraio 2013
[RECE] Le Storie vol.5 - Il Lato Oscuro della Luna
by
pio1976

È il secondo volume de Le Storie che compro (dopo La Redenzione del Samurai di Recchioni/Accardi).
O sono fortunato io, oppure il livello della collana è veramente ottimo. (mi sa che è la seconda che ho detto => recupererò anche gli altri volumi).
"Lloyd ha coronato il sogno della sua infanzia: è un astronauta ed è in viaggio verso la Luna… Ma, all’improvviso, l’avventura diviene incubo. Com’è possibile che i suoi compagni siano spariti senza lasciare traccia? Perché la sua mente è assediata da dolorosi ricordi? Forse le risposte sono nascoste su quel freddo satellite, attendono nell’ombra eterna del suo… lato oscuro."
Bilotta (che non mi aveva convinto molto su Dylan Dog) qui è invece molto bravo, coniugando romanzo di formazione e suggestioni fantascientifiche; il tutto condito da spolverate citazionistiche che vanno da Bowie, a Moon di Duncan Jones, fino ovviamente ai Pink Floyd*. I disegni di Matteo Mosca si adattano bene alla storia, alternando la luce dei ricordi familiari alle ombre della solitudine nello spazio.
E c'è un finale che lascia spazio a diverse interpretazioni*, che per i detrattori è un difetto, ma che invece, secondo me, consente al lettore di proseguire oltre la fine del fumetto con la suggestione di quanto letto in precedenza.
Insomma, proprio un bel fumetto, e complimenti una volta di più alla Bonelli per il rapporto qualità/prezzo veramente imbattibile: 3,50 euro per 110 pagine di (ottimo) fumetto. In altre realtà un fumetto del genere avrebbe avuto un prezzo molto diverso.
IN EDICOLA E IN FUMETTERIA IN QUESTI GIORNI, FIONDATEVI!
Le Storie vol. 5 - Il Lato Oscuro della Luna
Testi: Alessandro Bilotta
Disegni: Matteo Mosca
Copertina: Aldo Di Gennaro
110 pagine, € 3,50
Sergio Bonelli Editore
* due asterischi per lo stesso rimando: in tema di finale da interpretare e citazioni pinkfloydiane qui c'è un piccolo spoiler, quindi cliccate sul link di seguito solo una volta letto il fumetto: chi si limita a notare la citazione nel titolo non ha mai evidentemente ascoltato attentamente il testo della penultima traccia del concept album dei Pink Floyd (di cui per ovvie ragioni ometto il titolo), in cui è contenuto il verso che dà il titolo all'album (e a questo fumetto). ;-)
sabato 12 novembre 2011
[RECE] Groenlandia Manhattan di Chloé Cruchaudet
by
pio1976
Gran bella sorpresa.
Premessa: sono fermamente convinto (e devo ancora avere una smentita sul campo) che la Coconino Press sia, dal punto di vista della qualità delle storie che pubblica - e dal punto di vista della qualità in generale, a dirla tutta -, la migliore casa editrice di fumetti italiana. Sempre a dirla tutta è anche una di quelle con i prezzi più alti, ma prendete in mano un volume Coconino e capirete perché.
Perché questa sviolinata iniziale? Per giustificare il fatto che praticamente ogni volta che prendo in mano un volume Coconino c'è un buon 75% di probabilità che quel volume torni a casa con me.

Ed è proprio il caso di Groenlandia Manhattan, opera prima con cui Chloé Cruchaudet si è portata a casa nientemeno che il Premio Goscinny di Angouleme nel 2008.
Di cosa parla il volume? Parla della storia (vera!) dell'esploratore americano Robert Peary, che nel 1897, dopo aver fallito ancora nel cercare di raggiungere il Polo Nord, decide di tornare in patria portando con sé un gruppo di eschimesi, che l'avevano aiutato nella spedizione e che, nelle intenzioni dell'esploratore, serviranno a dimostrare ai newyorkesi la diversità fisica e culturale tra i due popoli (e, soprattutto, serviranno all'esploratore americano a salvare la faccia di fronte al fallimento della spedizione).
Il problema è che questi eschimesi si ammalano, e sopravvive solo il protagonista della storia, il piccolo Minik, che viene adottato da una famiglia americana. Crescendo, però, crescerà anche il desiderio di tornare al paese natìo, e le differenze culturali di cui sopra si faranno sentire in modo importante.
Una storia che parla di identità, di appartenenza a un luogo, del sentirsi straniero in terra straniera, narrata alternando toni drammatici a toni leggeri, senza mai perdere però una delicatezza di fondo molto presente nel racconto delle vicende del piccolo eschimese.
Lo stile grafico dell'autrice l'autrice inquadra, di volta in volta, un'atmosfera diversa: per illustrare le nozioni storiche, le leggende inuit, la natura incontaminata delle distese polari e le vedute di New York.
Interessante anche l'appendice storico-bibliografica con le foto originali dei protagonisti.
Groenlandia Manhattan
Chloé Cruchaudet
Ed. Coconino
Formato 17x24 cm, brossurato
144 pagine a colori, 18,00€
ISBN: 978-88-7618-164-1
Premessa: sono fermamente convinto (e devo ancora avere una smentita sul campo) che la Coconino Press sia, dal punto di vista della qualità delle storie che pubblica - e dal punto di vista della qualità in generale, a dirla tutta -, la migliore casa editrice di fumetti italiana. Sempre a dirla tutta è anche una di quelle con i prezzi più alti, ma prendete in mano un volume Coconino e capirete perché.
Perché questa sviolinata iniziale? Per giustificare il fatto che praticamente ogni volta che prendo in mano un volume Coconino c'è un buon 75% di probabilità che quel volume torni a casa con me.

Ed è proprio il caso di Groenlandia Manhattan, opera prima con cui Chloé Cruchaudet si è portata a casa nientemeno che il Premio Goscinny di Angouleme nel 2008.
Di cosa parla il volume? Parla della storia (vera!) dell'esploratore americano Robert Peary, che nel 1897, dopo aver fallito ancora nel cercare di raggiungere il Polo Nord, decide di tornare in patria portando con sé un gruppo di eschimesi, che l'avevano aiutato nella spedizione e che, nelle intenzioni dell'esploratore, serviranno a dimostrare ai newyorkesi la diversità fisica e culturale tra i due popoli (e, soprattutto, serviranno all'esploratore americano a salvare la faccia di fronte al fallimento della spedizione).
Il problema è che questi eschimesi si ammalano, e sopravvive solo il protagonista della storia, il piccolo Minik, che viene adottato da una famiglia americana. Crescendo, però, crescerà anche il desiderio di tornare al paese natìo, e le differenze culturali di cui sopra si faranno sentire in modo importante.
Una storia che parla di identità, di appartenenza a un luogo, del sentirsi straniero in terra straniera, narrata alternando toni drammatici a toni leggeri, senza mai perdere però una delicatezza di fondo molto presente nel racconto delle vicende del piccolo eschimese.
Lo stile grafico dell'autrice l'autrice inquadra, di volta in volta, un'atmosfera diversa: per illustrare le nozioni storiche, le leggende inuit, la natura incontaminata delle distese polari e le vedute di New York.
Interessante anche l'appendice storico-bibliografica con le foto originali dei protagonisti.
Groenlandia Manhattan
Chloé Cruchaudet
Ed. Coconino
Formato 17x24 cm, brossurato
144 pagine a colori, 18,00€
ISBN: 978-88-7618-164-1
venerdì 14 ottobre 2011
[RECE] Pachiderma, di Frederik Peeters
by
pio1976
Ho conosciuto Frederik Peeters diversi anni fa, con Pillole Blu (che mi è piaciuto moltissssimo), poi l'ho apprezzato con Lupus (che mi è piaciuto molto), e sono rimasto davvero colpito di come questo autore, con Pachiderma, si sia dimostrato versatile ed estremamente "diverso" rispetto alle due opere che ho citato (che comunque sono anch'esse diversissime tra loro); capace di cambiare sia dal punto di vista grafico sia, in modo ancora più "importante" da quello narrativo e stilistico.

