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giovedì 13 giugno 2013

Di Maiuscole Messe Un Po' A Cazzo (e del Sacro Fuoco della Pignoleria)

by pio1976
L'altro giorno mi collego al sito di Renata Polverini (don't ask, don't tell... in realtà ero stato attirato da un link trovato su Facebook, che magnificava il restyling del sito, e volevo vedere con i miei occhi tutta questa bellezza webdesignesca).

Ora, chi non mi conosce forse non lo sa, ma quando si parla di grafica, tipografia e simili tendo ad essere piuttosto cacacaz pignolo.

Quindi mi salta all'occhio subito una cosa un po' strana: TUTTI i titoli di TUTTI i post sono scritti così:





Allora che faccio? Armato di spirito cacacaz critico, e incendiato dal Sacro Fuoco della Pignoleria, decido di farglielo sapere: così non si fa no no!





Dopo qualche ora mi ricollego al sito, per vedere se il mio commento ha passato la moderazione.

Il mio commento, com'era ovvio e prevedibile, non ha passato la moderazione.

In compenso però mi accorgo di un'altra cosa:





Prego, Renata, eh.

...dio mio... ho contribuito al miglioramento del sito della Polverini... non me lo perdonerò mai....







mercoledì 18 aprile 2012

[NON RECE] THE ARTIST: typography F A I L

by pio1976
Ieri sera ho finalmente visto The Artist.

Qui sopra: il protagonista indiscusso del film, e cioè il soriso maggico di Mandrake,
nell'interpretazione magistrale di Gianni Del Giardino.

Bla bla, bel film, bla bla, interessante operazione di questi tempi, bla bla, Jean Dujardin spacca, bla bla, una ricostruzione dell'epoca davvero perfet-STOCAZZO.

Già dai titoli di testa, infatti, ho iniziato a provare una sensazione strana: guardavo le immagini scorrere e, lentamente, la mia attenzione patologic maniacale per quei particolari, pressoché trascurabili per i più, stava mettendo in moto il mio tipografico senso di ragno.

Mi spiego meglio: il film è ambientato tra il 1927 e il 1932 circa, ma la componente tipografica del film sembra non essere del tutto coerente con i canoni e le tecniche tipografiche dell'epoca; alcune esempi, tra gli altri:

- Il font usato nei titoli di testa è un po' più anni'70 che anni '20, con le maiuscole che richiamano un po' l'Avant Garde (che è per l'appunto, del '70).
- Ci sono scritte, nei corridoi degli studios, in Helvetica, che come sanno anche i sassi in molti è un font nato nel 1957. Ma forse ho visto male, e sono in Arial (ancora peggio... 1982).
- Font come il Plaza (che è del 1975), l'ITC Anna (1991) sono usati nei poster che compaiono nel film, poster che oltrettutto, all'epoca, erano rigorosamente disegnati a mano, lettering compreso; nel film, invece, locandine e poster utilizzano font, e hanno una grafica tipica della fotocomposizione.

Insomma, finito il film mi sono detto: sì, ok film molto bello bla bla Jean Dujardin spacca bla bla il cane è davvero simpatico bla bla ma peccato davvero che l'attenzione all'aspetto tipografico non sia stata all'altezza del resto.

Poi mi sono anche detto: ma vediamo un po' se sono l'unico mona pazzo che si è accorto dell'enorme F A I L tipografico della produzione... e indovina un po'? Non sono l'unico malato il solo! Ho trovato infatti un gran bell'articolo di Christian Annyas che parla approfonditamente di alcuni degli aspetti che vi ho appena accennato (e di altri ancora).

Eccolo: link -> The Artist vs. The Lettering Artist

giovedì 1 dicembre 2011

Plasmon VS Barilla

by pio1976
Long story short: ieri Plasmon esce sui giornali con questa pubblicità comparativa



(c'è anche la variante dei biscotti Plasmon vs le macine)

1-0 per la Plasmon!

Oggi Barilla risponde sui giornali con questa pagina:



2-0 per la Plasmon! (autogol della Barilla)

Perché autogol? Ecco perché, secondo me.

Cosa si evince da questo scambio di pubblicità*?

Si evince che la Barilla, nella fretta di uscire con una smentita, invece di confutare i dati snocciolati da Plasmon ha preferito fare leva sui sentimenti, cosa che di solito paga, nella comunicazione, ma non in questo caso.

Il sottotesto che passa, secondo me, è a metà tra il "Oh, quello che dice la Plasmon è vero... distraiamo il consumatore! Entrino le mamme!" e il "Oh, gente, non abbiamo la più pallida idea se i dati siano reali o meno, nel dubbio... prendiamo tempo, distraiamo il consumatore.... entrino le mamme!"

In ogni caso, sempre secondo me, quando ti trovi davanti una pubblicità comparativa ricca di dati, quei dati li devi smentire - sempre che possano essere smentiti - con un'altra pubblicità comparativa; altrimenti, se la risposta è evasiva (come in questo caso), non fai che dare al consumatore l'idea che quei dati siano clamorosamente veri e inconfutabili.

Evviva la pubblicità comparativa, comunque.


*Si evince anche che la comunicazione di Plasmon mette accenti e aspostrofi alla cazzo, comunque. No, dico, passi la È che diventa E' nella prima riga (e già qui...), ma "da sempre ti da il meglio per il tuo bambino" "Questa é la differenza". Incredibile.

venerdì 21 ottobre 2011

Irresponsabilità tipografica

by pio1976
L'header del sito internet de "La Responsabilità" (giornale del Movimento di Responsabilità Nazionale di Scilipoti) riesce nella difficile impresa di utilizzare QUATTRO diversi font per scrivere un totale di sei parole (per non parlare dei quattro diversi colori - senza nemmeno considerare il tricolore pseudo aerografato e con i bordi tagliati).



A quel punto potevate metterci pure un Comic Sans.

La testata cartacea ha un font in meno (e il ".it" in meno) ma il problema tipografico rimane.

Oltrettutto l'immagine dell'header ha pure un fastidiosissimo antialias da ridimensionamento coatto, ma qui si scende nei tecnicismi.

Ah, e nel sito TUTTI i perché sono scritti perchè (questo è un po' più grave).

Ah, e... sì, se ti stupisci di questo post, evidentemente, non mi conosci molto bene.

UPDATE! ADESSO CHE CI PENSO:



e all'improvviso mi è tutto più chiaro...
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