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domenica 8 luglio 2012

The Cure @ Heineken Jammin' Festival 2012

by pio1976
Arriviamo all'HJF2012 che sono quasi le 18.00; la zona della Fiera di Milano dove fanno i concerti è abbastanza desolante: una spianata di cemento che gli organizzatori hanno tentato di abbellire disseminando stand, erba sintetica, canestri da basket, belle ragazze dello staff e palchetti di Virgin Radio con RINGO CHE FA IL KARAOKE DI HEY! HO! LET'S GO!
Ma rimane un catino di cemento. Si fa un festival? Dateci un prato vero, chezzo (anche senza Ringo, grazie).


Gente strana in coda al cesso.

Il programma della giornata vedeva in rapida successione:

A. Il Cile. Ce lo siamo persi perché siamo arrivati dopo. E comunque come paesi sudamericani mi dicono che a quel punto sia meglio il Venezuela.

B. Crystal Castles. Arriviamo durante la loro esibizione, sentendo i loro bassi direttamente dal casello.
Di Desenzano.
Musica elettronica sperimentale canadese, dice. Mah.
Fonti ben informate (ciao Ilaria!) mi assicurano che il disco sia molto bello ma che dal vivo, in effetti, non siamo il massimo. Recupererò il disco, ma dal vivo sono praticamente inascoltabili, complici i volumi di bassi e cassa, che fanno dilatare le narici dall'odio storcere il naso al nostro esperto, l'ing. Kecco.

C. New Order, che ai miei occhi è il Gruppo Inglese Che Ha Fatto La Canzone Con Il Video Dei Due Che Si Prendono A Stramusoni che guardavo su Deejay Television quando avevo 11 anni.
Gruppo in forma, l'anziano cantant Bernard Sumner si dà da fare il giusto, e deve avere un pessimo rapporto con la proprià età, dato che nel suddetto video, che viene trasmetto sui maxischermi alle sue spalle, tutte le parti in cui compare da giovine sono tagliate. True story.
Durante l'esibizione dei New Order i bassi e la cassa continuano a farla da padronissimo, tanto che uno spettatore in crisi cardiaca viene rianimato dal subwoofer durante l'attacco di Love Will Tear Us Apart e l'Ing Kecco è talmente incazzat insospettito dalla qualità del suono che arriva a volersi scaricare una app con un analizzatore di spettro, per verificare i valori. Io e Nick lo tranquillizziamo, lo aiutiamo a richiudere le narici e lo portiamo a mangiare.
Il concerto va avanti e ciao ciao New Order, sotto con il Gruppo Per Cui Siamo Venuti All'HJF2012: i Cure.

D. I CURE.
Premessa: non compro un disco nuovo dei Cure dal 2000 (BloodFlowers), nel frattempo ne hanno fatti altri due, l'ultimo dei quali è del 2008 e dei quali l'unico ricordo che ho è il video di The End Of The World, e me lo ricordo praticamente solo perché era diretto da una regista con cui ero in fissa ai tempi, Floria Sigismondi.

Quindi niente album nuovo da promuovere, che per un gruppo del genere può voler dire due cose: o scaletta standard per rialzare la testa, pezzi riarrangiati e repertorio recente con qualche bis famoso, oppure quello che invece è poi successo ieri sera: L'APOTEOSI.

In pratica il concerto è stato un lunghissimo (più di 3 ore!) greatest hits live.
Giusto per darvi un'idea, le prima quattro canzoni sono state, nell'ordine:
1. Plainsong (e basterebbe questa)
2. Pictures Of You
3. Lullaby
4. High

E poi praticamente, come diceo, l'apoteosi.

Gruppo in formissima, con nota di merito a Robert Smith, che fisicamente sarà sì l'anello di congiunzione tra Liz Taylor, Renato Zero e Edward MDF, ma che è stato incredibilmente vispo per tutte le tre ore, con tanto di balletti e manine agitate.

Nota di merito anche per gli organizzatori (inserisci qui il tuo emoticon sarcastico), che hanno pensato bene di fare DUE pit (=zone transennate), uno con braccialetto verde subito sotto il palco, riservatissimo a tutti quelli con il biglietto "pit" (ciao Nico, ciao Paola), che costava di più e ok; ma subito dietro hanno fatto un altro pit (con braccialetto rosso) in cui chi prima arriva meglio alloggia, e tanti saluti a quelli dietro che devono stare dietro la transenna, a minimo 60-70 metri dal palco, se arrivano dopo.

A meno che uno non sia determinato e dotato di faccia di tolla da esporre alla security entrando senza braccialetto, con il flusso di quelli che entrano con il braccialetto, e allora passi e cordiali saluti alla security (il nostro caso, of course).

Senza contare il solito controllo-farsa degli zaini all'ingresso, con stappamento di bottiglietta da parte dei controllori (e conseguente trucco di "ehi, ma se la stappo io prima del controllo e mi metto il tappo in tasca, e poi dentro la ritappo? Ecco.) e con controllo risibile del contenuto degli zaini: il buon Nick è riuscito a far entrare, dentro una busta frigo che nemmeno hanno aperto, un trio di lattine (che Kecco era pronto a tirare addosso ai tecnici del mixer in caso di bassi assurdi anche durante i Cure) con cui abbiamo degnamente festeggiato il nostro ingresso nel pit.



Beck's Jammin' Festival.





martedì 3 aprile 2012

Domanda: sono l’unico a pensare...

by Nick
...che l’automobile sia lo specchio dei tempi in cui viviamo?

È di ieri la notizia del crollo del settore auto in Italia, segno più che evidente di una Crisi che tutti stiamo vivendo. Più in generale guidando ho la pretesa di avere il polso della situazione italiana in termini antropologici e sociologici. Mi spiego meglio: è difficile pensare che il tizio che sgasa col Suv al semaforo per percorrere i 200 metri separano abitazione e posto di lavoro sia una persona estremamente attenta al sociale, o impegnata nella comunità.
Allo stesso modo chi costantemente utilizza il parcheggio riservato ai portatori di handicap per i propri comodi difficilmente sarà pieno di attenzioni per altre categorie sociali. Gli esempi sono numerosi e variegati.
Vogliamo parlare di quanti parlano al cellulare durante la guida? Credo sinceramente siano ormai la maggioranza di coloro che incontro sulla strada. O quanti non rispettano le code ai semafori, buttandosi dentro all’ ultimo con una freccia assassina e facendo inchiodare tutti i poveri stronzi che disciplinatamente si erano incolonnati in precedenza.
Potrei procedere così per un pezzo, e questo nonostante il mio nuovo orario di lavoro mi ponga sulla via ben al di fuori delle ore di punta. La realtà è che come Casco Nero in Spaceballs siamo circondati da stronzi, e la situazione sta velocemente degradando.


Tutti noi conosciamo la vicenda di quel nostro amico che, dopo un alterco con un automobilista in evidente stato di alterazione chimica, si è ritrovato a dover rimettere ordine fra i (pochi!) neuroni, mischiati da un proditorio quanto vigliacco assalto alle spalle. Fai presente ad un coglione che la sua guida non è rispettosa del Codice Stradale? Il coglione estrarrà una pistola. Hai la fortuna di non rilasciare il contenuto dell’intestino nelle braghe, negandogli la maschia soddisfazione di aver sortito effetto con le sue minacce? Il coglione reagirà deturpandoti il volto. Dulcis in fondo, la Società, che in fondo è composta di tanti piccoli coglioncelli, non solo prenderà le difese del Coglio Supremo, negandoti la possibilità di sbattere il suo faccione in prima pagina, con tanto di didascalia a caratteri cubitali che specifichi NOME – COGNOME e qualità di imbecillità del soggetto, ma anzi si inserirà violentemente nel tuo martoriato didietro pubblicando invece il TUO nome – cognome – indirizzo, in modo da esporti non già al pubblico ludibrio bensì alle possibili ritorsioni dei migliori amici del Coglione in questione.

A differenza di supposti illuminati giornali cittadini, le cui pagine non meritano neppure il privilegio di incartare il pesce al mercato, qui non citeremo le generalità del nostro amico, limitandoci ad un soprannome evocativo quale “Teddy Bear 75” o “Harrypotta de Noaltri” per via della nuova cicatrice a forma di tempesta tropicale che da qualche settimana gli ingentilisce notevolmente il profilo.
In compenso useremo la vicenda di Teddy per tracciare un edificante parallelo con quanto avvenuto al vostro umile cronista non più tardi di ieri.

Sto percorrendo la statale che da Padova porta a Rubano quando un Bwm satinato mi taglia decisamente la strada ad altezza semaforo Brentelle. Inchiodo abbastanza spaventato e dispiego tutta la potenza del mio clacson per esternare il mio disagio. Ora mi preme chiarire un punto: al contrario del facinoroso Teddy io non ho strombazzato in maniera arrogante o attaccabriga. Il mio gesto era unicamente difensivo, per indicare la mia presenza nella porzione di via che la Bmw aveva deciso di invadere; negli istanti successivi ho visto al volante una ragazza, e nella mia maschilista spocchia adoperai il clacson per segnalarle l’avvenuta infrazione. Come dire, non sono arrabbiato con te, sei una donna e come tale non meriteresti di guidare, ma la colpa non è del tutto tua, è piuttosto della società che permette a te e alle tue simili di esercitare un mestiere diverso dallo stare a casa a stirare, quindi l’unico diritto che posso esercitare è quello di farti presente che se hai deciso che questo è il tuo stile di guida, beh, ragazza mia, stai scegliendo un metodo interessante per fare nuove conoscenze!
Con questo nobile proposito mi affianco alla tamarra vettura e lancio un occhiata al suo interno. Il gentiluomo seduto al sedile del passeggero mi regala un prezioso campione del proprio Dna, sotto forma di scaracchio, che il mio tergicristallo impiega questo minutino buono per far scomparire.

Capito? Non solo il torto di chi compie una manovra scriteriata, ma anche la sfrontatezza di chi si sente comunque superiore agli altri comuni mortali, e di fronte ad una velata protesta può permettersi non già di scusarsi bensì affondare maggiormente il colpo con il gesto più vile del mondo.

Sono rimasto così male che non ho potuto fare altro che procedere per la mia strada, lasciando gli infami con la soddisfazione di avermi lasciato speechless. Qualche istante più tardi, mentre man mano mi riprendevo dallo shock, le parole - e soprattutto le BESTEMMIE! - hanno iniziato a tornare nuovamente copiose, ma la soddisfazione di augurare una morte orrenda a tutti i quattro i componenti della macchina infernale – nella fattispecie lo sputacchiatore deve assistere alla dipartita di quelli che spero non siano solo suoi amici, bensì intimi congiunti, dilaniati dalle lamiere e soffrendo come bestie fino all’ultimo respiro - lascia il tempo che trova innanzi allo smacco subito.