Pachiderma è un'opera complessa e non lineare, quasi lynchiana, con elementi onirici e apparizioni surreali che si intrecciano con la trama "reale" e aiutano il lettore a decodificare le informazioni che l'autore inserisce e lascia trapelare dalla narrazione. La prima parte, in particolare, è quasi una lettura "al buio", dove elementi estemporanei compaiono dal nulla in una trama che non si è in grado di inquadrare se non alla luce delle rivelazioni finali.
Un racconto quasi fin troppo complicato; le atmosfere lyhnchiane non sono il mio forte, e francamente ho fatto un po' di fatica...
Preferisco il Peeters delle piccole storie come Pillole Blu, in buona sostanza.
Pachiderma
Frederik Peeters
Ed. Bao Publishing
Formato 22x31 cm, cartonato
96 pagine a colori, 17,00€
ISBN: 978-88-6543-002-6

Pachiderma è un'opera complessa e non lineare, quasi lynchiana, con elementi onirici e apparizioni surreali che si intrecciano con la trama "reale" e aiutano il lettore a decodificare le informazioni che l'autore inserisce e lascia trapelare dalla narrazione. La prima parte, in particolare, è quasi una lettura "al buio", dove elementi estemporanei compaiono dal nulla in una trama che non si è in grado di inquadrare se non alla luce delle rivelazioni finali.
Un racconto quasi fin troppo complicato; le atmosfere lyhnchiane non sono il mio forte, e francamente ho fatto un po' di fatica...
Preferisco il Peeters delle piccole storie come Pillole Blu, in buona sostanza.
Pachiderma
Frederik Peeters
Ed. Bao Publishing
Formato 22x31 cm, cartonato
96 pagine a colori, 17,00€
ISBN: 978-88-6543-002-6
sabato 8 ottobre 2011
[RECE] Wilson, di Daniel Clowes
by
pio1976

Lettura molto gradevole.
Daniel Clowes articola la storia di un perdente di provincia, svolgendo la trama attraverso tavole autoconclusive che, pagina dopo pagina, vanno a comporre la storia di un uomo misero e dall'esistenza molto tribolata.

Molto più leggero (ma moooooooolto più leggero!) della mia precedente esperienza Clowesiana, quel "Come un Guanto di Velluto Forgiato nel Ferro", dove le atmosfere erano inquietanti e Clowes strizzava un occhio - anzi, forse tutti e due, gli occhi - a David Lynch.
Ecco, io personalmente preferisco il registro di Wilson, e credo che Clowes dia il meglio descrivendo proprio queste piccole storie di piccoli personaggi della piccola provincia americana.
Edizione Coconino, e per la qualità ho detto tutto.
Wilson
Daniel Clowes
Ed. Coconino
Formato 21,5x29 cm, brossurato
88 pagine a colori, 17,50€
ISBN: 978-88-7618-176-4
martedì 11 gennaio 2011
[RECE] Cinquemila Chilometri Al Secondo
by
pio1976
Premessa: quando leggo un libro, o un fumetto, o ascolto un [termine quasi vintage] cd, o vedo un film, ho l'abitudine di controllare l'età dell'autore o del regista; non che l'affinità anagrafica sia determinante (o discriminante) nella scelta del volume / cd / dvd che riempirà il mio tempo libero, ma il sapere che un autore è mio coetaneo comporta irreparabilmente un aumento dell'empatia durante la lettura / ascolto / visione dell'opera in questione [e viceversa: credo che questa cosa abbia contribuito - in parte - alla decisione di abbandonare, dopo pochi capitoli, la lettura de La Versione di Barney (di Mordecai Rilcher, classe 1931); "Ti piacerà di più quando avrai la mia età" mi diceva mio padre. Vedremo].
Comunque. Manuele Fior è del 1975.
Quindi è praticamente mio coetaneo.

Allora. La prima cosa che mi viene in mente, ripensando a Cinquemila chilometri al secondo, è che la storia raccontata dall'autore è una storia perfettamente normale.
Manuele Fior parte da una situazione normale (due amici, nell'estate dopo la maturità, conoscono una ragazza che si trasferisce nel loro paese), e costruisce, attraverso le storie normali dei personaggi (viaggi all'estero, lavoro, amori, rimpianti e ricordi), una storia che porta il lettore a ragionare su un aspetto basilare: l'eccezionalità della vita sta proprio nella normale varietà e variabilità di sentimenti e relazioni che intercorrono tra le persone che si hanno vicino.
Poi ci sono gli acquerelli di Manuele Fior, a fare da valore aggiunto e da collante agli eventi narrati: se nelle prime pagine lo stile dell'autore sembra abbozzato, leggendo il volume se ne rimane incantati: non un segno, non un virtuosismo di troppo. Ogni capitolo ha un colore dominante: il giallo pomeridiano del paesino di provincia, i colori freddi della Norvegia, i toni caldi dell'Egitto, il grigiore del capitolo finale. Ogni capitolo un umore, ogni capitolo ha una sensazione cromatica a fare da sfondo ai dialoghi (anche qui: scarni ed essenziali).
Il lettore viene guidato proprio da questi elementi (colori e parole) attraverso salti temporali e ambientali in cui i personaggi crescono e cambiano, senza mai perdere i legami con il proprio passato; un'altra tematica del volume è proprio la consapevolezza di questo: puoi viaggiare e allontanarti quanto vuoi da dove sei, ma non riuscirai mai ad allontanarti da quello che sei, e quello che sei lo porterai dentro di te, per sempre.
Tra un capitolo e l'altro c'è una pagina di stacco, con gocce di pioggia disegnate sul foglio bianco. Prima una, poi due, poi tre, fino al diluvio che fa da premessa umorale a quello che succederà nel capitolo finale, dove la vita dei personaggi si scontrerà con i ricordi e le disillusioni.
Davvero un volume notevole; non conoscevo l'autore prima di questa lettura; ora recupererò sicuramente qualcuno dei suoi precedenti lavori (conoscendomi = tutti).
Cinquemila chilometri al secondo
Manuele Fior
Ed. Coconino Press
Formato 17x24 cm, brossurato
144 pagine a colori, 17,00€
ISBN: 978-88-7618-171-9
Comunque. Manuele Fior è del 1975.
Quindi è praticamente mio coetaneo.

