Visualizzazione post con etichetta londra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta londra. Mostra tutti i post

mercoledì 13 ottobre 2010

Fatti a mano, uno per uno.

by pio1976
La nuova installazione che occuperà fino a maggio 2011 la Turbine Hall della Tate Modern di Londra (sì, quella del sole gigante, del ragno gigante, dello scivolo gigante etc.) è opera dell'artista concettuale cinese Ai Weiwei.

'Sunflower Seeds' by Ai Weiwei, Tate Modern Turbine Hall

'Sunflower Seeds' by Ai Weiwei, Tate Modern Turbine Hall

Di cosa si tratta? Di una distesa di semi di girasole che riempie tutto il pavimento della hall. Circa 100 milioni di semi, in tutto.

Già suona strano e bizzarro così, giusto? Bene, ora rileggetevi il titolo del post.

'Sunflower Seeds' by Ai Weiwei, Tate Modern Turbine Hall

I 100 milioni di semi sono stati fatti e decorati a mano, uno per uno, da circa 1600 artigiani cinesi, nel corso di due anni*.

Ancora una volta la domanda: è arte**?

Altre cose interessanti sull'opera le trovi qui.

[le tre foto del post sono di Loz Flowers.]


* che poi farebbero circa 85 semi di media al giorno per ogni artigiano. Ma ti rendi conto che razza di noce?
** ancora una volta: per me sì.

giovedì 1 luglio 2010

Saturday night liver

by Nick

Davide, indottrinato da una certa propaganda di sinistra e da giudici corrotti e politicizzati, è terrorizzato dall’idea ridicola che io possa russare. Quindi decide che la miglior difesa è l’attacco, e complice un naso chiuso allergico da primato, produce suoni degni di una vuvuzuela ingolfata. Ok, di sicuro nessuno potrà accusarci di aver poltrito a Londra. Alle nove butto tutti giù dal letto – mal comune mezzo gaudio! – e ci infiliamo a far colazione, facendo scappare tutti gli altri avventori.

Giriamo per Londra come zombies, puntando fastidiosamente le ragazze che transitano per il radar. Sarà che sono tutte abbastanza discinte per il caldo, sarà che le nuove generazioni di inglesi sono ASSAI meglio rispetto alle prime volte che siamo venuti, ormai vent’anni fa!, fatto sta che apprezziamo il panorama. Trascorriamo la giornata al parco a ricaricare le pile, distesi sotto gli alberi con ogni genere di conforto, leggesi birra!, e osservando la varia umanità che cazzeggia come noi. Ah, ci inventiamo un film bellissimo e tristissimo su una giovine coppia accampata poco distante da noi, lui la invita al parco, bollicine pronte e classica situation da anello, lei invita tutti i suoi amici a raggiungerli, lui si scazza e va a “prendere le sigarette”, lei non lo vede più tornare ma ormai si è scolata tutto il vino con gli amici, sicchè..

Anatre. Hide Park. Serpentine lake. Sonno.

Neanche se io e il buon Davide si nuotasse in una vasca di antistaminico potremmo reggere l’impatto con tutti i pollini di Hide Park. Siamo costretti a mollare la splendida compagnia smoccolando e starnutendo, e a chiuderci in albergo per ristabilirci. Neanche il tempo di un doccino rigenerante che la coppia Joe – Bruno irrompe in camera per trascinarci a Piccadilly. Ci ritroviamo a girare per Chinatown e Soho come dei veri turisti, in attesa di improbabili rendez-vous con mezzo mondo. Aspettiamo mia sorella che arrivi col fratello di Bruno, la sorella di Bruno con moroso e amica trapiantata che ci deve fare da Cicerone attraverso la dolce vita londinese, e la sorella di mia moglie con moroso e amico. Non ce la faremo mai! Consci di questa scottante verità recuperiamo mia cognata e aspettiamo in un pub i vari ritardatari.

Qui inizia la serata. Per recuperare energie dalla serata precedente, a base di rockeggio duro e sonno arretrato non c’è nulla di meglio che svaccare totalmente e darci dentro ancora di più! Iniziamo con tre pinte di birra, poi andiamo a fare un cospicuo fondo in una steak house, mentre altre scuole di pensiero – leggi sorella “sofisticata” - optano per una pizza, e siamo pronti per Giulia e le sue amiche in da club!