Ecco,una cosetta così, ma con MOLTO più sangue!!!

Per carità, di fronte, e dico FRONTE non a caso!, alle disavventure dell’ Orsetto Marchigiano Teddy a me è andata di lusso. Potenzialmente mi è anche andato bene non aver avuto tempo e spazio per reagire, chissà quali altre sorprese poteva riservarmi un gentiluomo di tal fattura. Però sono preoccupato. Tanto.
 Questo è il mondo in cui crescerà mio figlio? Auguri! Quanto ci vorrà prima che rincontri un altro pezzo di merda talmente fatto o talmente spocchioso da mandarmi all’ospedale/Creatore per un parcheggio contestato? La realtà è che, e dispiegherò qui la potenza del maiuscolo stampatello, VA SEMPRE PEGGIO! Posso dirlo? Io temo che la percepita lontananza di Stato ed Istituzioni, e la conseguente mancanza di Giustizia, con la G maiuscola, ma anche con la G minuscola, quella di tutti i giorni, stia virando quello che un tempo era solo un popolo di furbi verso un popolo di figli di puttana, e che se a breve non si mette un freno a tutto questo il successivo passo sarà l’anarchia. Sto parlando di multe e confische del mezzo a chi parla al cellulare. Sto parlando di sanzioni esistenti che DEVONO essere fatte rispettare. Sto parlando di uno Stato di Polizia? Di Fascismo? Può essere…ma sinceramente c’è davvero chi invece preferisce la merda in cui stiamo annaspando? Se stanotte tre tizi strafatti di crack entrano in casa mia e mettono a repentaglio l’incolumità mia e dei miei cari, io posso solo star zitto e pregare che non succeda nulla di irreparabile, perché se per caso reagisco e faccio la bua ad uno di questi finisco in grane inimmaginabili. Si può realmente parlare di Stato, o di Giustizia in questi casi? Ripeto, le prove sono sotto gli occhi di tutti, basta che in macchina invece di cantare a squarciagola l’ultimo pezzo di Alessandra Amoruso buttiate un occhio a chi vi sta a fianco o vi precede. Brividi. Terrore. Raccapriccio.

mercoledì 14 marzo 2012

Ma a 35 anni suonati ti sei messo in testa di imparare a sciare?

by pio1976
Ebbene sì.

Io che non solo non avevo mai sciato, ma che praticamente la montagna, d'inverno, l'avevo vista solo nell'89, la settimana scorsa ho inforcato gli sci e sono andato a lezione, per imparare le basi sufficienti e necessarie per riuscire a scendere con mia figlia 5enne (che - ovviamente - mi dà la birra, sulla neve) senza ammazzarmi e soprattutto senza ammazzare nessuno.

Com'è andata? Benissimo, alla fine.

Ma all'inizio NON COSÌ TANTO BENE. :D

martedì 14 febbraio 2012

p!O VS il Ventolin

by pio1976


Un paio di sere fa ho avuto un attacco di asma, patologia che non mi ha mai dato grossissimi problemi - se non da piccolino -, che mi ha fatto saltare la naja - anche se il test alla metacolina a momenti mi ammazza - e che è rientrata prepotentemente nella mia vita da un paio d'anni, dopo che non ne soffrivo da quando avevo 13 anni (grazie, pianura padana a.k.a. regione più inquinata d'Italia d'Europa; roba che a pensarci, se non tenessi famiglia e amici e radici qua, non ci penserei due volte a trasferirmi altrove)

Comunque: asma, dicevamo, e anche piuttosto fastidiosa: rantoli, fischi, rientro del giugulo etc.

Di addormentarsi e dormire quindi non se ne parla, e pure la Graz si infastidisce, che avere a fianco rantoli e fischi la inquieta anzichenò.

Poco male: grazie al cielo c'è il Ventolin: un paio di puff e passa la paura.

Prendo il Ventolin, mi sparo un paio di puff e via.

Ma ASPETTA!
Mi sono dimenticato di agitarlo!

Agito la bomboletta per bene e mi sparo ALTRI DUE puff, crepi l'avarizia!

Risultato: bronchi liberi in trenta secondi netti.

Felicità. Buonanotte amore.







Passa mezz'ora e la Graz, a letto, sente un lamento.
- "Pietro? Tutto bene?"

Io mi giro verso di lei e sono preso più o meno così:



Quattro coperte addosso e un freddo boia: tremo, gemo e, come se non bastasse, ho tipo 160 battiti al minuto.

Poi per fortuna, dopo sole QUATTRO ORE insonni, tutto torna nella norma.

La prossima volta, magari, provo prima con le goccioline di Broncovaleas... o con soli due puff...




venerdì 8 luglio 2011

Darwin Awards 2010

by pio1976
"HONORABLE MENTION

Paul Stiller, 47, and his wife Bonnie were bored just driving around at 2 A.M. so they lit a quarter stick of dynamite to toss out the window to see what would happen. Apparently they failed to notice that the window was closed."


nipresa ha linkato la classifica dei Darwin Awards 2010; questa lista mi ha fatto venire in mente un aneddoto simile accaduto a un mio amico.

Allora, c'era questa libreria alta circa 2 metri e mezzo, tipo un billy con elemento top, ma molto più robusta (and robusta means pesante).
Oltretutto era piena zeppa di fumetti, perché questo mio amico compra un sacco di fumetti e, come qualcuno di voi sicuramente saprà, uno scaffale pieno di fumetti pesa molto di più di uno scaffale pieno di libri.

Insomma, questo mio amico deve spostare questa libreria pesantissima da una stanza all'altra, e dato che non ha voglia di togliere tutti i fumetti per alleggerire la libreria, pensa "beh, proviamo a spostarla piena!", quindi mette degli stracci sotto la base della libreria e si mette all'opera.

Il problema che si pone subito, però, è la porta che separa le due stanze: la libreria, in piedi, non ci passa, quindi questo mio amico decide di inclinare la libreria verso di sè, ma il peso ovviamente è qualcosa di disumano, e il risultato è che questo mio amico si trova intrappolato sotto la libreria.

Ma proprio intrappolato, eh, che il mio amico non riesce nemmeno a respirare, dal peso che ha addosso.

Oltretutto non ha neanche il cellulare in tasca, quindi non può telefonare per chiedere aiuto; dopo aver provato inutilmente a urlare AAAHHIUTO! per un paio di minuti, il mio amico decide che deve cavarsela da solo, quindi concentra tutte le forze per cercare di sollevare la libreria il minimo indispensabile per riuscire a "scivolare" fuori, e al momento di liberarsi molla la libreria, che cade di schianto a un millimetro dalla sua testa, scartavetrandogli via mezzo orecchio.

Sono stato propr È stato proprio fortunato, dopotutto, questo mio amico, poteva andargli molto peggio e ritrovarsi un Darwin Award.

lunedì 7 febbraio 2011

Meanwhile, during the superbowl...

by pio1976
Ieri sera ci siamo trovati a guardare il superbowl, che per noi non vuol dire vuol dire, esattamente, guardare il superbowl, ma piuttosto vuol dire ingozzarsi di frittelle fatte in casa, sc rinverdire i fasti di quando eravamo regazzini e, incidentalmente, guardare il superbowl.

Io sono andato via alla fine del primo quarto, e così mi sono perso lo spettacolo vero.

Che non è stato il superbowl, ma questo:



(grazie a Nick, l'unico rimasto sveglio, per aver documentato l'attimo).

Appunti sparsi:
1. Troppa pubblicità. ma si sapeva.
2. Ugo Francica Nava veramente inadeguato. Mi ha fatto rimpiangere il francese che gridava in continuazione métà! métà! non appena l'Italia dei primi sei nazioni riusciva a entrare nei 22 avversari (era Villepreux? mah).



Ugo Francica Nava presenta al pubblico il suo analista.

La foto di Nick, poi, mi ha fatto tornare in mente quando il Gruppo Storico si trovava a vedere eventi sportivi in diretta, tipo quella volta che abbiamo fatto le cinque di mattina aspettando di vedere Tyson, al rientro sul ring dopo la sconfitta contro Buster Douglas (attenzione, in quanto Pio la memoria potrebbe ingannarmi).

Prima del combattimento di Tyson, come si confà per questi eventi pugilistici ammereghani, quattro ore e mezza di incontri-satellite-della-minchia, tra cui un match di pesi talmente esigui che tutti pensavamo fosse un combattimento tra bambini. O nani. O bambini nani.

Comunque, dopo quattro ore e mezza di incontri inutili, finalmente arriva il momento di Tyson. E Pupoli (a destra, nella foto di Nick), dopo queste quattro ore e mezza di pre-match, e finalmente pronto al main event della serata lasvegasiana, si adddormenta esattamente al suono del gong di inizio match Tyson vs Carneade. Carneade che ovviamente crolla dopo meno di due minuti.

Fantastico.

mercoledì 7 luglio 2010

HJF2010 - Eddie Vedder über alles

by pio1976
Ieri sera Heineken Jammin' Festival al Parco San Giuliano.

Pearl Jam Live @ HJF2010

In cartellone Gomez, Gossip, Skunk Anansie, il gemello noioso di Ben Harper e Pearl Jam.

In breve:
- Ci siamo persi i Gomez. Dato che googlando "gomez" su google immagini compaiono solo foto di questa ragazzina (machicazzè?), decido che il prestigio della band non è poi così forte. Amen.

- Mi ero fatto un sacco di pare per portarmi la macchina fotografica, ricordando perquisizioni scrupolose all'ingresso. Invece uno poteva portarsi uno zaino pieno di C-4 e sarebbe riuscito a passare tranquillamente. AlePat è entrato con un melone intero e il coltello per aprirlo, per dirne una. Ah, nota fotografica: durante il concerto è definitivamente morta la gloriosa Canon A620 che mi ha accompagnato per quattro anni.

Cinque secondi di silenzio.

Proseguiamo.

- L'acquazzone mi ha impedito di vedere quel bel donnino di Beth Ditto che si schianta giù dal palco durante l'esibizione.

- Skin rulla. Davvero. Per essere un gruppo di cui - a parte i successoni - non mi è mai importato più di tanto, gli Skunk Anansie mi hanno coinvolto parecchio. Priceless il momento in cui Skin si è buttata sulla folla per fare crowd-surfing e un tipo gli ha fatto pat! pat! sulla pelata.