Allora. La prima cosa che mi viene in mente, ripensando a Cinquemila chilometri al secondo, è che la storia raccontata dall'autore è una storia perfettamente normale.
Manuele Fior parte da una situazione normale (due amici, nell'estate dopo la maturità, conoscono una ragazza che si trasferisce nel loro paese), e costruisce, attraverso le storie normali dei personaggi (viaggi all'estero, lavoro, amori, rimpianti e ricordi), una storia che porta il lettore a ragionare su un aspetto basilare: l'eccezionalità della vita sta proprio nella normale varietà e variabilità di sentimenti e relazioni che intercorrono tra le persone che si hanno vicino.
Poi ci sono gli acquerelli di Manuele Fior, a fare da valore aggiunto e da collante agli eventi narrati: se nelle prime pagine lo stile dell'autore sembra abbozzato, leggendo il volume se ne rimane incantati: non un segno, non un virtuosismo di troppo. Ogni capitolo ha un colore dominante: il giallo pomeridiano del paesino di provincia, i colori freddi della Norvegia, i toni caldi dell'Egitto, il grigiore del capitolo finale. Ogni capitolo un umore, ogni capitolo ha una sensazione cromatica a fare da sfondo ai dialoghi (anche qui: scarni ed essenziali).
Il lettore viene guidato proprio da questi elementi (colori e parole) attraverso salti temporali e ambientali in cui i personaggi crescono e cambiano, senza mai perdere i legami con il proprio passato; un'altra tematica del volume è proprio la consapevolezza di questo: puoi viaggiare e allontanarti quanto vuoi da dove sei, ma non riuscirai mai ad allontanarti da quello che sei, e quello che sei lo porterai dentro di te, per sempre.
Tra un capitolo e l'altro c'è una pagina di stacco, con gocce di pioggia disegnate sul foglio bianco. Prima una, poi due, poi tre, fino al diluvio che fa da premessa umorale a quello che succederà nel capitolo finale, dove la vita dei personaggi si scontrerà con i ricordi e le disillusioni.
Davvero un volume notevole; non conoscevo l'autore prima di questa lettura; ora recupererò sicuramente qualcuno dei suoi precedenti lavori (conoscendomi = tutti).
Cinquemila chilometri al secondo
Manuele Fior
Ed. Coconino Press
Formato 17x24 cm, brossurato
144 pagine a colori, 17,00€
ISBN: 978-88-7618-171-9
mercoledì 5 gennaio 2011
[RECE] Mia Mamma
by
pio1976
No, non sto per recensire mia madre, bensì Mia Mamma (è in America, ha conosciuto Bufalo Bill), un fumetto di Jean Regnaud (testi) ed Émile Bravo (disegni), edito in Italia dai tipi della Bao Publishing.

Sinossi, da Anobii: Al primo giorno di scuola, tutti i bambini si presentano alla maestra. Jean spera che non gli faccia troppe domande, non ha voglia di rispondere. Soprattutto se gli chiede dove sia la sua mamma. Non sa niente, di lei. Per fortuna che Michèle, la figlia dei vicini, ogni tanto gli legge le cartoline che la mamma manda da tutto il mondo. Prima o poi tornerà, ne è sicuro.
Una storia dalle tematiche non semplici (quando c'è di mezzo l'infanzia il pericolo della semplificazione e della banalizzazione è sempre dietro l'angolo), narrata in modo semplice e diretto, dal punto di vista del bambino protagonista.
Lo stile narrativo strizza l'occhio alla letteratura per bambini: diverse vignette a tutta pagina e didascalie che completano quello che non viene espresso con i dialoghi.
Il mondo infantile viene rappresentato con tutte le sfumature del caso: il rapporto tra fratelli (con l'ultraviolenza affettuosa che riscontro anche tra le mie due bimbe), la ricerca di conforto, le ansie e le paure, ma anche le piccole gioie e la voglia di avventura.
Gli autori riescono in maniera perfetta a rappresentare il contrasto, di fronte all'incertezza che permea tutta la storia, tra la lucida consapevolezza degli adulti e l'inconsapevole leggerezza dei bambini.
Un bel volume, delicato e ben fatto sotto tutti gli aspetti (anche sotto il punto di vista della confezione, e qui il plauso va alla Bao).
Mia mamma (è in America, ha conosciuto Bufalo Bill)
Jean Regnaud (testi), Émile Bravo (disegni)
Ed. Bao Pulishing
cartonato a colori - 128 pagg. - 18,00€
ISBN: 978−88−6543−004−0

Sinossi, da Anobii: Al primo giorno di scuola, tutti i bambini si presentano alla maestra. Jean spera che non gli faccia troppe domande, non ha voglia di rispondere. Soprattutto se gli chiede dove sia la sua mamma. Non sa niente, di lei. Per fortuna che Michèle, la figlia dei vicini, ogni tanto gli legge le cartoline che la mamma manda da tutto il mondo. Prima o poi tornerà, ne è sicuro.
Una storia dalle tematiche non semplici (quando c'è di mezzo l'infanzia il pericolo della semplificazione e della banalizzazione è sempre dietro l'angolo), narrata in modo semplice e diretto, dal punto di vista del bambino protagonista.
Lo stile narrativo strizza l'occhio alla letteratura per bambini: diverse vignette a tutta pagina e didascalie che completano quello che non viene espresso con i dialoghi.
Il mondo infantile viene rappresentato con tutte le sfumature del caso: il rapporto tra fratelli (con l'ultraviolenza affettuosa che riscontro anche tra le mie due bimbe), la ricerca di conforto, le ansie e le paure, ma anche le piccole gioie e la voglia di avventura.
Gli autori riescono in maniera perfetta a rappresentare il contrasto, di fronte all'incertezza che permea tutta la storia, tra la lucida consapevolezza degli adulti e l'inconsapevole leggerezza dei bambini.
Un bel volume, delicato e ben fatto sotto tutti gli aspetti (anche sotto il punto di vista della confezione, e qui il plauso va alla Bao).
Mia mamma (è in America, ha conosciuto Bufalo Bill)
Jean Regnaud (testi), Émile Bravo (disegni)
Ed. Bao Pulishing
cartonato a colori - 128 pagg. - 18,00€
ISBN: 978−88−6543−004−0
lunedì 8 novembre 2010
[RECE] Il migliore amico dell'orso
by
pio1976
Io non lo conoscevo, Arto Paasilinna, lo ammetto, e sono dovuto ricorrere a Wikipedia per sapere chi fosse.
"Arto Tapio Paasilinna (Kittilä, 20 aprile 1942) è uno scrittore finlandese, con un passato da giornalista, poeta e guardiaboschi. È uno degli scrittori finlandesi più conosciuti all'estero, dal momento che parte della sua produzione è stata tradotta in 45 lingue." (wikipedia)
Quanti di voi conoscono Paasilinna o hanno letto un suo libro?
Complimenti alla BD (nella persona dell'Editor in Chief Tito Faraci) per il coraggio di proporre un fumetto tratto da un libro di un autore finlandese.
Non avendo letto il libro non sono in grado di fare un confronto con l'originale, ma qui la narrazione degli eventi risente forse del ridotto numero di pagine (il libro ha 300 pagine circa, il fumetto ne ha un centinaio).
I cambi di località sono quasi frenetici, gli elementi che probabilmente caratterizzavano il protagonista sono poco più che abbozzati (la crisi della fede, l'interesse per il cosmo).
Non è male, eh, beninteso... però mah.
giovedì 21 gennaio 2010
[RECE] Jimmy Corrigan. Il ragazzo più in gamba sulla Terra
by
pio1976
Mi sbilancio? Se non è il miglior fumetto che abbia mai letto, poco ci manca.
Attendevo con ansia questo volume: dopo averne sentito parlare in lungo e in largo come di un vero capolavoro, finalmente è uscito anche in Italia Jimmy Corrigan.
Dire che ne sono rimasto strabiliato è dire poco.
Uno prende in mano il volume e la prima cosa che salta all'occhio è, chiaramente, l'impaginazione "folle" delle tavole.

