mercoledì 18 aprile 2012

[NON RECE] THE ARTIST: typography F A I L

by Unknown
Ieri sera ho finalmente visto The Artist.

Qui sopra: il protagonista indiscusso del film, e cioè il soriso maggico di Mandrake,
nell'interpretazione magistrale di Gianni Del Giardino.

Bla bla, bel film, bla bla, interessante operazione di questi tempi, bla bla, Jean Dujardin spacca, bla bla, una ricostruzione dell'epoca davvero perfet-STOCAZZO.

Già dai titoli di testa, infatti, ho iniziato a provare una sensazione strana: guardavo le immagini scorrere e, lentamente, la mia attenzione patologic maniacale per quei particolari, pressoché trascurabili per i più, stava mettendo in moto il mio tipografico senso di ragno.

Mi spiego meglio: il film è ambientato tra il 1927 e il 1932 circa, ma la componente tipografica del film sembra non essere del tutto coerente con i canoni e le tecniche tipografiche dell'epoca; alcune esempi, tra gli altri:

- Il font usato nei titoli di testa è un po' più anni'70 che anni '20, con le maiuscole che richiamano un po' l'Avant Garde (che è per l'appunto, del '70).
- Ci sono scritte, nei corridoi degli studios, in Helvetica, che come sanno anche i sassi in molti è un font nato nel 1957. Ma forse ho visto male, e sono in Arial (ancora peggio... 1982).
- Font come il Plaza (che è del 1975), l'ITC Anna (1991) sono usati nei poster che compaiono nel film, poster che oltrettutto, all'epoca, erano rigorosamente disegnati a mano, lettering compreso; nel film, invece, locandine e poster utilizzano font, e hanno una grafica tipica della fotocomposizione.

Insomma, finito il film mi sono detto: sì, ok film molto bello bla bla Jean Dujardin spacca bla bla il cane è davvero simpatico bla bla ma peccato davvero che l'attenzione all'aspetto tipografico non sia stata all'altezza del resto.

Poi mi sono anche detto: ma vediamo un po' se sono l'unico mona pazzo che si è accorto dell'enorme F A I L tipografico della produzione... e indovina un po'? Non sono l'unico malato il solo! Ho trovato infatti un gran bell'articolo di Christian Annyas che parla approfonditamente di alcuni degli aspetti che vi ho appena accennato (e di altri ancora).

Eccolo: link -> The Artist vs. The Lettering Artist

6 commenti:

Giacomo ha detto...

adoro questi tuoi post da seriel killer monomaniacale.

graz ha detto...

O_O

Nick ha detto...

Hai scordato di accennare almeno alla protagonista femminile. Eccezionale. Luminosa. Il concetto di bucare lo schermo si fà nuovo e si adatta a lei.

Film carino che vive esclusivamente sugli attori. Regista che punta sugli attori e non sui font delle locandine. Sulla costruzione di un film senza dialoghi - mica facile! - scorrevole e divertente, rischiando la perfezione, non raggiunta probabilmente per limite di budget piuttosto che di stile. (Le locandine fatte a mano tendono a costicchiare un po' di più!)

La tua non rece monomaniacale toglie spazio al divertissment che il cinema propone. Uno apre il tuo blog, legge il pezzo e cestina il film per due font sbagliati...non si fa!!

Unknown ha detto...

I dialoghi tecnicamente ci sono.
Solo che non si sentono.

Non ho detto che il film è una merda.

A me è piaciuto. Pure tanto.

Dico solo che se ti sforzi di fare un'opera di ricostruzione - dalla storia all'ambientazione fino alla TECNICA con cui fai il film - e poi mi cadi sui particolari, a me cadono le palle (mi francesizzo anch'io).

Dubito che nel budget di un film del genere non potessero rientrare le locandine fatte a mano. Non dico giri di rotativa per stampare i Variety con i caratteri mobili, ma un paio di poster disegnati a mano dai su...

E Berenice Bejo ti piace solo perché ha i capelli corti!!! :)

Nick ha detto...

Uhhh, colpo basso! No, mio giovane Paddawan, non ho detto che la Bejo è una figacolbotto e non ho detto che sia brava, dico che è LUMINOSA e BUCA LO SCHERMO.

Non mi lascio fuorviare da un capello corto per decidere la bravura o la rilevanza della protagonista femminile, sono un professionista!

Potrei sbagliare ma il film è francioso di budget e produzione, poi gli ammmericani se ne sono appropriati e lo hanno coprodotto, ma a film praticamente chiuso e tagliato. Non ci giurerei e non ho tempo ora di googleare, però mi pare di ricordare qualcosa del genere.

Questo spiegherebbe perchè non pagare tre stagisti per dipingere un poster a mano, piuttosto che pagarne uno con conoscenza base di Adobe per farlo al pc.

Katia S. ha detto...

Un po' come nel Gladiatore, dove gli strilloni dell'epoca esibivano i volantini degli incontri freschi di ciclostile :-)

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