- Dopo gli Skunk Anansie sale sul palco l'ombra di il gemello scazzato di Ben Harper. Un'ora e mezza di noia. Canzoni che durerebbero quattro minuti si trasformano, tra le corde della chitarra orizzontale di Ben Harper, in lunghissimi noiosiss interessantissimi virtuosismi da venti minuti.
Che fine ha fatto il Ben Harper delgli Innocent Criminals? Mah. Si vede che Laura Dern l'ha rammollito.
Fatto sta che a parte Diamonds on the Inside non c'è traccia di altri brani celebri, nella scaletta del concerto.
Fortuna che il duetto con Eddie Vedder sulle note di Under Pressure salva il finale.

- Io e Kecco dobbiamo iniziare a metterci d'accordo sulla maglietta threadless da indossare, dato che ormai ne abbiamo talmente tante di uguali che il rischio di fare le gemelline vestite uguali inizia ad essere reale.

- I cessi dell'HJF2010 sono quanto di più vicino all'idea che ho delle proverbiali fogne di Calcutta.

- I punti di ristoro sono un casino, e questo fa sì che io e la Graz perdiamo mezz'ora per procurarci un panino. Fortunatamente questa mezz'ora cade durante il concerto di Ben Harper, quindi probabilmente ci siamo divertiti più lì che non davanti al palco.

- Concerto dei Pearl Jam: non avrei potuto chiedere di meglio. Ok, avrebbero potuto fare canzoni che adoro come Rearview Mirror o Come Back, ma cazzarola, apertura con Given To Fly, più di mezzo Ten e State of Love and Trust sono cose che riempiono il cuore.

- Eddie Vedder ha bevuto vino rosso a canna per tutto il concerto. E infatti si è dimenticato le parole della prima strofa di Alive. Robe che nemmeno Adriano Celentano. Ma chisse, è pur sempre Eddie Vedder!

- La Graz, che per i non conoscenti definirei come "diversamente alta", ha avuto serie difficoltà con la visuale.


La visuale della Graz durante il concerto.

Poi per fortuna ha trovato lo stratagemma di montare su una bottiglia d'acqua (giuro) e finalmente è riuscita a godersi almeno il maxischermo.

- Bruno ha avuto modo di sfoggiare tutta la sua autorevolezza in materia di Non Devi Rompere Il Cazzo Durante Il Concerto.
3 esempi.
1. Un tipo davanti a lui aveva uno zainetto che dava fastidio: sguardo killer di Bruno e zainetto sparito. Dopo un quarto d'ora era sparito anche il tipo.
2. Una tipa dietro di lui osava fumare rischiando così di procurare della bruciatura: sguardo killer di Bruno ma la tipa non spegne la sigaretta. Risultato: con la scusa del concerto, Bruno inizia a pogarle contro. Poveretta. Sarà ancora lì, sul prato.
3. La Graz non riesce a vedere bene. Sguardo killer di Bruno e venti metri di pubblico si aprono tipo mar rosso. No, dai, non esageriamo. Però ne sarebbe capace, sono sicuro.

Gran bella esperienza, l'organizzazione deve migliorare sotto diversi aspetti (bagni e ristorazione soprattutto) ma il posto è splendido e il concerto dei Pearl Jam è stato fenomenale.

lunedì 31 maggio 2010

Con tutto il rispetto...

by pio1976
... gli sposi, il "sì", il taglio della torta, Morgan che canta Heroes accompagnato da Saturnino e Megahertz e altra gente illustre... tutti momenti bellissimi, ma l'emozione più forte è stata la rimpatriata musicale con gli amici di sempre:



Aneddoti:
- Kecco che mi chiede: te la ricordi Cammino Lento? Io abbozzo, lasciando intendere che sarebbe meglio qualcos'altro, poi si propende per i superclassici A Forest e Boys Don't Cry e ci si accorge tutti insieme che la memoria vacilla (e, se per me non è certo una novità, vedere tutti gli altri che optano per tagliare di netto l'inciso di BDC e produrne così la versione bignami è stato, a posteriori, molto divertente)
- Pare che Robert Smith si sia rivoltato nella sua cantina.
- Nick si è rotto tutti i capillari di un dito proprio su BDC, figuriamoci se avessimo fatto Cut.
- Se avessimo fatto Cut avrebbero dovuto prenderci a secchiate di acqua fredda per farci smettere.

Bellissimo matrimonio, bellissima festa.

lunedì 10 maggio 2010

Si potrebbe andare tutti allo zoo comunale, anzi no! Al Parco Natura Viva!

by pio1976
Post lungo, quindi prenditi quel caffè e mettiti comodo.

Una volta, in casa B, la domenica mattina si dormiva fino a tardi.

Ora invece la mattina di (ogni) domenica si apre con Emma che scende dal suo letto e viene a svegliarti. Delle volte anche alle sette e mezza. Che di domenica, quando non esiste l’obbligo dell’asilo – scuola – ufficio, non è esattamente una figata.

Ed è così che è andata ieri: Emma si infila furtiva nel lettone e sta tranquilla due-minuti-due, tempo in cui costringe il sottoscritto a raccontargli una storia (in questo periodo va un casino Kirikù e Karabà, oppure gli Ewoks che sulla luna di Endor salgono sugli alberi e non riescono più a scendere, allora deve arrivare un’unità C1 a tirarli giù, ma qualcosa va storto e sono cazzi per tutti). Dopo questi due minuti di calma, Emma si stufa, scende dal letto e inizia a fare un tale casino che bisogna tirarsi su tutti.

Quindi in pratica alle 8.00 di domenica mattina siamo già tutti in piedi come se fosse un qualsiasi martedì. Perso per perso (il sonno), decidiamo di sfruttare l’intera giornata e andare al Parco Natura Viva: un parco faunistico, con zoo-safari annesso, che si trova nelle vicinanze di Verona.

Stacco: aneddoto Emmesco.
Comunichiamo l’idea a Emma:
Io: “Emma ti piacerebbe andare allo zoo?”
Emma: “Sìììììì!!”
Mamma: “Ma sai che bello? Andiamo con la macchina e passiamo in mezzo agli animali selvaggi! Vedremo i leoni, le giraffe, gli ippopotami, i rinoceronti!”
Emma: “Che bello! Che bello!”
Io: “Emma, che animale ti piacerebbe vedere, tanto tanto, allo zoo?”
Emma: “Mi piacerebbe vedere… … … … … … i topi.” O.O

Fine aneddoto Emmesco.

Parte la macchina organizzativa perfettamente oliata, e siamo talmente pratici che in un battibaleno ci prepariamo e ci mettiamo in macchina… alle 11.10 (Ebbene sì, quando hai due marmocchi il tempo di organizzazione tende a dilatarsi un po’…).

Il tragitto verso il parco (1h30’ circa, da PD) è praticamente un susseguirsi interminabile di “Siamo arrivati?” “Siamo arrivati?” “Siamo arrivati papà?” di Emma, che freme all’idea di vedere gli animali selvaggi.
Nel frattempo i topi hanno lasciato il posto di Animale Più Desiderato alla ben più feroce tigre. Solo che l’esperienza che ha Emma in fatto di tigri la lascia un po’ in imbarazzo: non sa se si troverà davanti la bonaria Raja di Aladdin o il temibile Shere Khan del Libro della giungla. Quindi l’aspettativa di Emma nei confronti della forma di vita multicellulare a strisce (cit.) è un misto di affettuosa curiosità e terrore cieco.



Arriviamo al parco, che si divide principalmente in due parti: zoo safari e parco faunistico.

Stacco: aneddotto Graziangelesco.
Arriviamo e c’è una coda che non finisce mai per lo zoo safari.
Graz: “Scusi, lei, addetto all’ingresso, ma è sempre così?”
Addetto: “Ma porc Beh, signora, è domenica, crist veda lei...”

Fine aneddoto Graziangelesco.


Iniziamo con il safari. Taglierò corto: la parte del safari è quasi una merd ampiamente trascurabile. Ok, il mio giudizio sarà forse fuorviato dalla quantità smodata di gente che ci ha obbligato a fare colonna praticamente dall’inizio alla fine, che ti viene da pensare "Ma quanto cazzo di smog si respirano, ‘ste povere bestie". E il mio giudizio sarà sicuramente fuorviato anche dall’abilità ninja di alcuni animali, capaci di rendersi invisibili (maledetti ghepardi).
Però anche ripensandoci a mente fredda gli animali più “sensazionali” sono davvero pochi, e per una buona metà del giro si sta in attesa di qualcosa che o non si vede (ri-maledetti ghepardi ninja) o che si vede molto, ma molto, da lontano (maledetti leoni).

Fortuna che poi si recupera con il parco faunistico, che invece è davvero bellissimo.
La struttura del parco faunistico è tutta un saliscendi di sentieri che attraversano le varie aree, saliscendi in alcuni tratti impegnativi per un passeggino, che ti viene da pensare "Ma come cazzo farà un disabile..."; inoltre una nuova sezione del parco (Sentieri d’Africa) ti permette di recuperare tutti quegli animali che non hai avuto modo di vedere in macchina (mi riferisco soprattutto ai leoni, dato che i maledetti ghepardi rimangono evidentemente nascosti nelle ombre a esercitarsi nel lancio di shuriken).

Nel parco faunistico si scatena la fissaz l’aspettativa di Emma, che è talmente proiettata verso la sua amata tigre che tutte le altre cose passano in secondo piano…
Io: “Emma, guarda l’anaconda, pensa che è il serpente più grande del mondo”
Emma “Dov’è la tigre?”
Io: “Emma, guarda l’orso dagli occhiali che dorme sopra il ramo!”
(c’era ‘sto orso che dormiva a dieci metri da terra, sopra un ramo, fantastico, mi ha ricordato questo)
Emma “Sì, vabbè, dov’è la tigre?”
Io: “Emma, guarda il ghepardo, sta uccidendo i cuccioli di crisocione a colpi di Kusarigama!!!
Emma “Sì, ok, bello, bello, ma dov’è la tigre?”


Quindi capirete bene che a fronte di tanta insistenza decidiamo di dare la priorità alla tigre, e ci accalchiamo dietro alla vetrata che separa i visitatori dall’area della tigre, insieme a venti bambini che spingono e si danno di gomito, per cercare di vedere il felino.
Che però deve essere ninja anch’esso, dato che non si fa vedere, lasciandomi indeciso se A. credere che sia tutto un bluff e che la tigre in realtà non ci sia oppure B. lanciare uno dei suddetti bambini dentro l’area della tigre, come esca.