A uno verrebbe da pensare: ok, sarà molta forma e poca sostanza.
E qui viene il bello.
Chris Ware imbastisce una storia toccante (in parte autobiografica), che attraversa quattro generazioni per raccontare abbandoni, relazioni, amori e illusioni.
Ci sono pagine che colpiscono al cuore da quanto sono poetiche e da quanto sono in grado di trasmetterti Sensazioni.
Le invenzioni grafiche sono incredibili, la composizione della tavola lascia a bocca aperta a ogni pagina girata.
Interessante anche la postfazione di Ware, in cui rivela diversi particolari sulla genesi di questo volume.
Altra cosa notevole: l'adattamento per l'edizione italiana. Il volume è semplicemente perfetto*.
Lodi sperticate a traduzione, editing e lettering: hanno fatto un lavoro eccezionale.
Da rimanere a bocca aperta (una volta di più).
Non ho ancora scritto la parola magica, e allora eccola qui: Capolavoro.
* Non oso immaginare cosa sarebbe successo se a pubblicarlo fosse stata la Planeta de Agostini. XD
Attendevo con ansia questo volume: dopo averne sentito parlare in lungo e in largo come di un vero capolavoro, finalmente è uscito anche in Italia Jimmy Corrigan.
Dire che ne sono rimasto strabiliato è dire poco.
Uno prende in mano il volume e la prima cosa che salta all'occhio è, chiaramente, l'impaginazione "folle" delle tavole.

A uno verrebbe da pensare: ok, sarà molta forma e poca sostanza.
E qui viene il bello.
Chris Ware imbastisce una storia toccante (in parte autobiografica), che attraversa quattro generazioni per raccontare abbandoni, relazioni, amori e illusioni.
Ci sono pagine che colpiscono al cuore da quanto sono poetiche e da quanto sono in grado di trasmetterti Sensazioni.
Le invenzioni grafiche sono incredibili, la composizione della tavola lascia a bocca aperta a ogni pagina girata.
Interessante anche la postfazione di Ware, in cui rivela diversi particolari sulla genesi di questo volume.
Altra cosa notevole: l'adattamento per l'edizione italiana. Il volume è semplicemente perfetto*.
Lodi sperticate a traduzione, editing e lettering: hanno fatto un lavoro eccezionale.
Da rimanere a bocca aperta (una volta di più).
Non ho ancora scritto la parola magica, e allora eccola qui: Capolavoro.
* Non oso immaginare cosa sarebbe successo se a pubblicarlo fosse stata la Planeta de Agostini. XD
venerdì 11 dicembre 2009
[RECE] Come un guanto di velluto forgiato nel ferro
by
pio1976

Sottotitolo: Daniel Clowes deve evidentemente smetterla con la dimetiltriptamina.
Ok, Clowes di solito mi piace.
Penso che abbia un talento pazzesco nella narrazione delle piccole vicende della provincia americana e bla bla bla bla.
David Lynch ok, mi piace, e se mi piacesse davvero un casino forse scriverei una recensione così:
****
Recensione da Nerd Lynch-addicted:
*****
Bellissimo! Strano! Rimandi incorciati a personaggi che -wow!- sono troppo strani! Mistero! Stranezza! Inquietudine! Provincia americana! Daniel Clowes è bravo! E questo volume è bellissimo!
Anzi, no, di più: è sTraNisSimo!!!
-----
Invece, purtroppo, leggendo questo volume si rimpiange il "solito" Daniel Clowes.
Ok, apprezzo il coraggio di tentare un cambiamento deciso nello stile narrativo, ma così è forse un po' troppo... e quindi:
*****
Recensione da appassionato di Daniel Clowes:
*****
Ok, la deriva Lynchiana di Daniel Clowes è un po' troppo per il sottoscritto.
In sei parole? Non Si Capisce Una Beata Mazza.
Personaggi improbabili (improbabili? leggi incomprensibilmente assurdi), trama confusa (confusa? leggi assurda e irrimediabilmente confusa), situazioni irreali (irreali? no, no, non ci sono aggettivi...).
La trama di Donnie Darko, in confronto, è una storia lineare e semplice.
Colossale delusione.
Chiaramente so già che questa recensione avrà stuzzicato la curiosità del Caro Cugino Ca.Ma., che sicuramente lo apprezzerà (esiste una regola, quasi sempre rispettata, per cui quello che non mi piace tanto non piace tanto nemmeno a lui, mentre invece quello che a me fa veramente schifo, a lui spesso piace molto :D).
martedì 26 maggio 2009
FactorY di Morozzi e Petrucci
by
pio1976

Verrebbe da dire "Ed ora qualcosa di completamente diverso!", almeno in campo fumettistico, naturalmente.
Factory prende struttura e stile narrativo dai recenti telefilm ammereghani (Lost su tutti, anche se gli autori parzialmente smentiscono), con una galleria di personaggi di cui veniamo a conoscere i trascorsi attraverso sapienti flashback.
Non manca, elemento in comune ancora una volta con i telefilm di cui sopra, il climax finale che lascia in sospeso il lettore fino al successivo capitolo / volume.
Operazione interessante, resa ancora più interessante da una trama che ti incolla alle pagine (ottimo - come al solito - Morozzi) e dallo stile essenziale dei disegni (ottimo - come al solito - Petrucci).
Un bell'esperimento che si è rivelato uno dei migliori fumetti letti ultimamente.
Sono già usciti due volumi su tre (il terzo è in arrivo per ottobre), esiste anche un blog ma ne consiglio la consultazione solo dopo aver letto i due volumi, dato che è aggiornato spesso e ci sono diversi spoiler.
venerdì 24 aprile 2009
DMZ: fuoco amico
by
pio1976
4° volume della serie DMZ, ideata da Brian Wood e disegnata magistralmente da Riccardo Burchielli (anche se in questo volume il Burchielli nazionale si alterna con Nathan Fox).
La serie è ambientata in una New York del futuro prossimo, con gli USA lacerati da una terribile guerra civile. Il protagonista è Matt Roth, un giornalista che viene catapultato nella centro di Manhattan, dove "c'è la demilitarized zone (da qui DMZ): una terra di nessuno contesa fra le forze degli Stati Uniti d'America e quelle degli Stati Liberi".

La butto là: DMZ è la migliore serie del momento (e una delle migliori in assoluto).
Questo quarto volume, in particolare, è il migliore della serie, finora, tolto forse il primo, dove però c'erano tutti i vantaggi della Novità.
La run di fuoco amico è semplicemente perfetta, la trama si snoda fino alla conclusione senza lasciare pagine "lente" o superflue. E la conclusione è un pugno allo stomaco che arriva da lontano, inaspettato.
Complimenti a Brian Wood e a Riccardo Burchielli, una serie davvero ottima.
Peccato per la confezione non priva di errori (La Planeta non brilla - e non ha mai brillato - per la cura del lettering dei suoi volumi, ma il nome del disegnatore sbagliato, IN COPERTINA - ricardo invece di riccardo-, non lo avevo ancora visto. Sincera tristezza).
DMZ vol. 4 - Fuoco Amico - Planeta de Agostini, 128 pagg., Euro 10.95.
[fumetti] [recensioni]
La serie è ambientata in una New York del futuro prossimo, con gli USA lacerati da una terribile guerra civile. Il protagonista è Matt Roth, un giornalista che viene catapultato nella centro di Manhattan, dove "c'è la demilitarized zone (da qui DMZ): una terra di nessuno contesa fra le forze degli Stati Uniti d'America e quelle degli Stati Liberi".

La butto là: DMZ è la migliore serie del momento (e una delle migliori in assoluto).
Questo quarto volume, in particolare, è il migliore della serie, finora, tolto forse il primo, dove però c'erano tutti i vantaggi della Novità.
La run di fuoco amico è semplicemente perfetta, la trama si snoda fino alla conclusione senza lasciare pagine "lente" o superflue. E la conclusione è un pugno allo stomaco che arriva da lontano, inaspettato.
Complimenti a Brian Wood e a Riccardo Burchielli, una serie davvero ottima.
Peccato per la confezione non priva di errori (La Planeta non brilla - e non ha mai brillato - per la cura del lettering dei suoi volumi, ma il nome del disegnatore sbagliato, IN COPERTINA - ricardo invece di riccardo-, non lo avevo ancora visto. Sincera tristezza).
DMZ vol. 4 - Fuoco Amico - Planeta de Agostini, 128 pagg., Euro 10.95.
[fumetti] [recensioni]
venerdì 6 marzo 2009
Rughe, di Paco Roca
by
pio1976
Rimango sempre sbalordito quando un autore riesce a raccontare una storia così dolorosa in modo così delicato e senza cadere in toni eccessivamente drammatici o pietosi.
E' quello che mi è successo leggendo Rughe, di Paco Roca.

