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venerdì 8 aprile 2011

[RECE] We Will Rock you

by pio1976
Ieri sera si è andati a vedere We Will Rock You, musical prodotto da Ben Elton in collaborazione con Roger Taylor e Brian May dei Queen.



La trama, da wikipedia: Il musical è ambientato tra circa trecento anni, in un futuro orwelliano. Il pianeta Terra è stato rinominato Pianeta Mall ed è controllato dalla Globalsoft Corporation. Sul Pianeta Mall i ragazzi, detti Gaga Kids, ascoltano solamente la computer music, vestono allo stesso modo e pensano alle stesse cose. Gli strumenti musicali sono stati aboliti e la musica rock è sconosciuta.

Questo è il prologo. Poi due dei ragazzi si ribellano, scappano, si uniscono alla resistance, si innamorano, trovano una chitarra, sconfiggono i cattivi a colpi di rock, We Are The Champions e via, sipario.

Canzoni dei Queen a scandire gli eventi , e fin qui tutto bene.

Ma.
Ci sono una valanga di ma.
Anzi: più che di ma ci sono un numero imprecisato di facepalm.

Si parte e la situazione di partenza viene descritta dalla prima canzone, Radio Gaga, che però... è in Italiano.





Ci guardiamo increduli, pensiamo “Cazzo, se è tutto in Italiano è Una. Vera. Merda”.
Poi però scopriamo che, fortunatamente, tutte le altre canzoni (a parte No one but You) sono in inglese, quindi almeno le canzoni sono quelle originali.

Finita Radio Gaga e finito l’imbarazzo iniziale, scopriamo che tra una canzone e l’altra c’è, di volta in volta, una parte recitata che serve a fare da collante tra le canzoni, e qui arriva il secondo, clamoroso, facepalm.





I dialoghi recitati tra una canzone e l’altra sono VERAMENTE IMBARAZZANTI.
E non parlo della trama generale, che evidentemente è quella originale, ma proprio dell’adattamento italiano dei dialoghi, dato che quasi metà delle battute è stata adattata per i nostri teatri, “italianizzando” ogni riferimento musicale (il testo è pieno di citazioni). E i riferimenti musicali non sono esattamente quelli compatibili con un fan dei Queen, ma è roba proprio terra-terra nazional-popolare del tempo che fu, tipo Orietta Berti e Adriano Celentano (giuro). Poi ci sono le eccezioni “moderne”, dove però nella migliore delle ipotesi spunta Jovanotti, e nella peggiore il protagonista dice alla sua compagna di avventure “ti raserò l’aiuola” (giuro).





In pratica sembrano due spettacoli diversi: da una parte le canzoni ottimamente interpretate e ben coreografate, dall’altra questi intermezzi recitati, davvero tristi.

Ho cercato di dare un nome ai responsabili di questo scempio, però mentre su wikipedia si legge “La traduzione del testo e l'adattamento italiano è di Raffaella Rolla e Alice Mistroni, sul sito ufficiale del musical la prima viene accreditata come “consulente di produzione”, la seconda non viene nemmeno citata. Mah. Poi nel sito della Mistroni si trova conferma del suo ruolo, quindi so contro chi rivolgere le mie critiche.

Poi, in ordine sparso:
- Il musical si svolge nel 2300. Secondo gli autori, nel 2300 la gente parlerà ancora di MySpace (di cui praticamente non si parla più già adesso) e userà ancora il mouse. Ah, e ci saranno uomini che alla vista di una cosa stupefacente esclamano “troooppo figo!” come le sedicenni che leggevano Cioè.
- Ottimi gli interpreti nel cantato, mentre per la recitazione giudizio un po’ più basso... Menzione speciale per Salvo Bruno / Khashoggi / Dottor Male, unico personaggio che mi ha provocato qualche grassa risata.
- Musica ottima (e come potrebbe essere diversamente, del resto), suonata live da un'ottima band e amplificata bene (volume loud, bene così).
- Molto bello il finale, con la sorpresa di Bohemian Rapsody.
- Estremamente weird la scena in cui i ribelli elencano i morti celebri del rock, con applauso del pubblico dopo ogni nome (una delle cose più tristi che abbia mai visto. "Jimi Hendrix! [applauso]. Janis Joplin! [applauso] LUCIO BATTISTI! [applauso]", poi altri nomi, e stranamente -visto il livello dei nomi italiani citati nel musical- non viene ricordato anche Mino Reitano. Due interminabili minuti di tristezza infinita).





Poi alla fine il teatro era pieno, eh, e la gente (a parte noi) sembrava molto soddisfatta e applaudiva e rideva, quindi forse siamo noi ad essere particolarmente esigenti o particolarmente “educati” a un certo tipo di umorismo un po’ più alto di quello messo in scena dal musical. Ok, suona molto snob, detta così, me ne rendo conto, ma non ci posso fare niente se non mi fanno ridere uscite come “(lui) Devo impegnarmi! Devo mettermi sotto” “(lei) Sì! Adoro lo smorzacandela!” (giuro).

Insomma, uno spettacolo appena appena appena sufficiente, nel complesso, che però un merito ce l'ha: fa tornare una gran voglia di vedersi un concerto dei Queen.

Per finire un aneddoto della serie La Graz è Sempre La Graz: sul “So you think you can stone me and spit in my eye?” di Bohemian Rapsody mi dà di gomito e, lapidaria: “Eh, qui Axl Rose dava il meglio, eh”. Pensandoci, a distanza di 18 anni... ma quanto epico è stato, il Freddie Mercury Tribute?
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