Dopo un po’ ci stanchiamo di aspettare e decidiamo di andare a mangiare.
Al Parco Natura Viva hai tre possibilità per mangiare:
Possibilità 1. Ristorante (“Simba Self Service”): prezzo contenuto (cotoletta e patatine euro 5,50), un po’ di affollamento nell’orario critico.
Possibilità 2. Area pic-nic: ti porti i panini da casa. Secondo me, alla fine, è la soluzione migliore.
Possibilità 3. Bar. Noi abbiamo provato quello vicino all’ingresso del parco (“Panda Bar”): qualità infima (panini in busta di plastica con affettato pseudo sintetico e pane gommoso), valore aggiunto: chi ti batte i prezzi e ti prepara i panini – la “faccia” del bar, quindi - è un personaggio che ricorda molto Marcello Lippi, solo più antipatico, e ho detto tutto.

Comunque alla fine riprendiamo il giro e ripassiamo dalla tigre, che stavolta arriva, passa davanti alla vetrata ed Emma è felicemente terrorizzata, o paurosamente contenta.



Archiviata la pratica Tigre, si passa al resto del parco.

Purtroppo dopo poche curve Emma scopre il cartellone dell’area riservata ai dinosauri e tutta l’attenzione si sposta verso il Tirannosauro.

Io: “Emma guarda c’è il pavone che fa la ruota”
Emma: “Sì, vabbè, ma dov’è il Denti Aguzzi?” (cit. oscura ai più)
Io: “Emma guarda, gli scimpanzé stanno smembrando un guardiano!!!!”
Emma: “Voglio vedere il Denti Aguzzi!!!”
Io: “Emma guarda! Il ghepardo sta facendo a pezzi a colpi di Naginata i cuccioli di macaco dalla coda di porco!!!
Emma: “Sì, ok, bello, bello, ma dov’è il Denti Aguzzi, papà?”


Quindi andiamo a farci il giro nell’area dedicata ai dinosauri, che ti può piacere solo se hai cinque anni o se sei un creazionista. Poi fortunatamente non ci sono altri cartelloni che attirano l’attenzione di Emma, e quindi possiamo finire il giro del parco.

Segue il ritorno a casa, dove il susseguirsi interminabile di “Siamo arrivati?” “Siamo arrivati?” “Siamo arrivati papà?” è smorzato dalla stanchezza di una gran bella giornata, diversa dal solito.

In conclusione:
1. andateci, che è molto bello,
2. portatevi il cibo da da casa,
3. tralasciate pure lo zoo safari, dato che – a parte le giraffe – non vi perdete praticamente niente.

Gran bella giornata, comunque.

mercoledì 23 dicembre 2009

Rock in the '90s - Parte Prima (in cui si forma un gruppo e gli si dà un bel nome del cazzo)

by pio1976
PROLOGO

Vengo subito al punto.

Al liceo ho fatto quello che in molti, al liceo, sognano di fare.

Guidato una Ferrari?
No.

Una gang-bang con otto pornostar contorsioniste notte d'amore con una top-model?
No.

Ho suonato in una band.

1994. Febbraio
Nella foto sopra: il sottoscritto rockeggia,
fuma e indossa magliette prestate dal dott. Piva.

Io suonavo la chitarra malissimo con molto impegno, e cantavo le canzoni decentemente con molto entusiasmo.
Ma all'inizio, a dir la verità, non suonavo la chitarra, ma cantavo e basta.

L'occasione per suonare in un gruppo è stata gentilmente fornita da San Culo, che mi ha procurato come compagni di scuola dei talentuosi musicisti che mi hanno trascinato nell'avventura.

Che adesso nemmeno mi ricordo come ho fatto a diventare il cantante dei The Legno (tipico Nome Del Cazzo che si mette a un gruppo, convinti di essere Simpatici-haha!).


PARTE PRIMA - i The Legno

Comunque.

Il primo ricordo è la timidezza nel Cantare Canzoni davanti a un microfono e soprattutto davanti ai tuoi amici di sempre.
Davanti ai tuoi amici di sempre, al liceo, si parla di figa, si fanno gare di rutti, si danno crogni sulla testa, non si canta "But I just can't hold my tears away... The way you do", e pure con gli occhi chiusi, tanto per dirne una.

Fortuna che la Professionalità e la Dedizione dei miei compagni di saletta prove è tale che mi sento subito a mio agio (dove professionalità e dedizione sono, inizialmente, Rumore e Birra).

Repertorio?
Era il 1993, cazzarola: fatevi un giro su Wikipedia alla voce Grunge e aggiungeteci i Cure... anche se, a onor del vero, si farcisce il tutto con qualche spruzzata nazional-popolare, tipo il primo Ligabue.

La formazione dei The Legno è la seguente:

Voce (poca...): Il Sottoscritto.
A. non ho esperienza di canto e B. all'epoca fumo, quindi la mia voce è uno strumento impazzito che sulle note alte, irrimediabilmente, va per i cazzi suoi: quando canto Sweet Child O' Mine (mica cazzi...) sembro una muta di di Chihuahua cui vengono strizzate le palle.

Chitarra solista: Kecco
Perfezionista in saletta, vero e proprio guitaraholic.
Non sono infrequenti gli scazzi quando a calcetto gli arriva la palla troppo lunga in saletta la gente arriva in lieve ritardo oppure quando l'automobile davanti alla sua va troppo piano durante una canzone ci si incappella. Purtroppo per lui, all'inizio, incappellarsi durante una canzone è quasi la regola.

Seconda chitarra: Dott. Brunoro
Cresciuto a pane e death metal, non rinuncia mai al suo chiodo.
E' vittima delle sciagurate scelte turistiche dei suoi genitori, che gli faranno perdere una concerto memorabile nell'estate del 1994 (ci arriveremo). Intesserà una torbida storia d'amore con la Sorella Del Chitarrista Solista; questo non c'entra quasi un cazzo ma la gente vuole il gossip.

Basso: Dome
Non solo suona il basso, ma occasionalmente si dedica anche alle seconde voci, con esiti che gli addetti ai lavori definiscono celestiali.
Gli addetti ai lavori di non so che lavori, però, dato che le seconde voci di Dome fanno lo stesso effetto dell'alluminio sulle otturazioni.
Impegno a mille in tutto, però, muso duro e baretta fracà.

Batteria: Nick
Ebben sì, il giovane scrittore ha un passato da drum machine. E' lui, principalmente, che diffonde il verbo dei Cure all'interno del gruppo. Purtroppo una rarissima patologia gli impedisce di fare la batteria TA! TA! TAttu TAttu! TA! TA! TAttu TAttu! di All Along The Watchtower.
Ma è una cosa -anche questa- che vedremo più avanti.

E questa è la formazione, quindi.

Si parte da qui.

[fine della prima parte]

lunedì 2 novembre 2009

Com'è andata!

by pio1976
La presentazione del libro con cui il dott. Nick è a tanto così dall'averci rotto le balle convinto ed entusiasmato definitivamente si è svolta sabato scorso in una gremitissima libreria Draghi.

Giovani lettrici alla presentazione de La Vendetta della Terza Linea di Nicolò Bonazzi
Una giovane lettrice si diverte a bestia durante l'incontro.

Si è chiacchierato per un'oretta su Marco B. (il protagonista del libro), sulla scrittura e sulle doti stilistiche di Nicolo B. (l'autore del libro), sottolineate dalla lucida analisi dell'esimio Dott. Giacomo B. (l'intervistatore).

Il primo B. è stato sviscerato dal secondo B., che si è liberato dell'imbarazzo iniziale e ha retto bene il confronto con il pubblico; il terzo B. ha svolto il suo lavoro con professionalità e competenza, senza nemmeno dover ricorrere al suo celeberrimo e prestigiosissimo pantalone di pelle.

Qui sopra il giovin scrittore Nicolò Bonazzi reagisce con
sgomento alla notizia che Darth Vader è il padre di Luke.


Cos'è andato bene: presenza massiccia di pubblico; libreria invasa da parenti e amici... oddio... forse un po' troppi parenti e amici e pochi "curiosi" non conoscenti, ma per la prima uscita è normale così: anche ai primi concerti di un gruppo ci sono solo parenti e amici, di solito...

Cosa sinceramente si poteva migliorare (e qui sinceramente la colpa credo sia solo ed esclusivamente della libreria che ha ospitato l'incontro): pochissima visibilità all'esterno. Si sarebbe potuto mettere una locandina, qualcosa, che so: hai quattro vetrine? Usane una per pubblicizzare la cosa, riempila di libri di Nick... e invece niente. Un Coelho, un Dan Brown e nessuna traccia del libro di Nick.

Ma tant'è, se ne terrà conto per le prossime uscite.

venerdì 2 ottobre 2009

Post di pubblica utilità, ovvero: Cosa Fare a Padova Quando Ti Rubano La Bicicletta

by pio1976
Premessa: ieri mi hanno rubato la bici. Cose che capitano, certo, però rode.

La zona dove è stata rubata non è certo scarsamente popolata; la bici era posteggiata in mezzo ad altre bici, e tutte queste bici erano incatenate diligentemente a una rastrelliera, al centro di una piazzetta costellata di uffici e bar.

Quindi, in pratica, sono stato baciato dalla Sfortuna.

La cosa mi ha lasciato di sale, un po' per la situazione appena descritta (ma possibile che nessuno, dagli uffici, abbia notato niente di strano?) ma soprattutto perché, cazzo, era la bici della Graz e perché, cazzissimo, era la bici con cui accompagnavo all'asilo la mia bimba.

Ma veniamo al titolo del post: ti hanno rubato la bici a Padova?
Ecco come fare per ritrovarla (se hai tempismo e fortuna).

Ci sono due modi per ritrovarla, pagare e muti oppure sbattervi un po' (e qui entrano in ballo tempismo e fortuna).

Ma andiamo per ordine.

A. Pagare e muti:
recatevi ai giardini dell'Arena e cercate qualche tipo più o meno losco a bordo di un modello fiammante di bicicletta.
Ditegli che vi serve una bici.
Se il tipo vi guarda strano come per dire "E a me che cazzo me ne frega?" oppure vi dice, effettivamente, "E a me che cazzo me ne frega?" probabilmente è solo un tipo più o meno losco a bordo della SUA bicicletta (e giustamente, che cazzo gliene dovrebbe fregare se a voi serve una bici?).