Si parla di morbo di Alzheimer, con tutti gli aspetti accessori del caso (memoria che svanisce, deficit cognitivi, ospizi, ma anche, chiaramente, amore, amicizia, famiglia, ecc.).
Chiaramente la malinconia di fondo è tanta, e la poesia altrettanta.
Paco Roca ha creato un fumetto davvero delicato ed emozionante, a partire dalla copertina, con il morbo raffigurato attraverso le fotografie in bianco e nero che volano via dalla testa del protaognista.
Uno dei più bei fumetti che mi sia capitato di leggere, davvero.
Paco Roca, "Rughe" - Ed. Tunué, 2008
104 pagg. a colori; cm. 17 x 24; rileg. filo refe.
Euro 12,50 (ISBN-13 978-88-89613-38-2)
[fumetti] [recensioni]
E' quello che mi è successo leggendo Rughe, di Paco Roca.

Si parla di morbo di Alzheimer, con tutti gli aspetti accessori del caso (memoria che svanisce, deficit cognitivi, ospizi, ma anche, chiaramente, amore, amicizia, famiglia, ecc.).
Chiaramente la malinconia di fondo è tanta, e la poesia altrettanta.
Paco Roca ha creato un fumetto davvero delicato ed emozionante, a partire dalla copertina, con il morbo raffigurato attraverso le fotografie in bianco e nero che volano via dalla testa del protaognista.
Uno dei più bei fumetti che mi sia capitato di leggere, davvero.
Paco Roca, "Rughe" - Ed. Tunué, 2008
104 pagg. a colori; cm. 17 x 24; rileg. filo refe.
Euro 12,50 (ISBN-13 978-88-89613-38-2)
[fumetti] [recensioni]
giovedì 11 dicembre 2008
Si incensa Gipi e contestualmente si recensa LMVDM
by
pio1976
[SPOILER FREE!]
Ieri notte ho letto LMVDM, volume di Gipi di cui avevo fatto una imparzialissima critica preventiva supportata da validissimi argomenti (Gipi = genio).
Ora che il volume l'ho effettivamente letto, posso fare alcune considerazioni.

Prologo: avevo comprato LMVDM appena uscito, privilegio che riservo - e ho riservato in passato - solo a pochi esclusivissimi membri del mio personalissimo club dei Grandi (in ordine - cronologico - sparso: Pearl Jam, DFW, i Cure, Palahniuk, Bacilieri, Welsh fino a Porno, Enoch e pochissimi altri).
Mi ero detto: tienilo lì, tienilo da parte, che prima o dopo avrai 'sta oretta libera, prima o dopo ti beccherai 'sta febbretta (l'influenza per me ha sempre coinciso con le letture di libri e fumetti rimandate o posticipate per mancanza di tempo). Ieri invece ho postato sul blog l'intervista che Gipi ha rilasciato alle Invasioni Barbariche.
Ora, io Gipi lo conosco tramite i suoi fumetti, e poi tramite il suo blog, ma non è che mi sia mai capitato di sentirlo parlare una mezz'ora scarsa di fila dei Cazzi Suoi.
Dopo tre minuti già stava parlando del fumetto, e - per come sono fatto io che non voglio sapere niente di una cosa che devo ancora vedere - ho interrotto l'intervista e mi sono detto: "vabbè, è tardi, ma chisse, leggiamoci Il Capolavoro".
E Capolavoro fu.
Nelle pagine di LMVDM si trova Tutto: risate dolci, risate amare, dolcezza, amore, ricordo, malinconia, rimpianti, divertimento, rimorsi, avventura, ironia, pirati (!), amici, droga, isole, sfrush, e alla fine si rimane stupiti e coinvolti dalla Meraviglia.
Gipi ha il Dono di coinvolgerti raccontandoti i Cazzi Suoi (in alcune pagine letteralmente).
Pochi autori sanno coinvolgerti così profondamente raccontandoti cose "normali" e "personali", in senso assoluto (trovatemi un regista, uno scrittore, un poeta, un pittore che sia - oggi - paragonabile a Gipi.... David B.? Naaa, troppa tavola... forse lo Spiegelman di Maus, ok, ma lì l'empatia deriva - almeno per quanto mi riguarda - anche e soprattutto dalla tragedia della Shoah che fa da sfondo alla vicenda).
Il tratto è sfuggevole in alcune parti quanto incredibilmente curato negli acquerelli degli inserti pirateschi a colori, e il titolo (La Mia Vita Disegnata Male) serve solo come pretesto, dato che più uno sfoglia il volume più si rende conto di quanto essenziale sia il suo disegno.
E l'essenzialità, qui da me, è un pregio raro.
Non vi dico altro, sapete cosa fare.
Poi magari quando l'avete letto tornate qua che ne parliamo ancora nei commenti (che non saranno più spoiler free come questo post)
[gipi] [fumetti] [recensioni]
Ieri notte ho letto LMVDM, volume di Gipi di cui avevo fatto una imparzialissima critica preventiva supportata da validissimi argomenti (Gipi = genio).
Ora che il volume l'ho effettivamente letto, posso fare alcune considerazioni.

Prologo: avevo comprato LMVDM appena uscito, privilegio che riservo - e ho riservato in passato - solo a pochi esclusivissimi membri del mio personalissimo club dei Grandi (in ordine - cronologico - sparso: Pearl Jam, DFW, i Cure, Palahniuk, Bacilieri, Welsh fino a Porno, Enoch e pochissimi altri).
Mi ero detto: tienilo lì, tienilo da parte, che prima o dopo avrai 'sta oretta libera, prima o dopo ti beccherai 'sta febbretta (l'influenza per me ha sempre coinciso con le letture di libri e fumetti rimandate o posticipate per mancanza di tempo). Ieri invece ho postato sul blog l'intervista che Gipi ha rilasciato alle Invasioni Barbariche.
Ora, io Gipi lo conosco tramite i suoi fumetti, e poi tramite il suo blog, ma non è che mi sia mai capitato di sentirlo parlare una mezz'ora scarsa di fila dei Cazzi Suoi.
Dopo tre minuti già stava parlando del fumetto, e - per come sono fatto io che non voglio sapere niente di una cosa che devo ancora vedere - ho interrotto l'intervista e mi sono detto: "vabbè, è tardi, ma chisse, leggiamoci Il Capolavoro".
E Capolavoro fu.
Nelle pagine di LMVDM si trova Tutto: risate dolci, risate amare, dolcezza, amore, ricordo, malinconia, rimpianti, divertimento, rimorsi, avventura, ironia, pirati (!), amici, droga, isole, sfrush, e alla fine si rimane stupiti e coinvolti dalla Meraviglia.
Gipi ha il Dono di coinvolgerti raccontandoti i Cazzi Suoi (in alcune pagine letteralmente).
Pochi autori sanno coinvolgerti così profondamente raccontandoti cose "normali" e "personali", in senso assoluto (trovatemi un regista, uno scrittore, un poeta, un pittore che sia - oggi - paragonabile a Gipi.... David B.? Naaa, troppa tavola... forse lo Spiegelman di Maus, ok, ma lì l'empatia deriva - almeno per quanto mi riguarda - anche e soprattutto dalla tragedia della Shoah che fa da sfondo alla vicenda).
Il tratto è sfuggevole in alcune parti quanto incredibilmente curato negli acquerelli degli inserti pirateschi a colori, e il titolo (La Mia Vita Disegnata Male) serve solo come pretesto, dato che più uno sfoglia il volume più si rende conto di quanto essenziale sia il suo disegno.
E l'essenzialità, qui da me, è un pregio raro.
Non vi dico altro, sapete cosa fare.
Poi magari quando l'avete letto tornate qua che ne parliamo ancora nei commenti (che non saranno più spoiler free come questo post)
[gipi] [fumetti] [recensioni]
giovedì 13 novembre 2008
Sette Psicopatici + Sette Ladri
by
pio1976
Secondo post di recensioni fumettistiche consecutivo (in questi giorni di influenza l'unica cosa che riesco a fare è leggere un po'...)
Veniamo a Sette, una serie molto originale nei presupposti che nei volumi finora pubblicati in Italia dalla Planeta de Agostini si è dimostrata altrettanto interessante.
La serie, in pratica, è composta da 7 volumi ognuno dei quali narra le vicende di una squadra composta da 7 persone, impegnata in un'avventura.
Per ogni volume si rinnova la squadra, l'avventura e anche il team creativo di autori e disegnatori.