Surprise: al club ci rimbalzano! Chi è già dentro sta, chi è fuori non può più entrare. Che disdetta, la divisione dei flussi è dolorosa ma urge un piano B. Parte l’organizzazione Bonazzi. Chiedo a Salvatò - amico di cognata, beneventino di nascita, londinese d’adozione, viveur di professione e omosessuale per passione – di portarci da qualche altra parte. La mission gli garba parecchio sennonché a Soho i locali etero sono molto pochini. Proviamo in un club per balli latino americani.Tempo di guardarsi un po’ in giro, realizzare che la tipa in minigonna che gira a versare gli shots in realtà è un tipo, e poi si prende possesso del bar. Tim, il boyfriend di mia cognata, inizia le danze offrendo un Flaming Lamborghini. L’attenzione di tutti gli avventori si sposta sul gruppo di italians e sul banconist giappo e strabico che fa colare sui nostri bicchieri alcool in fiamme. Molto buono. Altro giro. Stavolta il pazzo orientale incendia del liquido in un bicchiere, aspiriamo i fumi dell’alcool bruciato e poi ci tuffiamo nel beverone sottostante, ovviamente tutto di un fiato. Ok, adesso siamo veramente garruli, talmente garruli che non ci avvediamo che una tizia ci si è azzeccata al solo scopo di bere gratis, e da consumata predatrice si è tuffata sui nostri coctails prima che si potesse dirle nulla. Poi con gran faccia di tolla british si è pure fatta una foto con noi.

Perché nessuno mi dice che devo aprire gli occhi in foto, perché???

Ormai la serata è ben indirizzata. A colpi di cinquanta e passa pounds a giro, (con quello che costa qui l’alcool ci credo che ci siano le zecche da banco!) passano nelle nostre gole un paio di shots imprecisati, e una divertente “tequila dell’amor”. Poi Checco si intorta il barista a colpi di inglese impeccabile e notevoli competenze calcistiche, e nobilita il suo turno con un doppio show di bicchierini ricolmi, di cui uno offerto dalla casa. Evvai! Fra un drink e l’altro arriva l’orario di chiusura. Ci cacciano fuori dal locale che ormai albeggia, un contrasto ideale con quello che sono le nostre facoltà, che potremmo qui generosamente definire ottenebrate. Checco cerca di piazzare Davide (“Italian stallion, from Rome!”) a tutte le tipe che incrociamo. Joe trattiene a fatica i litri ingurgitati, nonostante delle simpaticone, conosciute sull’autubus di ritorno, lo colpiscano ripetutamente sulle reni. Stremati ma felici raggiungiamo alfine l’hotel.


Bruno?Bruno??Brunooo?? Ok,dai,scatta!

Per la fredda cronaca: il giorno dopo (si fa per dire!) io e Davide abbiamo preso l'aereo per casa, lasciando a malincuore il gruppo al pub davanti a birre, pollo e Germania - Inghilterra. Già all'aeroporto arrivavano sms di Bruno volti a trasmetterci il loro gaudio sommo nel gustarsi la grassa inchiappettata inglese in mezzo agli isolani. Ma siccome il buon Bruni non è farina da fare ostie e nessuno può permettersi di sopravanzarlo in termini di "magic moments", eccolo scovare il vero protagonista oscuro della nostra gita e offrirgli l'ebbrezza di una foto con noi!


Nel segno di Zorro!!

martedì 29 giugno 2010

London (Hard Rock) Calling Part Two

by Nick

Qui ci siamo tutti e rockeggiamo!

Il protagonista assoluto del concerto è Bruno. Con quell‘aria sempre un po’ così, da ingegnere-ma-non-sono-più-ingegnere, è il principale catalizzatore di weirdness all’interno del parco. La nana è ancora lì che saltella davanti ai suoi occhi per cercare di attirare la sua attenzione quando arrivano due sciroccati, moroso e morosa visibilmente alticci, e gli si piazzano davanti. Già la nana non vedeva nulla del concerto, in più questi idioti si mettono in mezzo arrivando splendidi a metà concerto..è troppo! Rapida concertazione con l’amica e il contenuto di una bozza di birra passa con destrezza dal vetro alla maglia dell’intrusa. Dall’altra parte il genio prima ignora i cortesi inviti di Giulia a levarsi di torno, poi fa il simpatico con il fratello, mettendogli le mani sulle spalle e cercando improbabili abbracci festosi. L’accoglienza ricevuta e le narici in rapida dilatazione dei Bonomini Bros. finalmente li porta a cercarsi nuove amicizie altrove. Per le tre amiche al nostro fianco questo sfoggio di testosterone pone Bruno direttamente fra gli eroi omerici.


Minuto 1.25. Strip. Eddie Ringrazia.