Se invece il tipo più o meno losco si dimostra effettivamente losco e vi dice: "Ho la bici che fa per te", ditegli che dovete fare un regalo a un vostro amico che però vuole una bici che è [descrivetegli la vostra bici].
Nel giro di un quarto d'ora il suddetto tipo losco vi porterà *sorpresa!* la vostra bici rubata. Pagate un a cifra che può andare dai 30 ai 70 euro (a seconda della bici) e andatevene, senza dare troppo nell'occhio che magari dietro l'angolo c'è un altro tipo losco che potrebbe addocchiare la bici e farci un pensierino.

B. Sbattervi un po'
Altra premessa: c'è una cosa che dovete sapere (io l'ho imparato leggendo un articolo del Gazzettino di Padova di oggi del 1° ottobre, di cui purtroppo non ricordo l'autore): le bici rubate a Padova, spesso, vengono portate dal ladro di turno, indovinate dove tra queste tre possibilità:
a. a casa sua.
b. in un deposito segretissimo e nascostissimo.
c. nel parcheggio delle bici in piazzale stazione, custodito 24h/24 e pubblicizzato perfino su Padovanet.

Avete indovinato?
Esatto, nel parcheggio custodito del comune.

Allora ecco cosa dovete fare.
1. Il prima possibile, dopo aver subito il furto, andate a fare denunZia: vi servirà successivamente per poter reclamare e riscattare la bici.

2. Fiondatevi al suddetto parcheggio, entrate e cercate la bici.
Una volta individuata la bici, fate presente al custode (persona gentilissima, sul serio) che la bici è vostra e che la denunZia lo attesta.
Non vi resta che farvi consegnare la bici e andarvene senza dare nell'occhio.

A me, oggi, è andata così. Tempismo e culo.

Tempismo soprattutto perché mentre stavo ritirando la bici si è presentato uno studente, proveniente dai giardini dell'Arena, che era venuto a ritirare *sorpresa!* la mia bici rubata, appena comprata per una quarantina di euro. Inutile dire che se ne è tornato ai giardini con la coda tra le gambe, quaranta euro in meno e, probabilmente, una gran voglia di bestemmiare il signore.

mercoledì 26 agosto 2009

Come nel 1996, più o meno...

by pio1976
In questi giorni sono solo soletto: moglie e prole sono al mare fino alla fine della settimana e io mi godo la Magnifica Solitudine concedendomi cose che, altrimenti, non mi potrei concedere, tipo: dormire in diagonale nel lettone, farmi una rumorosa doccia a notte fonda prima di mettermi a letto (senza timore di svegliare le bimbe), farmi una rumorosa doccia la mattina presto (senza timore di svegliare le bimbe), andare a giocare a Beach Volley dopo cena, ma soprattutto: rinverdire gli antichi fasti del periodo universitario e popolare la casa di amici storici per passare una serata condita da cibo, birre, playstation e rutto libero (nel migliore dei casi).

Così ieri sera, dopo esserci sparati 1Kg. di pasta alla Puppis (gentilmente offerta dallo chef più in voga del momento), abbiamo rotto gli indugi e come un sol uomo ci siamo riversati sul divano, armati di joypad.

Nella foto sopra: i nostri eroi.
p!o non c'è perché sta scattando la foto; da notare che AlePat
è già stato emarginato per le ragioni che vedremo più avanti. :D


Il gioco è sempre lo stesso, da anni: Pro Evolution Soccer* (che a noi Fifa ci ha sempre fatto un po' schifo...). La versione è la 2008 (che a noi checcenefrega di essere aggiornati, e poi vuoi mettere ritrovarsi ad esclamare "Ma chi cazzo è 'sto Mauri in nazionale?!?").

Si tiene l'Italia in Coppa del Mondo.

Si gioca in 5 nella stessa squadra Vs. Computer (che a noi ci piace tanto giocare insieme).

Dato che siamo in sei, i fortunati Ca.Ma e AlePat si danno il turno giocando 45' a testa, non perché si siano gentilmente offerti, ma perché capiscono che il silenzio degli altri 4 significa, nella migliore delle ipotesi: "tocca il mio joypad e ti rompo il culo".

I 6 giocatori rispecchiano 6 tipologie ben precise di giocatore di PES:

1. Nick: Lo Stratega.
Comanda i menu e le sostituzioni. Conosce il gioco e ne padroneggia i movimenti. Purtroppo, essendo romanista ha un solo obiettivo in testa: segnare facendo er cucchiaio.

2. Kecco: Il Volenteroso.
Pur non essendo avvezzo al mondo dei videogiochi, impara in fretta e si muove bene in campo, anche perché appassionato e intenditore del Bel Calcio (nonostante sia interista).

3. Pupoli: L'Appassionato.
Rapace in area di rigore, non esita a sfogare tutta la rabbia per l'occasione mancata inveendo contro tutti gli angeli del coro e contro ogni divinità più o meno riconosciuta. Uomo squadra, non esita a incitare i compagni con amore e affetto con espressioni tipo "Ma che cazzo fai, mona", "Dammi quella cazzo di palla", "Porco qua" e "Porco là".

4. p!O: L'Esperto o Presunto Tale.
Profondo conoscitore del mezzo (ore e ore sprecate davanti a PES fin da quando si chiamava ancora International Superstar Soccer 64), eccede spesso in inutili virtuosismi. Millanta errori di pulsante per mascherare cappelle incredibili, e provoca gli insulti e le mazzate dei compagni.
Poi però azzecca il gol della vita, al volo da 40 metri (e con Materazzi!) e tutto si dimentica.

5. Ca.Ma: Il Compagnone.
Tipo che lui si divertirebbe anche solo a guardare gli altri giocare (e insultarsi). Ma dato che c'è un joypad... Ordinato in campo, senza tanti fronzoli.

6. AlePat: Il Fisico Che Sta Ai Videogame Come Stephen Hawking Sta al Parkour.
L'unico uomo in grado di confondere il tasto del passaggio corto con quello del tiro, tutte le volte che ha la palla. Ammirevole nell'impegno profuso, ma una partita in più e finiva linciato. :D

La serata vola in fretta, giochiamo partite memorabili, acciuffiamo un 2-2 contro l'Albania al 90°, perdiamo agli ottavi prendendo al 90° il gol del 2-3 dalla Polonia, beviamo, scherziamo, stiamo insieme.

La differenza con 13 anni fa è che allora non c'avevamo un cazzo da fare il giorno dopo, e la Lunga Notte Della Playstation finiva solo alle prime luci dell'alba.
Invece adesso ognuno c'ha i suoi cazzi, e La Lunga Notte Della Playstation finisce intorno all'una.

Grazie, comunque, è stata proprio una bella serata.

*Una volta abbiamo provato a fare la Lunga Notte Della Playstation giocando a Guitar Hero, ma dopo una sessione ininterrotta di 6 ore c'è gente che si è sentita male, e ha giurato No Mas.

martedì 5 maggio 2009

Carlotta è arrivata.

by pio1976
Carlotta!
(cliccando sull'immagine arrivate alle foto)

Tutto inizia e finisce con il primo pianto di Carlotta.

L'Ansia finisce, la Gioia inizia.
Il Dolore finisce, la Felicità inizia.

Tutto inizia e finisce con il più bel rumore del mondo.

In realtà tutto inizia un po' prima, verso le 20.00, con le maledizioni della Graz che fanno scendere a DEFCON 4. Il dolore sordo dei giorni scorsi si è tramutato, stasera in un po' di contrazioni toste.

"Difficile spiegare com'è una contrazione a un uomo" mi ha detto spesso.

Avete presente quando da piccoli lo zio di turno di prendeva il polso tra le sue mani e con una mano tirava la pelle del polso in un senso e con l'altra tirava la pelle nell'altro, ruotandola sul polso come se dovesse accelerare in moto?

Mio zio li chiamava Gli Spilli. Tipo "Vieni qua, che ti faccio gli spilli".

Ecco, io le contrazioni me le immagino tipo un dolore del genere, solo che in questa similitudine le mani di tuo zio sono gigantesche, e non tengono i tuoi polsi, ma tutto il tuo ventre, dall'ombelico alla schiena, scendendo verso il basso.

Tant'è. Un po' di contrazioni ci sono state anche la settimana scorsa, niente di cui preoccuparsi, a priori. Rimaniamo a DEFCON 5.

Poco dopo, però, le contrazioni si fanno un po' più intense, diciamo che scendiamo a DEFCON 4.

Inizia lo Sconforto.
Se è vero che il dolore si dimentica (sennò le donne si fermerebbero a figli: uno), è anche vero che, proprio perché si dimentica, quando torna il dolore fa più male.

Scatta la telefonata alla ginecologa: finché non sono regolari rimanete calmi, appena diventano più regolari e più ravvicinate nel tempo ci risentiamo.

Il cervello della Graz interpreta: Don't panic. Don't panic.

Passano neanche dieci minuti e le contrazioni diventano molto dolorose e a intervalli di due minuti circa l'una dall'altra. Di nuovo la ginecologa: due minuti? dolorose? andate in ospedale.

Il cervello della Graz interpreta: Ok. Panic.

Scendiamo a DEFCON 3 salutando la nonna ed Emma, che rimane incollata a Boing, serenamente inconsapevole di cosa saranno le prossime ore (sopratutto) per la mamma e i prossimi giorni - mesi - anni per lei.

Ci catapultiamo in macchina e saliamo la rampa del garage a tutta velocità.
Ovviamente la vecchina del secondo piano ha scelto la sera sbagliata per fare La Manovra Impossibile. Le maledizioni che volano spostano la sua macchina, e noi passiamo.

Succede poi che per la strada - scendendo a DEFCON 2 tra le urla della passeggera, sia chiaro - mi concedo il lusso di guidare Come Un Boaro: corsie preferenziali, semafori rossi, dare precedenze: haha. Non mi avrete. Il massimo lo esprimo sulla circonvalla, dove prima mi butto nelle rotonde come nemmeno i vecchi convinti di avere la precedenza, e poi inchiodo con le quattro frecce perché la contrazione impone alla Graz di percuotermi come un sacco urlandomi di fermare la macchina.

Perché la cosa simpatica delle contrazioni è l'intermittenza: due minuti di tregua, un minuto di berserker, due minuti di tregua. Nei minuti di tregua puoi anche fare capriole o disinnescare una bomba, ma nei minuti di berserker sei costretta a - a scelta - urlare, bestemmiare, maledire tutto il coro degli angeli oppure, come nel mio caso, percuotere un marito alla guida.

Arriviamo all'ospedale che siamo ormai arrivati a DEFCON 1. Panico, terrore e nervi alle stelle. Posteggio la macchina davanti all'ingresso del pronto soccorso per far scendere la Graz, che si fionda in accettazione accompagnata dagli infermieri.
Io intanto parcheggio la macchina, e dopo un minuto entro in ospedale.