Il primo volume (uscito in settembre) si intitola Sette Psicopatici (Planeta, cartonato, 64 pagine, 8.95 euro), la storia è la seguente:
"Perché nessuno dei tentativi di assassinio di Adolf Hitler ha avuto esito positivo? La teoria di Joshua Goldsmith è che erano tutti troppo prevedibili: per questo motivo ha messo insieme la squadra definitiva, sette psicopatici con una sola missione: terminare una vita umana".
Storia molto ben articolata con sviluppi imprevisti e bei personaggi, disegni a mio modestissimo parere davvero superlativi. Un acquisto caldamente consigliato.

Il secondo volume (Sette Ladri, Planeta, cartonato, 64 pagine, 8.95 euro), invece, uscito in questi giorni, è un'avventura fantasy che parla di 7 ladri assoldati per mettere le mani su un leggendario tesoro.
Qui parliamo di una bella storia fantasy, ma nulla di più.
Attendiamo le prossime 5 uscite (nell'ordine: 7 pirati, 7 missionari, 7 guerrieri, 7 prigionieri, 7 yakuza) con molta curiosità.
Da segnalare il volume Sette Missionari, disegnato dal nostro Luigi Critone.
[recensioni] [fumetti]
Veniamo a Sette, una serie molto originale nei presupposti che nei volumi finora pubblicati in Italia dalla Planeta de Agostini si è dimostrata altrettanto interessante.
La serie, in pratica, è composta da 7 volumi ognuno dei quali narra le vicende di una squadra composta da 7 persone, impegnata in un'avventura.
Per ogni volume si rinnova la squadra, l'avventura e anche il team creativo di autori e disegnatori.

Il primo volume (uscito in settembre) si intitola Sette Psicopatici (Planeta, cartonato, 64 pagine, 8.95 euro), la storia è la seguente:
"Perché nessuno dei tentativi di assassinio di Adolf Hitler ha avuto esito positivo? La teoria di Joshua Goldsmith è che erano tutti troppo prevedibili: per questo motivo ha messo insieme la squadra definitiva, sette psicopatici con una sola missione: terminare una vita umana".
Storia molto ben articolata con sviluppi imprevisti e bei personaggi, disegni a mio modestissimo parere davvero superlativi. Un acquisto caldamente consigliato.

Il secondo volume (Sette Ladri, Planeta, cartonato, 64 pagine, 8.95 euro), invece, uscito in questi giorni, è un'avventura fantasy che parla di 7 ladri assoldati per mettere le mani su un leggendario tesoro.
Qui parliamo di una bella storia fantasy, ma nulla di più.
Attendiamo le prossime 5 uscite (nell'ordine: 7 pirati, 7 missionari, 7 guerrieri, 7 prigionieri, 7 yakuza) con molta curiosità.
Da segnalare il volume Sette Missionari, disegnato dal nostro Luigi Critone.
[recensioni] [fumetti]
martedì 11 novembre 2008
Il campo dell'arcobaleno - Nijigahara Holograph
by
pio1976
Non sono un intenditore di manga ecc. (mi fermo ai capisaldi riconosciuti... Akira, Tezuka, Nausicaa, cose così...), ma ogni tanto incappo quasi per caso in un fumetto meraviglioso, e allora riesco a superare il mio più grande preconcetto: la lettura all'orientale, per il mercato non orientale, è una cagata pazzesca.
Lettura all'orientale: in Giappone i fumetti si sfogliano da destra verso sinistra, e anche l'ordine di lettura delle vignette è, ovviamente, da destra a sinistra. Alcune case editrici, per "fedeltà all'originale" propongono il manga in questione senza adattare il senso della lettura ai canoni occidentali (vuoi per fedeltà all'opera - tipo personaggi che diventano mancini -, vuoi perché senza dubbio è un discreto sbattimento "ribaltare" le pagine e le vignette, soprattutto se in esse compaiono elementi quali insegne, cartine geografiche ecc).
Alcune case editrici se ne chiavano e ribaltano come viene, altre ancora interpellano l'autore e fanno un lavoro certosino (vedi il recente - e bellissimo - Sotto un Cielo Radioso di Taniguchi per Coconino).
Ma tant'è: i puristi come al solito non concepiscono adattamenti all'occidentale, i pigri non sopportano di abituarsi al senso di lettura giapponese, io sto in mezzo: non mi cambia nulla adattarmi alla lettura orientale, ma dall'altro canto non capisco la rabbia dei puristi che non concepiscono il cambiamento per il mercato occidentale.
Questa piccola divagazione che quasi non c'entra un cazzo è per introdurvi a uno dei fumetti più belli e intriganti che abbia letto quest'anno: Il campo dell'arcobaleno di Inio Asano (Planet Manga, 9,90 euro).

Avvertenza: si tratta di un fumetto abbastanza complicato, di non facile lettura, per i continui salti nel tempo e conseguenti invecchiamenti dei protagonisti, ma l'intreccio tra gli stessi, per come è strutturato, è un fantastico meccanismo ad orologeria.
300 pagine e 13 capitoli che si incastrano come un mosaico tra amore, violenza, leggende popolari, crudeltà che solo i bambini possono avere, e molto molto altro.
In alcuni punti, a livello di collegamenti narrativi, mi ha ricordato il JJ Abrams di Lost (ok, per alcuni di voi non si tratterà di un gran complimento, ma sticazzi, per me Abrams rimane un genio).
[recensioni] [fumetti]
Lettura all'orientale: in Giappone i fumetti si sfogliano da destra verso sinistra, e anche l'ordine di lettura delle vignette è, ovviamente, da destra a sinistra. Alcune case editrici, per "fedeltà all'originale" propongono il manga in questione senza adattare il senso della lettura ai canoni occidentali (vuoi per fedeltà all'opera - tipo personaggi che diventano mancini -, vuoi perché senza dubbio è un discreto sbattimento "ribaltare" le pagine e le vignette, soprattutto se in esse compaiono elementi quali insegne, cartine geografiche ecc).
Alcune case editrici se ne chiavano e ribaltano come viene, altre ancora interpellano l'autore e fanno un lavoro certosino (vedi il recente - e bellissimo - Sotto un Cielo Radioso di Taniguchi per Coconino).
Ma tant'è: i puristi come al solito non concepiscono adattamenti all'occidentale, i pigri non sopportano di abituarsi al senso di lettura giapponese, io sto in mezzo: non mi cambia nulla adattarmi alla lettura orientale, ma dall'altro canto non capisco la rabbia dei puristi che non concepiscono il cambiamento per il mercato occidentale.
Questa piccola divagazione che quasi non c'entra un cazzo è per introdurvi a uno dei fumetti più belli e intriganti che abbia letto quest'anno: Il campo dell'arcobaleno di Inio Asano (Planet Manga, 9,90 euro).

