martedì 11 gennaio 2011

[RECE] Cinquemila Chilometri Al Secondo

by Unknown
Premessa: quando leggo un libro, o un fumetto, o ascolto un [termine quasi vintage] cd, o vedo un film, ho l'abitudine di controllare l'età dell'autore o del regista; non che l'affinità anagrafica sia determinante (o discriminante) nella scelta del volume / cd / dvd che riempirà il mio tempo libero, ma il sapere che un autore è mio coetaneo comporta irreparabilmente un aumento dell'empatia durante la lettura / ascolto / visione dell'opera in questione [e viceversa: credo che questa cosa abbia contribuito - in parte - alla decisione di abbandonare, dopo pochi capitoli, la lettura de La Versione di Barney (di Mordecai Rilcher, classe 1931); "Ti piacerà di più quando avrai la mia età" mi diceva mio padre. Vedremo].

Comunque. Manuele Fior è del 1975.
Quindi è praticamente mio coetaneo.



Allora. La prima cosa che mi viene in mente, ripensando a Cinquemila chilometri al secondo, è che la storia raccontata dall'autore è una storia perfettamente normale.

Manuele Fior parte da una situazione normale (due amici, nell'estate dopo la maturità, conoscono una ragazza che si trasferisce nel loro paese), e costruisce, attraverso le storie normali dei personaggi (viaggi all'estero, lavoro, amori, rimpianti e ricordi), una storia che porta il lettore a ragionare su un aspetto basilare: l'eccezionalità della vita sta proprio nella normale varietà e variabilità di sentimenti e relazioni che intercorrono tra le persone che si hanno vicino.

Poi ci sono gli acquerelli di Manuele Fior, a fare da valore aggiunto e da collante agli eventi narrati: se nelle prime pagine lo stile dell'autore sembra abbozzato, leggendo il volume se ne rimane incantati: non un segno, non un virtuosismo di troppo. Ogni capitolo ha un colore dominante: il giallo pomeridiano del paesino di provincia, i colori freddi della Norvegia, i toni caldi dell'Egitto, il grigiore del capitolo finale. Ogni capitolo un umore, ogni capitolo ha una sensazione cromatica a fare da sfondo ai dialoghi (anche qui: scarni ed essenziali).

Il lettore viene guidato proprio da questi elementi (colori e parole) attraverso salti temporali e ambientali in cui i personaggi crescono e cambiano, senza mai perdere i legami con il proprio passato; un'altra tematica del volume è proprio la consapevolezza di questo: puoi viaggiare e allontanarti quanto vuoi da dove sei, ma non riuscirai mai ad allontanarti da quello che sei, e quello che sei lo porterai dentro di te, per sempre.

Tra un capitolo e l'altro c'è una pagina di stacco, con gocce di pioggia disegnate sul foglio bianco. Prima una, poi due, poi tre, fino al diluvio che fa da premessa umorale a quello che succederà nel capitolo finale, dove la vita dei personaggi si scontrerà con i ricordi e le disillusioni.

Davvero un volume notevole; non conoscevo l'autore prima di questa lettura; ora recupererò sicuramente qualcuno dei suoi precedenti lavori (conoscendomi = tutti).

Cinquemila chilometri al secondo
Manuele Fior
Ed. Coconino Press
Formato 17x24 cm, brossurato
144 pagine a colori, 17,00€
ISBN: 978-88-7618-171-9

5 commenti:

Rafu ha detto...

la versione di Barney spacca.
l'ho letto in viaggio di nozze, durante i viaggi in aereo.
Mi è piaciuto veramente tanto... forse che sono vecchio dentro?

Unknown ha detto...

Esatto.



No, dai, sono sicuro che sono io. O magari l'ho iniziato nel periodo sbagliato, con i libri va così...

Vorrà dire che aspetterò il film co Paul Giamatti, che almeno son solo due ore. :D
(scopro ora che in Italia esce la settimana prossima)

Carlo Manara ha detto...

Io la versione di Barney non l'ho ancora letta ma mi è piaciuto molto 'L'apprendistato di Duddy Kravitz'.
Tra l'altro ho trovato e devo guardare il film che ne avevano tratto e che era anche candidato all'oscar (chiaramente in Italia mai arrivato)...

Rafu ha detto...

ho letto anche l'apprendistato, ma Barney è una spanna sopra a Duddy.

sui films non so che dirvi.
volevo andare a vedere tron ma l'ingegner Bonomini, citando Fantozzi, l'ha definito una cagata pazzesca, e ho perso la voglia di andare al cinema, e un po' anche quella di vivere.

Kecco ha detto...

Raffa, non so se sei un Tron-fan o altro. Fatto sta che il film mi è sembrato una vera cagata. Zero trama, luoghi comuni a bizzeffe, effetti de sto cazzo e via discorrendo.
Poi vedi tu.

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