Corsia deserta.
Porta dell'accettazione chiusa.
Urla.
Silenzio.
Urla.
Silenzio.

Oddio.
Li sta ammazzando tutti, penso. Scappa, finché sei in tempo.

E invece.

Si apre la porta, esce un trittico composto da: a) medico (agitata); b) Graz in barella (potrei giurare che stesse urlando maledizioni in un'altra lingua. L'unica parola conosciuta era "Epidurale! Epidurale!"); c) a chiudere il trittico un baldo infermiere, tranquillo, che consolava la Graz, dicendo una cosa tipo "Macché epidurale e epidurale. Qua la bimba sta già nascendo".

E così infatti succede.

Corsa frenetica in ascensore (frenetica sul serio: l'infermiera che guida la barella travolge, nell'ordine, i piedi di un paziente in attesa del suo turno, un cestino dei rifiuti e - dulcis in fundo - il sottoscritto, che aveva commesso l'errore di presunzione di voler uscire per primo dall'ascensore.

Con la Graz che ormai sta iniziando a colorarsi di verde e a strapparsi i vestiti arriviamo in sala parto, dove tutto invece si svolge, ai miei occhi, con una calma e una tranquillità irreale. Le ostetriche si muovono perfettamente coordinate, ci sono un sacco di sorrisi, volti rassicuranti, la Graz finisce le ultime energie con un paio di spinte e poi, finalmente, arriva.

Arriva il rumore più bello del mondo.

Carlotta, finalmente, è arrivata.

venerdì 10 aprile 2009

"Cortaaa!"

by pio1976
Ieri sera c'è stata la Messa in ricordo di mio padre.

Si parte con Don L., il parroco celebrante, che intona giusto un paio di canti introduttivi.

Lunghissimi.

Tanto che inizio a preoccuparmi sulla durata della Messa, dato che oltretutto è giovedì santo e si sa, nel triduo di Pasqua il rischio della Messa cantata e lunghissima è dietro l'angolo. Dopo mezza Messa in realtà mi rendo conto che il cerimoniale scorre veloce, e che il frequente inciso cantato del prete è dettato in parte dal fatto che forse lui stesso è il primo a stancarsi del tono monocorde della cerimonia, in parte dalla sua passione sfrenata per gli Enigma e forse anche per il fatto che il suo provino a X-Factor si è concluso con un "per me è un no".

Ma tant'è: ogni riga della Messa è buona per improvvisare una cantata, e al momento del "Mistero della Fede" Don L. parte a cappella con una seconda voce degna di Tata Giacobetti del Quartetto Cetra. Qui, in aggiunta, accade un piccolo imprevisto: l'organista spara tre o quattro note che non c'entrano davvero un cazzo, io mi illudo che stia attaccando In-A-Gadda-Da-Vida, ma in realtà è scivolato salendo sullo sgabello, appoggiandosi al tastierone (tutto vero!)

Al minuto 12 già non ne posso più della vivacità di Emma (che peraltro capisco perfettamente, dato che non si può pretendere, mia cara signora di due banchi più avanti, che una bimba di poco meno di tre anni se ne stia seduta buona e zitta per più di dieci minuti). La bimba, nell'ordine, sta seduta dieci secondi, corre per tutto l'inginocchiatoio, da destra a sinistra, un centinaio di volte, poi scopre che ci si può stendere, poi si attacca al banco e dondola, poi batte sulle spalle dei fedeli del banco davanti, poi si gira e fissa negli occhi quelli del banco dietro. Infine tenta di svegliare il vicario che se ne sta con gli occhi chiusi davanti al confessionale, ed effettivamente sembra addormentato, sarà per gli occhi chiusi, sarà per la postura, sarà soprattutto per la bolla al naso.

Al minuto 25 la vivacità di Emma viene punita dall'Altissimo, che la fa scivolare e sbattere il mento sul banco. Labbro rotto, l'arbitro chiama la sostituzione temporanea per sangue, ma Carlotta non è ancora pronta (mancano tre settimane) ed Emma deve lasciare la messa, proprio nel momento in cui si scopre che il vicario non era addormentato, ma stava trovando la concentrazione necessaria per recitare la formula della Palla di Fuoco da lanciare alla Emma.

Nel frattempo fa il suo ingresso in campo Carlo, che evidentemente è stato folgorato sulla via di Albignasego e ha assunto i gradi di Basabanchi.
Sarà un caso, ma quando Carlo entra in chiesa tutti i fedeli si inginocchiano, alcuni addirittura girandosi e dando le spalle all'altare. Carlo proferisce un "comodi, comodi" e la messa riprende.

Come molti di voi sapranno, il cugino in passato è stato per un breve periodo nel Guiness dei Primati come Persona Più Stonata dell'Universo Mondo. Ora invece canta con voce intonata tutti i canti della messa. Mistero della fede.

Alla fine della messa Don L. viene affiancato nelle sue cantate dal cappellano, dotato di una voce rauca capace di scartavetrare tutti i banchi della chiesa, che infatti a fine celebrazione sembrano più chiari e grezzi di quando si è cominciato.

La messa finisce, andiamo in pace e buona camicia a tutti.

**********

E veniamo all'aneddoto relativo al titolo, che non c'entra un cazzo (se non con il titolo, appunto), ma che merita di essere scolpito nella memoria.

Ieri sera la mia squadra affronta la prima in Classifica (noi siamo tipo penultimi, o giù di lì). Quindi siamo concentrati, pronti a giocare. Finiamo il riscaldamento e si va in campo.

In ricordo delle vittime dei terremoti è previsto il minuto di raccoglimento, che nella pallavolo si svolge così: l'arbitro autorizza il primo servizio della gara, il giocatore al servizio esegue la battuta, la squadra che deve riceve lascia cadere il pallone, i giocatori si fermano e si osserva il minuto si silenzio. Una volta mi è capitato che chi doveva battere sbagliò la battuta, scatenando l'ilarità (repentinamente repressa) di tutto il palazzetto. Pensavo fosse la cosa più imbarazzante che potesse capitare durante il cerimoniale del minuto di silenzio.

Lo pensavo davvero. Fino a ieri.

Ieri succede questo: l'arbitro informa tutti, prima della gara, che ci sarà il minuto di silenzio. Tutti pronti, concentrati, ci mettiamo in campo. La nostra squadra deve ricevere. Gli altri devono battere. l'arbitro fischia, autorizzando il primo servizio della gara. L'avversario batte.

Dalla nostra panchina si alza un urlo: "CORTAAAAA!" con il solito tono che sta a significare: "CAZZO! DAI CHE E' CORTA! MUOVETE IL CULO! RICEVETE 'STA PALLA!". Il problema è che si tratta del servizio del minuto di silenzio: un millisecondo dopo che l'avversario ha colpito la palla per battere tutte le squadre si sono fermate. Quindi il "CORTAAAAA!" risuona ancora più forte del normale.

Il Gelo.

Il sottoscritto e due o tre compagni ripiombano nelle situazioni scolastiche in cui devi ridere, ma devi stare fermo, serio e zitto, ma DEVI RIDERE. Ma NON PUOI. La situazione è talmente grottesca che se non la sdrammatizzi finirai per esplodere.
Ti guardi a sinistra: c'è un Bara che a forza di mordersi la lingua sta piangendo dal dolore. TI guardi a sinistra: c'è un Giacomo che non sa più dove guardare, e si è fissato compulsivamente sulla spalliera, con uno sguardo che alterna la fissità di Jack Nicholson post lobotomia ad alcune risate soffocate che, inevitabilmente, richiamano alla memoria le tue risate che devono uscire. Ma non possono.

Fischio dell'arbitro.
Minuto finito.
Siamo [veramente] dei cazzoni.

Inizia la partita.

lunedì 23 marzo 2009

Il post del nome! (in cui un nome viene scelto, una canzone viene ascoltata e una coincidenza si palesa in tutta la sua imprevedibilità)

by pio1976
Parte 1

Dopo il toto-nomi della settimana scorsa, la rosa dei nomi si riduce a soli tre nomi papabili (in ordine alfabetico: Camilla, Carlotta, Viola).

Camilla e Carlotta sono i miei due, Viola è la scelta della Graz.

Per questa secondogenita sono io ad avere l'onore e l'onere della scelta del nome.

Giovedì scorso sciolgo la riserva e decido.

Il nome scelto?
Calma, manca ancora la parte 2 della storia.


Parte 2

Un amico (Bara, per chi lo conosce, e per chi non lo conosce qui è il numero 12) mi presta un mese fa l'ultimo degli Offlaga ("Bachelite", giudizio dopo pochi ascolti: bello ma non bello come il precedente, "Socialismo Tascabile").

Sono tendenzialmente pigro, quindi non lo ascolto subito.
Passano un paio di settimane e, quando finalmente mi decido ad ascoltarlo, parto dalla traccia n.2 ("Ventrale" - molto bella), saltando la traccia n. 1 ("Superchiome", ci arrivo tra un po').

Questo perché il suddetto Bara mi aveva fatto una testa così che "Ventrale" era la canzone più bella del disco e dovevo assolutamente partire da quella.

Quindi, in pratica, parto da quella e mi ascolto tutto il disco, dimenticandomi di recuperare la traccia n.1 ("Superchiome", eccomi che ci arrivo).

Venerdì mattina, per la prima volta, ascolto "Superchiome".

Ascoltatela anche voi: la coincidenza e il mistero del nome vengono svelati.




Chiaramente non vuol dire nulla, ma personalmente mi ritengo fortunato che il nome sia protagonista di una canzone degli Offlaga e non di gente tipo - con tutto rispetto - i Pooh, o - qui forse anche senza rispetto - Albano o Luca Carboni.

martedì 29 luglio 2008

Dopo Monday's IMG, Tuesday's Dick!

by Nick

Ovvero la settimanale figura di merda del vostro affezionatissimo!

Lascio al buon Manara la recensione di Dark Knight e vado di spiegazione:

Allora: domenica 27/07. Matrimonio Mic & Clare, due carissimi amici di Udine conosciuti all’epoca in cui frequentavo (poco!) l’università a Trieste. La cerimonia si svolge nell’incantevole chiesetta di San Mauro a Nimis, frazione di una sottofrazione di una località di un comune nella provincia di Udine. In pratica attraversi la strada e sei in Slovenia.
La messa è alle 16.30. Programmiamo la partenza per le 14.00. Alle 13.05 realizzo che non ho una cravatta, devo correre dai miei a rubarne una. Barbara è al trucco, si veste all’ultimo momento perché deve prima nutrire e uscire il grazioso cagnolino dei suoceri, in affidamento temporaneo presso di noi causa ferie suddetti suoceri.
Il cane pensa bene di avere un momento di mona alle ore 13.30, e, senza il minimo preavviso, ci molla un po’ di acqua benedetta in soggiorno. Scatta l’operazione Mocio Vileda + adeguato detergente in giacca-e-non-cravatta, più bestemmia libera e variegata, avendo pulito la casa non più tardi del giorno prima. Ok, partiamo.