Avvertenza: si tratta di un fumetto abbastanza complicato, di non facile lettura, per i continui salti nel tempo e conseguenti invecchiamenti dei protagonisti, ma l'intreccio tra gli stessi, per come è strutturato, è un fantastico meccanismo ad orologeria.
300 pagine e 13 capitoli che si incastrano come un mosaico tra amore, violenza, leggende popolari, crudeltà che solo i bambini possono avere, e molto molto altro.
In alcuni punti, a livello di collegamenti narrativi, mi ha ricordato il JJ Abrams di Lost (ok, per alcuni di voi non si tratterà di un gran complimento, ma sticazzi, per me Abrams rimane un genio).
[recensioni] [fumetti]
lunedì 4 agosto 2008
Johnny Cash bio: fumetto VS film
by
pio1976
Mare, profumo di mare...
Di nuovo al lavoro dopo una settimana di vacanza, tuffi con Emma, bagni al mare con Emma e ginocchi sbucciati (di Emma).
In questa prima tranche di ferie ho avuto l'occasione di approfondire la conoscenza della vita di Johnny Cash (come dite? esticazzi?), grazie a due prodotti diversi come medium ma identici come scopo: raccontare la vita del cantante che ha fatto la storia della musica country in USA.

a. Cash: I See a Darkness
(di Reinhard Kleist, Black Velvet Editore, 222 pagine, 16 euro)
b. Walk The Line (film di James Mangold del 2005, con uno strepitoso Joaquin Phoenix nei panni di Cash).
In due parole: entrambi mi sono piaciuti (tra i due preferisco però il fumetto), anche se leggendo la biografia su wikipedia mi sono reso conto che in entrambi manca almeno un episodio chiave della vita del cantante*, e solo dopo aver letto il fumetto E guardato il film si ha un'immagine completa della vita di Johnny Cash.
La visione d'insieme mi ha fatto anche venire voglia di procurarmi qualche canzone di Johnny Cash, ma a parte le cose recenti direi che devo ancora superare lo scoglio "la musica country è un pelino noiosa"...
Una cosa recente che mi piace un sacco:
Hurt (scritta da quel genio di Trent Reznor e utilizzata per una bellissima pubblicità -mi pare- della nike):
*per la cronaca: nel film manca completamente il racconto dell'evento che ha spinto Cash a disintossicarsi dalle droghe (l'epifania del fratello morto nelle grotte dove Cash era andato con l'intento di lasciarsi morire di fame), mentre nel fumetto mancano del tutto gli avvenimenti successivi al concerto di Folsom (tranne una breve conclusione sul Johnny Cash dei giorni nostri), avvenimenti che invece segnano il finale del film.
[cinema] [fumetti] [recensioni] [musica]
Di nuovo al lavoro dopo una settimana di vacanza, tuffi con Emma, bagni al mare con Emma e ginocchi sbucciati (di Emma).
In questa prima tranche di ferie ho avuto l'occasione di approfondire la conoscenza della vita di Johnny Cash (come dite? esticazzi?), grazie a due prodotti diversi come medium ma identici come scopo: raccontare la vita del cantante che ha fatto la storia della musica country in USA.

a. Cash: I See a Darkness
(di Reinhard Kleist, Black Velvet Editore, 222 pagine, 16 euro)
b. Walk The Line (film di James Mangold del 2005, con uno strepitoso Joaquin Phoenix nei panni di Cash).
In due parole: entrambi mi sono piaciuti (tra i due preferisco però il fumetto), anche se leggendo la biografia su wikipedia mi sono reso conto che in entrambi manca almeno un episodio chiave della vita del cantante*, e solo dopo aver letto il fumetto E guardato il film si ha un'immagine completa della vita di Johnny Cash.
La visione d'insieme mi ha fatto anche venire voglia di procurarmi qualche canzone di Johnny Cash, ma a parte le cose recenti direi che devo ancora superare lo scoglio "la musica country è un pelino noiosa"...
Una cosa recente che mi piace un sacco:
Hurt (scritta da quel genio di Trent Reznor e utilizzata per una bellissima pubblicità -mi pare- della nike):
*per la cronaca: nel film manca completamente il racconto dell'evento che ha spinto Cash a disintossicarsi dalle droghe (l'epifania del fratello morto nelle grotte dove Cash era andato con l'intento di lasciarsi morire di fame), mentre nel fumetto mancano del tutto gli avvenimenti successivi al concerto di Folsom (tranne una breve conclusione sul Johnny Cash dei giorni nostri), avvenimenti che invece segnano il finale del film.
[cinema] [fumetti] [recensioni] [musica]
giovedì 24 luglio 2008
Ho letto, ho guardato, mi incazzerò.
by
pio1976
1. Ho letto.
Incredibile come l'età cambi il giudizio su alcune cose.
Nel 2001 avevo comprato "Il Sonnambulo" di Tomine in piena ingordigia fumettistica.
Preso dalla voglia di andare oltre i soliti fumetti mainstream mi ero fiondato su Tomine.
E "Il Sonnambulo" mi aveva *annoiato-a-morte*.
A distanza di 7 anni sono riuscito a recuperare Summer Blonde (2003, Coconino, 112 pagine, 13 Euro).

Evidentemente i miei gusti sono cambiati parecchio (i questi 7 anni ne sono successe, di cose... il carattere e i gusti cambiano). La raccolta di Summer Blonde (sono quattro racconti di una trentina di pagine ciascuno) mi è piaciuta un sacco. Storie semplici, bei personaggi, atmosfere da provincia americana. Molto bello.
La gente cambia...
2. Ho guardato.
FILM:
In questi giorni ho trovato il tempo per guardarmi alcuni film che erano in coda:
- Qualcuno volò sul Nido del Cuculo
Bellissimo. ("Ehmacazzo, non l'avevi mai visto?" "No.").
- Mystery Men: cagata (NB: cagata vera.)
con Ben Stiler guida un gruppo di pseudo supereroi contro il cattivo di turno (che è Geoffrey Rush, poveretto...). Pochissimi momenti divertenti. Tranquillamente trascurabile.
- La Ragazza del Lago: bellissimo.
Il cinema italiano può sfornare piccoli capolavori. Impressionante la bravura di TUTTI gli attori, dai ruoli principali fino ai personaggi secondari. Nota: il regista, Andrea Molaioli, ha fatto per anni l'aiuto regista di Moretti.
TELEFILM:
- Dr. Horrible's Sing-Along Blog: delirante.