Il concerto purtroppo finisce. Le tizie aspettano a lungo un cenno d’intesa da parte nostra. Niente da fare, sconsolate se ne vanno fra il mare di bottiglie vuote che ricopre il prato. Scatta la caccia alla maglietta tardiva. Le taglie da uomini ovviamente sono già quasi tutte esaurite. Nel tentativo di procacciarsi l’ultima Bruno viene insidiato da un’italiana scambista con moroso a pochi metri, mentre Davide porta a casa una taglia small, millantando improponibili lavaggi a freddo in grado di renderla fit to wear sul suo corpaccione da pugile provetto. La serata finisce a casa di Giulia e Javier, dopo ore di infruttuosi tentativi di rimediare un po’ di birra in giro per il quartiere. Al supermercato aperto all night long rimediamo vaschette di frutta fresca, patatine fritte e coca cola, lo stretto necessario per un piccolo party analcolico e a piedi scalzi. All’alba delle due e mezzo siamo di ritorno in albergo, il taxi non ci porta tutti e sei, ci tocca dividerci, il secondo gruppo (Davide – Joe – Bruno) aspetta un po’ di più ma in compenso si becca Boban (!) che sfreccia per Londra in risciò.

lunedì 28 giugno 2010

London (Hard Rock) Calling Part One

by Nick

In attesa del ritorno dei più fortunelli, che hanno potuto fermarsi in U.K. fino ad oggi e posticipare il rientro lavorativo, saltando l'afoso e insidioso lunedi, posto intanto un paio di spunti su quello che è stato il nostro w.e. londinese.

Venerdì

Partenza. A dispetto delle gagliarde organizzazioni del Caudullo (Joe) si parte tutti a cazzo, aeroporti diversi ed orari diversi, utilizzando l'ampio spettro di compagnie low cost presenti. Si arriva a Victoria station sulle 14, c'è chi confonde la station dei treni con quella degli autobus (Victoria COACH station), ci si indispettisce un po', fa un caldo porco per essere a Londra, un McDonald d'ordinanza garantisce il rendez vous e il primo pasto inglese.

Le coppie sono così formate:

Io e Davide - si parte venere e si torna domenica per problemi di ferie. Ci accomuna anche una spiccata sensibilità verso i fottuti e tardivi pollini londinesi. A Treviso abbiamo incontrato Zvone Boban e Mary (Piva).

Joe, arrivato da Milano, e Bruno. Anni di rugby alle spalle e maschili spalmaggi vicendevoli di vasellina sul corpo li rendono di fatto la coppia più rodata, benchè

Alberta e Francesco facciano di tutto per strappare loro lo scettro nel w.e.

Momento più emozionante della giornata: l'incontro ad Hide Park fra fratelli Bonomini e

Giulia e Javier in trasferta da Valencia.

In questo tripudio di emozioni penetriamo i gates, ci accaparriamo un sacco di birra e ci prepariamo a rockeggiare.

Ma cazzo, c'è ancora Ben Harper!...questa puttanella ricciuta è un habitué dei festival, dal momento che nessuno se lo fila come musicista si azzecca ai grandi eventi per spaccare il cazzo ai fan degli altri gruppi provare ad acquisire visibilità. Peccato che solo il buon Javier condivida questa eccellente teoria, e che invece i miei presunti amici mi bersaglino col loro inutile sarcasmo e la loro saccenza mausicale. Vabbè.

Ben Harper e Eddie omaggiano il buon Freddie e il buon David con "Under Pressure". Il batterista ha le tettine come il bambino crucco dei Simpson. C'è tanta ma tanta mona gioventù affascinante e gli scapoli del gruppo iniziano a sentire l'ormone.

Poi arrivano loro e mettono d'accordo tutti.



Applausi.

La Betty conosce ben dieci canzoni!!!
Alla fine di Alive ha i penotti sul braccio..buon sangue non mente!
Torna sul palco Ben Harper...ma perché??? Vai in letto, suonato!
Le ragazze salgono sulle spalle dei loro boys e, quando inquadrate, lasciano vedere le loro grazie. Al buon Eddie questo non dispiace, e tutto sommato neanche a noi.
Siamo così disposti: i grossi davanti, a protezione di donne e zoppi (non ho preso manco un pestone in tutto il concerto!) , perchè i portoghesi davanti a noi tendono al pogo molesto. Al nostro fianco ci sono tre ragazze di cui una nanissima e carina, una normale e bruttina, una alta e bruttina. Abbassando le braccia dopo un applauso do un'ulteriore scorciatina alla nana. Un Bruno in versione scout arrazzato scatta a rimediare allo scempio. Risultato? La nana ne vuole assai da Bruno. La media ne vuole da Davide, la terza da me. Ma come il mio amico romano suggerisce: there's no trip for cats!
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...