Viaggio tranquillo, poca coda a Mestre, regolare, caldo orrendo. Mi consolo con aria condizionata sparata a mille e col pensiero che il luogo deputato a matrimonio e rinfresco è fra le ridenti e fresche colline friulane. Persino sull’invito/mappa, fattoci gentilmente pervenire dagli sposi, si consiglia una vestizione adatta alle ventose e frizzanti serate estive della zona. Quindi, se io sono in completo di cotone(della serie questo ho, caldo o freddo che sia, anzi speriamo faccia sì un po’ freschetto, sto sudando anche fra le chiappe,non è bello…)Barbara scarta varie opzioni, tutte quelle sexy e scollate, e mi opta per completo cotonina, leggera ma non troppo, con giacchetta e gonna al ginocchio. Bene.

Ovviamente a Nimis fa un caldo porco. Non si muove una cazzo di foglia. Inizio a sudare come un pirla appena messo piede fuori dalla macchina. E, ovviamente, devo abbracciare e baciare tutti quelli che conosco, sposo compreso. Mi trascino dentro la chiesetta, sperando di trovare conforto fra le sue spesse mura. Peccato che 50 persone che respirano in uno spazio di 50 mq producano un effetto bue-asinello devastante. Ho un rivolo di sudore costante, che dall’attaccatura dei capelli attraversa la basetta e minaccia la camicia bianca.

In queste condizioni il mio cervello rifiuta di accendersi e commetto spesso e volentieri degli spropositi..pensate sia accaduto anche in quest’occasione? Posso aver fatto un’orrenda figura di merda al matrimonio di due carissimi amici? Ovvio!

Il celebrante è il classico prete che conosce tutto il paese, predica a braccio interagendo con sposi e convenuti e spesso scivola nel dialetto friulano facendoci sorridere come ebeti poiché non capiamo una mazza. Il succo del suo discorso è che la coppia di sposi è santa, che l’amore ci santifica tutti, quindi dobbiamo amare il più possibile, indiscriminatamente, chiunque ci passi vicino..insomma, una cosa del genere. Fa molto caldo, siamo tutti garruli perché il prete è simpatico e ci sta mettendo a nostro agio, siamo contenti per gli sposi, gli sposi sono bellissimi..lui chiede: “E’ bello amare il nostro prossimo, vero?”
Tutti muovono la testa su e giù, affermativamente. Tranne uno. Io.

Io faccio segno di no con la testa. Sono soprappensiero, rifletto su quel che sta dicendo, sono d’accordo in generale, ma non convengo su tutto. Di riflesso il mio capo si muove accompagnando il no che mi risuona nel cranio. 50 persone. Spazio angusto. Scatta lo sgammone.
Il prete mi indica col dito: “Tu..non sei d’accordo?” Con orrore realizzo che la mia bocca si spalanca per rispondere: “Ma non è meglio essere selettivi?”.
Ottengo reazioni contrastanti. Il prete sorride divertito. Non un ampio sorriso, ma un sorriso. Gli sposi ridono. Non hanno neanche bisogno di girarsi per sapere chi fra gli invitati può essere così mona. La funzione riprende, Barbara sprofonda mormorando frasi sconnesse, tipo:”Io non ti conosco!”. E’ bella colorita in viso, sta bene. Il prete chiude la predica con la frase. “E anche se il ragazzino laggiù non è d’ accordo, amare il nostro prossimo è importante!”
Il ragazzino sarei io? Ah, ok, ho capito..tradito dal mio aspetto sbarazzino e dalla stupidità del mio commento il celebrante mi ha scambiato per un bimbo.

Chiaro che per il resto della giornata ogni persona con cui interagivo mi si rivolgeva col titolo di “ragazzino”, e mi chiedeva se ero selettivo.
Ma si può???



venerdì 25 luglio 2008

Ho fatto la pazzia

by pio1976
Ieri sera esco dall'ufficio, prendo la bici, pedalo come un disperato, o la va' o la spacca.

Ho venti minuti pe attraversare la città.

Se faccio in tempo bene, sennò sarà per la prossima volta.

Pedalo.

Come un matto.

Non credevo di farcela.

E invece ce la faccio.

Faccio in tempo.

E' la prima volta che mi capita di andare al cinema da solo*.

Ma ne è valsa la pena (e non dico altro per adesso... rinvio i commenti alla settimana prossima quando anche i miei amichetti l'avranno visto).

Perché siete così seri? Ovviamente avete capito di che film si parla, no?


*alcuni aneddoti spoiler free: sono arrivato - ovviamente sudatissimo. Ho aspettato che spegnessero le luci in leggero imbarazzo perché ero davvero madido. La sala era praticamente vuota (saremo stati in 30) con una bizzarra preponderanza di ragazze (all'inizio avevo pensato di aver sbagliato film). Hanno fatto l'intervallo (sappiatelo: a differenza di Hellboy qui l'intervallo lo fanno a ragion veduta in quanto il film dura parecchio). E scusate se ho fatto la pazzia e non vi ho aspettato, ma checcazzo poi si sa come va a finire in questi casi.

venerdì 27 giugno 2008

Una volta ok, ma due... [Grazie Umberto!]

by Kecco


Zio ken.

O meglio, il povero ken non c'entra, e nemmeno neanche lo zio. Forse c'entrano i loro simili, ma non mi e' dato saperlo.
Pero' qualcuno c'entra. E quel qualcuno e' capace di scherzi "che neanche io so come"...

Ricapitoliamo:

1 - Mercoledi' 25, mattina. Mi sveglio e devo andare a prendere l'aereo a Mestre. L'aereo parte alle 11.30, check in fino alle 10.30-45. Partenza da casa prevista sulle 9.15: un'ora e mezza DOVREBBERO bastare per arrivare a Mestre. Di solito bastano.
Evidentemente no, quantomeno il 25 giugno, mattina.
Partenza dopo aver controllato la situazione traffico: tutto ok. Arriviamo al casello di PD ovest: insegna con"10 Km di coda tra Dolo e casello Mestre". Cazzo. Ok, proviamo la riviera del Brenta, se la coda si e' appena formata forse la riviera non e' ancora intasata. Si va, traffico lento e alcune lungaggini dovete a camion e vecchie su punto. sono le 10 e sono ancora a dolo. La vediamo dura, inizio a pensare il peggio... gia' mi immagino di rimandare il volo a chissa' quando e per quanto... Cmq siamo in ballo e balliamo. Ora 10.30 siamo sulla tangenziale di Mestre, trafficata ma si va avanti: danno 19 min per arrivare all'aeroporto. La vedo dura. Temo per il check in. Ore 11.00, Tessera. Scendo dalla macchina con il valigiame, Scatto ai check in. US Airways ovviamente e' il piu' lontano di tutti, corro come un mona, in mezzo a migliaia di persone... arrivo al banco 3. Non c'e' nessuno. Merda. Chiedo al banco vicino. "Hanno chiuso poco fa e stanno imbarcando". Chiedo ad un pulotto, non mi dà grandi speranze. Chiedo sempre piu' spossato e nervoso ad una addetta che mi manda velatamente affanculo vista l'ora e la mia pretesa di salire su un aereo. Io spiego che mi rode dover stare 40 min a vedere la scritta "volo 715 Philadelphia: ultima chiamata" e se non c'e' un modo per salire... ovviamente il problema e' che chiuso il check in chiuso con i bagagli e magari io ci sarei salito sull'aereo, ma i bagagli? Gia' li perdono in situazioni ordinarie, figuriamoci una cosi'... e poi dopo 3 giorni devo prendere altri aerei e spostarmi, non posso... Nel frattempo messaggio con amici e parenti che increduli dopo le solite cose chiudono con un "...ma allora vai al concerto?". E io: a sto punto!
To sum up: ho prenotato il volo per il giorno dopo con una penale di 100 euro; non poco ma neanche la fine del mondo per quello che immaginavo io. E vabbe', partiro' domani, intanto facciamo sta cazzata: direzione Stadio Meazza, Milano.

2 - Il pomeriggio del concerto e' gia' stato raccontato dal buon Nick. A parte il panico quando il bancomat sembrava volersi mangiare la mia carta (ancora) e complicare ulteriormente il mio espatrio, e' stato una gran giornata musicale. Il boss, anche per un profano come me, si e' dimostrato convolgente come pochi o forse nessuno sa fare, soprattutto a 60 anni. Tanto di cappello. E S. Siro in versione musicale e' al livello di S. Siro versione sportiva, anzi forse di piu'.
Torniamo nella notte, tardi. Vado a letto sulle 4; un po' di sonno e poi via a Mestre di nuovo, solo con maggior anticipo.