L'ultima creatura di Joss Whedon (Buffy, Firefly e un sacco di robba bbuona) è un musical in tre puntate (da 20 minuti l'una) che ha come tema la rivalità tra il Dr. Horrible (interpretato da Neil Patrick Harris -> Barney Stintson) e Captain Hammer (interpretato da Nathan Fillion -> Firefly). Demenziale quanto basta, molto divertente.
3. Mi incazzerò.
Oggi il computer di casa (glorioso AMD del 2001, mai formattato) ha deciso di abbandonarci e dopo un mese di casini al registro, opportunamente tamponati, è morto.
Poche cose mi fanno incazzare come i problemi col PC.
Stasera proverò - su consiglio di Ca.Ma. - a installare Ubuntu per vedere se riesco a recuperare qualcosa dal disco.
Successivamente credo che coglierò l'occasione per comprare qualcosa di nuovo... leeehhhh... e qui scatta il dibattito: posto che ero orientato a prendere una macchina molto piccola:
a. MacMini (A Kè, ma quanno escono sti modelli nuovi?).
Pro: è piccolo, è un Mac, con tutto quello che ne consegue.
Contro: niente uscita digitale video (sbaglio?) prezzo alto rispetto alle prestazioni.
b. PC minitower.
Pro: ottimo rapporto prezzo/prestazioni, maggiore configurabilità, uscite per tutti i gusti.
Contro: E' win (con tutto quello che ne consegue).
Consigliatemi.
[cinema] [fumetti] [recensioni] [telefilm] [pio's]
Incredibile come l'età cambi il giudizio su alcune cose.
Nel 2001 avevo comprato "Il Sonnambulo" di Tomine in piena ingordigia fumettistica.
Preso dalla voglia di andare oltre i soliti fumetti mainstream mi ero fiondato su Tomine.
E "Il Sonnambulo" mi aveva *annoiato-a-morte*.
A distanza di 7 anni sono riuscito a recuperare Summer Blonde (2003, Coconino, 112 pagine, 13 Euro).

Evidentemente i miei gusti sono cambiati parecchio (i questi 7 anni ne sono successe, di cose... il carattere e i gusti cambiano). La raccolta di Summer Blonde (sono quattro racconti di una trentina di pagine ciascuno) mi è piaciuta un sacco. Storie semplici, bei personaggi, atmosfere da provincia americana. Molto bello.
La gente cambia...
2. Ho guardato.
FILM:
In questi giorni ho trovato il tempo per guardarmi alcuni film che erano in coda:
- Qualcuno volò sul Nido del Cuculo
Bellissimo. ("Ehmacazzo, non l'avevi mai visto?" "No.").
- Mystery Men: cagata (NB: cagata vera.)
con Ben Stiler guida un gruppo di pseudo supereroi contro il cattivo di turno (che è Geoffrey Rush, poveretto...). Pochissimi momenti divertenti. Tranquillamente trascurabile.
- La Ragazza del Lago: bellissimo.
Il cinema italiano può sfornare piccoli capolavori. Impressionante la bravura di TUTTI gli attori, dai ruoli principali fino ai personaggi secondari. Nota: il regista, Andrea Molaioli, ha fatto per anni l'aiuto regista di Moretti.
TELEFILM:
- Dr. Horrible's Sing-Along Blog: delirante.

L'ultima creatura di Joss Whedon (Buffy, Firefly e un sacco di robba bbuona) è un musical in tre puntate (da 20 minuti l'una) che ha come tema la rivalità tra il Dr. Horrible (interpretato da Neil Patrick Harris -> Barney Stintson) e Captain Hammer (interpretato da Nathan Fillion -> Firefly). Demenziale quanto basta, molto divertente.
3. Mi incazzerò.
Oggi il computer di casa (glorioso AMD del 2001, mai formattato) ha deciso di abbandonarci e dopo un mese di casini al registro, opportunamente tamponati, è morto.
Poche cose mi fanno incazzare come i problemi col PC.
Stasera proverò - su consiglio di Ca.Ma. - a installare Ubuntu per vedere se riesco a recuperare qualcosa dal disco.
Successivamente credo che coglierò l'occasione per comprare qualcosa di nuovo... leeehhhh... e qui scatta il dibattito: posto che ero orientato a prendere una macchina molto piccola:
a. MacMini (A Kè, ma quanno escono sti modelli nuovi?).
Pro: è piccolo, è un Mac, con tutto quello che ne consegue.
Contro: niente uscita digitale video (sbaglio?) prezzo alto rispetto alle prestazioni.
b. PC minitower.
Pro: ottimo rapporto prezzo/prestazioni, maggiore configurabilità, uscite per tutti i gusti.
Contro: E' win (con tutto quello che ne consegue).
Consigliatemi.
[cinema] [fumetti] [recensioni] [telefilm] [pio's]
martedì 22 luglio 2008
Wanted VS Wanted
by
pio1976

La settimana scorsa alcuni di noi hanno visto Wanted.
Un paio di giorni fa ho recuperato il fumetto per vedere se il film gli era fedele o meno.
SPOILER: da qui in poi si parla sia del film che del fumetto, quindi non lamentatevi se vi roviniamo la sorpresa.
Premessa: il fumetto non ha niente a che vedere con il film, a parte il protagonista, il suo riscatto attraverso la violenza e alcune situazioni (mosche, macchina e pochissime altre). La trama di fondo è completamente diversa: nel fumetto il protagonista si inserisce in una confraternita di superciminali volta all'annientamento dei supereroi nei vari universi.
Oltretutto nel fumetto non c'è la minima traccia dello stronzissimo telaio del fato né tanto meno dei proiettili che curvano. Ah, e il corrispettivo di Angelina Jolie, nel fumetto, è di colore (di colore nero, ovviamente).
La componente supereroistica del fumetto quindi non esiste nella pellicola, dove oltretutto l'ultraviolenza viene motivata in maniera assolutamente assurda (il sopracitato - e assurdissimo - telaio del fato).
1. IL FILM: onestamente devo dire che tutto sommato non mi è dispiaciuto.
Le scene di azione sono girate in maniera impressionante e ci sono delle trovate davanti alle quali si resta francamente a bocca aperta.
Non nascondo che la trovata dei proiettili curvanti è una delle cose che mi sono piaciute di più del film (fermo restando che ci vuole una notevole "sospensione dell'incredulità" per farsi andare bene tutte le cose assurde di questo film*)
La mano del regista si vede: da quel poco che ho visto dei film precedenti di Timur Bekmambetov - I Guardiani della Notte e I Guardiani del Giorno - il russo è senza dubbio uno dei registi d'azione più in gamba del momento, e il suo arrivo a Hollywood ne conferma le potenzialità.
2. Il FUMETTO: non sono il genere di lettore che ben accetta le trame supereroistiche, quindi sinceramente non mi ha fatto impazzire.
Certo, la scrittura di Millar è brillante come al solito (anche se continuo a preferire Chosen).
Vorrei poi spezzare una lancia per l'edizione della Panini Comics (cartonato che rispecchia in tutto e per tutto la nuova edizione che la Top Cow ha fatto uscire in occasione del lancio del film): oltre al fumetto si trova un ricco dossier con le copertine originali, le grafiche composte per le fiere americane, e una ricca galleria dei personaggi reinterpretati dalle matite di famosi disegnatori.
Ovviamente spicca il Testa di Merda (ebbene sì, uno dei personaggi si chiama proprio Testa di Merda, vi lascio immaginare i super poteri...), raffigurato da Bill Sienkiewicz come il Pensatore di Rodin: spettacolare!

Conlusione: tra i due mi sono divertito di più con il film, che però ha alcuni passaggi sinceramente troppo assurdi (sì, sì, ancora il telaio che tesse in binario e i monaci del 1200 che riescono a interpretarlo... proprio non mi è andato giù).
Ammetto però che il mio giudizio è falsato dalla mia idiosincrasia di base verso il fumetto supereroistico, soprattutto verso il tipo di fumetto supereroistico che comprende universi paralleli e gente in calzamaglia con superpoteri.
Quindi dalla torre butto giù Superman e mi tengo Batman.
Peccato solo che Superman sappia volare, maledetto kryptoniano. >_>
*Assurdità del film: proiettili che curvano, telaio del fato, una macchina in derapata che ti butta sul sedile del passeggero senza spezzarti le gambe, Angelina Jolie che afferma di avere poco più di vent'anni :D, ecc. ecc.**
**sono davvero troppe per elencarle tutte.
[cinema] [fumetti] [recensioni]
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