3 - 26 Giugno, mattina. Ore 8.15, sono in macchina, di nuovo, con mio padre direzione Tessera. Verso il casello di pd est informano di una coda tra lo stesso e quello di Dolo. Partono porchi, ma abbiamo tempo. Fortunatamente si risolve facilmente e per le 9.00 siamo sulla tangenziale. Ore 9.30 sono all'ingresso dell'aeroporto e mi dirigo al check in. Cerco con lo sguardo i personaggi del giorno precedente ma, per ora, non trovo nessuno. Mi faccio la mia coda per il mio turno di check in. Ore 9.45 l'addetto prende passaporto e biglietto... legge, mi chiede cosa vado a fare, rispondo "un corso". Sul passaporto c'e' la visa credo sia tutto a posto. "Ma il modulo I-20? Dov'e'?" "Non c'e'... non sapevo che servisse anche per l'ingresso... pensavo servisse all'ambasciata per la visa" "un attimo che chiedo". Panico, ma forse si trova una scapattoia. "Guardi, se non ha l'I-20 non puo' entrare negli USA, potremmo farla partire come turista ma poi alla dogana sono cazzi (non ha detto cosi', ndr). Si rischia molto"...e non e' il caso di rischiare alla dogana degli USA, non sono proprio "alla mano".
Merda. Merda. Merda...che faccio? No, non posso perderlo ancora... diventerei la barzelletta di tutto l'aeroporto...chiamo a casa. Me lo faccio portare. "Mamma, vai in camera da me e vedi se nella cartellina xyz c'e' un foglio blablabla con scritto I-20. Se lo trovi, portamelo subito". Nota: mia madre era a casa con mia nipote di 8 mesi. Il foglio c'e', bisogna trovare qualcuno che lo porti. Intanto dico a mio padre di ritornare a casa, che nel caso nessuno fosse disponibile magari lui riesce a fare avanti indietro in 60 minuti. Impossibile. Ma sono disperato. Ore 10.00, meno 40 alla chiusura del check in. C'e' speranza e rassegnazione. Qualcuno mi dice che fino alle 11.00 riescono a tenere aperto (e ieri? dove cazzo eravate?...non sarei partito lo stesso, non avevo il modulo, ma almeno me lo dicevate ieri e oggi non scleravo) il capo dice che chiudono alle 10.35. Chiamo Umberto, pare essere lui l'eletto. E' in strada, sta arrivando al casello di pd est. Ha tutto. Speriamo bene. Io intanto vago di fronte al check in... la coda si affievolisce fino ad esaurirsi... siamo rimasti io, gli addetti, il capoccia e 3 gialli che devono aver problemi di booking... il capoccia mi incrocia un paio di volte e mi chiede come sono messo... "E' partito, sta arrivando" "Noi chiudiamo alle 10.35", vaffanculo. Un signorina, ben piu' gentile mi conforta dicendo che riescono a tenere aperto fino alle 10.50-11.00. Grazie. Incrocio il ragazzo che il giorno prima mi aveva riprenotato il volo. Quasi non ci crede che sono nella merda ancora, solidarizza. Ore 10.25, chiamo Umberto: "Dove sei?" "Sono sulla tangenziale, danno 20 min fino all'aeroporto" "ok!", cazzo, a pelo, forse non ce la faccio ancora. Ore 10.45, il capoccia mi guarda malissimo, parla con altri alla radio e non capisco se si stiano riferendo a me. C'e' cmq ancora un banco aperto e 2 addette... i secondi passano, sudo freddo. Ovviamente poi dovrei andare in bagno e fare colazione "Faccio tutto dopo il check in, tanto avro' tempo" dissi alle 8.00 appena sveglio.
Ore 10.55, ci sono degli Americani che questionano con il capoccia per un problema, non li fanno salire... a me va bene, un diversivo gioca a mio favore, chiamo Umberto "Sono uscito dalla tangenziale, sono sul raccordo, sto arrivando", cazzo cazzo cazzo. Sta per arrivare, se mi chiudono adesso sarebbe la beffa delle beffe.
Ore 11.00. Squillo. "Sono qui". Io lascio i bagagli al check in, volo fuori, cerco Umberto, lo trovo a fatica (mi immaginavo la golf blu scura invece di grigia, chissa' perche'...delirio). Mi da' la cartellina, lo ringrazio - non abbastanza - e volo dentro. Nella cartella c'e' l'I-20, ok. Fanno il check in, mi danno il biglietto. "Si sbrighi che stiamo imbarcando". Io volo, il gate nord e' gia' chiuso quindi devo passare in quello centrale, quello con la coda infinita. Cazzo. Ripeto come un mantra "I'm sorry, my flight is leaving" e arrivo all'ispezione...passo sotto il metal detector con il cell acceso, figurati. Ok, non ho bombe neanche nel culo (o forse si'...) posso andare... volo al gate 17 (...), stanno imbarcando... potevo evitare il rush finale, ma tant'e'. Ce l'ho fatta!

4 - Il resto. In aereo faceva un freddo della madonna e non sono riuscito a dormire. 9 ore di volo sono abbastanza, per uno nelle mie condizioni. L'ipod crasha. Grazie, ci mancava anche questo. A Philadelphia mi fanno entrare senza problemi, sembra girare bene. Sono all'imbarco per il volo per S. Francisco, con calma. Potrei andare a mangiare qualcosa e in cesso, ma rimando a sull'aereo. Non ho mai cagato in alta quota, devo provarlo. L'imbarco e' alle 17.25, volo ore 17.55 (ora locale cioe' +6 rispetto a pd). Ore 17.25 iniziano ad imbarcare... ad un certo punto, l'operatrice sclera al telefono. E uno alla volta gli imbarcati ritornano al gate. Tempo 10 minuti e poi "Ci scusiamo ma il volo subira' un ritardo di 2 ore e mezza". Grazie. Grazie 1000. Non inveisco perche' oramai ne ho passate di peggio e colgo l'occasione per andare a mangiare qualcosa e a piazzare una bomba nei cessi dell'aeroporto. Dopo 2 ore ci imbarcano. Sull'aereo (freddo mortale anche li') ci dicono che dobbiamo aspettare altri aerei, siamo 30esimi nella coda delle partenze... bestemmie in tutto l'aereo. Io sono gia' riuscito a parlare con il buon Fabio (ex bostoniano, ora radiologo/scrubs a S.Francisco) di venire in aeroporto sulle 11.00. Partiamo, 5 ore di volo... tutto liscio tranne il freddo e la totale impossibilita' nel trovare una posizione comoda per dormire. Ho deciso che mi compro quelle pseudo ciambelle/collari e basta. E oltre a quello per il prossimo volo mi porto in cabina una giacca da montagna.
Ore 11.20 pm. Ora locale di S.Francisco (+9 rispetto a pd). Sono atterrato e aspetto il bagaglio. Fabio mi raggiunge. Grandi saluti, mi dice che la Spagna ha vinto 3-0 con la Russia, io non ci credo. Prendiamo il bagaglio e via, sulla sua Golf (da bravo "europeo") sulle strade di S. Francisco fino a casa sua in Vallejo St. centro citta'. Si chiacchiera poi in busta. Lui lavora io sono a pezzi e amen se ci perdiamo sulla cable tv Spagna Russia in differita.


...right now. Mi sono svegliato da un po'. Qui fa freddino, la tempo sta tra i 12 (notte) e 20 (giorno) gradi. Ora faccio colazione, mi doccio e poi esco in citta'. Stasera bisteccona americana.

See you later!

...ma anche, zio ken!


F

mercoledì 25 giugno 2008

Riuscirà il nostro eroe...

by pio1976
Ricvevo dal Dott. Nick e volentieri pubblico:

"Breve tentativo di riassumere le varie tappe del delirio.

Springsteen suona a Milano.

E allora? Allora è così.

Come disse un famoso giornalista americano: "Il mondo si divide in due categorie. Chi ha visto Springsteen dal vivo e chi no!" Lo sottoscrivo in pieno. Per me è il miglior performer che abbia mai visto. Un suo concerto è sempre qualcosa di magico.

Senza eccedere in iperboli: lui offre sempre tutto ciò ha. Il pubblico non aspetta altro. Si crea un'armonia e un crescendo che emozionano anche chi non è un fan sfegatato. A Milano questo poi si amplifica. E' una delle date del tour più attese, nella città dove ha sempre regalato momenti indimenticabili. Capirete il perché ci abbia fatto più di un pensierino!!!

Biglietti bruciati nel giro di poche ore. Io e il buon Checco ce la mettiamo via, dopo aver inseguito cmq tutte le piste possibili, da eBay a il mio giro di conoscenze altolocate. Non c'è verso.

Il buon Bonomini per la frustrazione decide di dare una svolta alla sua vita e prenota un aereo per l' America.

Io faccio di peggio.
Decido di sposarmi.
(Ok, questa era pessima!)

Se non fosse che il destino, sotto forma dell ottimo zio Patelli, decide di farmi uno scherzo birbone. Come sapete, il buon Ale mi recupera due biglietti last minute un giorno e mezzo prima dell'evento.
Faccio la pazzia e li compro.
Cazzo un pirla che venga con me lo troverò!

E' Springsteen per giove!!

Scopro che in realtà non è così semplice. Siamo reduci da una domenica di concerti all Heineken Jammin Festival. Il che ha lasciato delle tracce in tutti noi. Diciamocelo..ormai abbiamo una certa età, due concerti notturni nel giro di 3 giorni non sono una cazzabubbola. Inoltre non siamo più studenti sfaccendati e fancazzisti, cosicché organizzare un trip a Milano e ritorno in un giorno non è così agevole. Chi ha prove di canto e ballo, chi ha dei colleghi da coprire, chi ha moglie da coprire, chi è vecchio inside, chi è vecchio behind e non si riesce più a sedere. Insomma per farla breve: ho chiesto a mio padre, a mio zio e a mia sorella!

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nella foto qui sopra:
Nick si scervella in cerca di una soluzione

Martedì 24 ore 23.00.
Mia sorella Silvia acconsente a venire. Ha un esame la mattinata di mercoledì, quindi nel pomeriggio possiamo partire. E' molto contenta dell'opportunità che le offro. Guadagno mille punti bonus fratello che mi serviranno in futuro!

Mercoledì 25 ore 10.00
Annuncio ai colleghi che nel pomeriggio me la mocco e che sarò reperibile (forse) nella giornata di giovedì.

Mercoledì 25 ore 10.15
Silvia chiama. L'orale è slittato a giovedì.
Non può venire. Panico!

Mercoledì 25 ore 10.16 – 11.30
Messaggi a manetta. Le provo tutte, litigo con un paio di persone, cerco di instillare falsi complessi e sensi di colpa in persone a me molto vicine. Ma anche a gente che non vedevo da anni.
Niente da fare.
Non commuovo nessuno.
Sono nella merda.

Mercoledì 25 ore 11.30
Chiamo Nicola Bettiato. Lui è già biglietto munito. Ci mettiamo d'accordo per andare su in treno (almeno non mi sbatto ad andare e tornare da solo!!), poi cercherò di piazzare il biglietto in più da un cazzo di bagarino, mi vedrò il concerto da solo e torneremo assieme ai suoi amici.
E' il massimo che posso fare.

Mercoledì 25 ore 11.32
Sono ancora al telefono con l avv. Bettiato. Arriva un msg di Checco. Ha perso l'aereo causa code a Mestre. Dio benedica Mestre e chi l'ha inventata! Immagino sia lo stesso pensiero che hanno lui e Giorgio intrappolati in coda. Ora deve sentire quando gli parte il prossimo volo. Pensiamo la stessa cosa: magari riesce a farsi una scappata a Milano e tornare prima del prossimo volo.

Mercoledì 25 ore 11.40
Ansia.
Gli mando un msg per spronarlo. Non serve, ma lo faccio lo stesso. Più per rompergli le balle che per altro. Non vedo perché perdere le buone abitudini anche se va in un diverso continente.

Mercoledì 25 ore 12. CHECCO VIENE!!!

Stay tuned! Il resto dell'avventura lo saprete domani..


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